NEWS DI MARZO 2017

 

NOTIZIE DALL'UE SULL'AMBIENTE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

Bruxelles, 31 marzo

Bruxelles severa con la Brexit  sui temi ambiente e clima.

Il  parlamento di Bruxelles ha elaborato le linee guida per i negoziati, che saranno fissate definitivamente il 29 aprile dal Consiglio europeo, proprio mentre si ufficializzava la Brexit.

Nella bozza di risoluzione sulla Brexit si legge che “ogni futuro accordo tra l’Unione Europea e il Regno Unito è condizionato al rispetto degli standard previsti dalla legislazione e dalle politiche UE, tra gli altri nei campi dell’ambiente e dei cambiamenti climatici”.

L’UE appare piuttosto rigida in queste fasi preliminari dei negoziati (che saranno tutelate dalla Corte europea); l’accordo che sarà raggiunto dovrà ottenere il via libera da una maggioranza qualificata di Stati membri (il 72% in rappresentanza di almeno il 65% della popolazione), e poi ricevere l’ok dal parlamento.

In un documento preparatorio si sottolinea tra l'altro che “l’attuale legislazione che prevede impegni (di natura finanziaria, ambientale o politica) non può semplicemente scomparire il giorno dopo la Brexit”.

A rischio è considerata per esempio  l’adozione, all’interno dell’ordinamento della Gran Bretagna, di disposizioni comunitarie come le direttive Habitat e Uccelli, ma sono in bilico anche altre norme, tra cui quelle relative alla qualità dell’aria.

da rinnovabili.it

 

 

Bruxelles, 28 marzo

Ancora un record negativo per l'Italia: è in fondo alla classifica UE per le politiche taglia emissioni.

Le due Ong Transport and Environment e Carbon Market Watch hanno esaminato la posizione di ogni Stato rispetto all’Effort Sharing Regulation (la proposta legislativa redatta dalla Commissione Europea per suddividere a livello nazionale l’obiettivo comunitario di riduzione delle emissioni di gas serra del 40% entro il 2030 rispetto al 1990); in seguito alle  ultime posizioni espresse dai Paesi attraverso documenti pubblici, dichiarazioni ministeriali e dai materiali presentati all’ultimo gruppo di lavoro sull’ambiente,  le ONG hanno tratto la loro classifica, dove l'Italia è al ventesimo posto, mostrandosi incapace e impreparata  rispetto all’Accordo sul clima di Parigi; come al solito le migliori della classe sono la Svezia , la Germania e la Francia.

Sono in particolare due gli elementi a sfavore del nostro Paese: il Land Use Loophole ossia la scappatoia della gestione forestale e lo Starting point, il punto di partenza per la riduzione delle emissioni: nel primo caso l’Italia cerca di ottenere che i crediti emissivi legati alla gestione forestale rientrino nel calcolo della riduzione; inoltre l'Italia cerca di impostare lo starting point radicalmente sopra le emissioni attuali, mentre la proposta della Commissione prevede come punto di partenza la media della CO2 emessa negli anni 2016-2018.

da rinnovabili.it

 

 

Bruxelles, 27 marzo

CCS (Carbon Capture and Storage):  sarà la nuova tecnologia del “carbone pulito” in Europa?

I big degli idrocarburi  definiscono tale tecnologia“essenziale” per raggiungere l’80-95% dell’obiettivo di riduzione delle emissioni.

L'Europa sembra legittimare la tecnologia dimostrandolo anche in occasione dell'l’Assemblea generale del CCS ospitata dall’eurodeputato Lambert van Nistelrooij al Parlamento Europeo; l’evento – dal titolo “Unlocking Clean Growth Through Carbon Capture and Storage”- ha esplorato il ruolo della CCS nella riduzione delle emissioni di anidride carbonica in Europa. La Zero Emission Technology and Innovation Platform (ZEP),  organizzatrice  dell’evento, ha rivelato che in almeno 10 Paesi la tecnologia di sequestro della CO2 sarà “essenziale per conseguire l’obiettivo di riduzione delle emissioni dell’80-95% come stabilito l’UE 2050 Energy Roadmap”.

Tuttavia, alcuni esperti, come Mike Barnard, ricercatore dell’Energy and Policy Institute (EPI), sostengono che le tecniche CCS “non saranno mai economicamente sostenibili rispetto alle alternative. La necessità di utilizzare  un’infrastruttura di distribuzione dei combustibili fossili maggiore di quella attuale si tradurrebbe in un costo dell’elettricità quattro o cinque volte più alto”.

da rinnovabili.it

 

 

Bruxelles, 27 marzo

L'ONU critica l'Ue: non garantirebbe l’accesso alla giustizia ambientale.

L’accesso alle informazioni, la partecipazione del pubblico ai processi decisionali e l’accesso alla

giustizia in materia ambientale sono disciplinati a livello internazionale dalla cosiddetta "convenzione di Aarhus", sottoscritta ad Aarhus (Danimarca) nel 1998 sotto l’egida dell’UNECE (Comitato Economico per l’Europa delle Nazioni Unite).

Questa convenzione è vincolante per le istituzioni e gli organi comunitari ed è stata attuata con il regolamento (CE) n. 1367/2006, noto anche come “regolamento di Aarhus”. Il regolamento di Aarhus è stato a sua volta applicato con le due decisioni della Commissione 2008/50/CE e 2008/401/CE, Euratom.

Oggi 15 ONG attive su clima e ambiente chiedono alla Commissione europea di rivedere il Regolamento: secondo le ONG attualmente il regolamento di Aarhus del blocco non consente azioni legali contro le decisioni di “portata generale”. Il che rende più difficile opporsi a iniziative che potrebbero interessare un numero elevato di organizzazioni o imprese.

La stessa UNECE in una raccomandazione adottata lo scorso 17 marzo accusa l’UE di non esser riuscita a rispettare la Convenzione, di cui è firmataria.

da rinnovabili.it

 

 

Bruxelles, 24 marzo

Pesticidi dannosi per api e impollinatori:da Bruxelles lo stop definitivo?

Sembra quasi definitivo il divieto da parte della Commissione dei neonicotinoidi (pesticidi dannosi per api e impollinatori). Il Guardian ha rivelato che sarebbe pronta una bozza Ue in cui cita, tra le ragioni della scelta, “alti e acuti rischi per le api”.

Già nel 2013 l’Agenzia europea per la sicurezza alimentare (EFSA) aveva aspramente valutato l'uso del  thiamethoxam (prodotto da Syngenta), il clothianidin e l’imidacloprid (entrambi prodotti da Bayer), creando poi una moratoria che ne restringe l’uso in via precauzionale, ma solo nel caso di applicazione spray sulle colture. L’Agenzia Ue rilevò, con uno studio del 2015, che «sono stati identificati gravi rischi o non è stato possibile escluderli».

La nuova proposta, invece, prevede il divieto totale di usare pesticidi a base di neonicotinoidi su qualsiasi coltura di campo; l’eccezione: potranno essere utilizzati soltanto nelle colture di serra. La bozza, al momento allo studio della Commissione, potrebbe essere presentata già a maggio e entrare in vigore nel giro di pochi mesi.

da rinnovabili.it

 

 

Stoccolma, 24 marzo

Lotta al cambiamento climatico: si può fare con la “legge del carbonio”...?

Un noto gruppo di scienziati ha presentato uno studio sulla rivista Science sostenendo che  esiste una “legge del carbonio” che ricalcherebbe la legge "informatica"di Moore, secondo cui il ritmo dell’innovazione fa raddoppiare il numero di transistor in un singolo chip ogni 18 mesi; tale legge fotografa la crescita esponenziale delle energie rinnovabili.

Johan Rockström dell’università di Stoccolma e primo autore dello studio dichiara: «Siamo già all’inizio di questa traiettoria. Nell’ultimo decennio, la quota di rinnovabili nel comparto energetico è raddoppiata ogni 5,5 anni. Se il raddoppiamento continua di questo passo, i combustibili fossili saranno fuori dal comparto energetico ben prima del 2050».

Gli scienziati pensano dunque che già alla metà del secolo si potrebbe ottenere un numero di emissioni pari quasi a zero, raggiungendo così  gli obiettivi sul clima sanciti con la ratifica dell’Accordo di Parigi.

da rinnovabili.it

 

 

24 marzo

Curiosità: su Marte si potranno coltivare le patate?

Secondo un esperimento dell'International Potato Centre (Cip) di Lima in collaborazione con la Nasa e l'Università di Ingegneria e Tecnologia (Utec) di Lima, le patate possono crescere anche su Marte.

La patata potrebbe essere la coltura ideale per svilupparsi anche in condizioni atmosferiche estreme e ostili; le patate sono state piantate in un ambiente ermetico contenuto in un satellite miniaturizzato, il CubSat, dove sono state ricreate le condizioni climatiche dell’ambiente marziano, per temperature, livelli di pressione dell’aria, ossigeno e anidride carbonica; alla fine è stata erogata acqua ricca di sostanze nutritive.

Un parere diverso viene da un articolo pubblicato su Scienze-Naturali.it, secondo il quale, poichè le patate si sono evolute in condizioni ambientali tipiche della Terra, attualmente non possiamo conoscere le reazioni del tubero in condizioni extraterresti," tali da poter generare fitopatie da stress ambientali o collassi colturali per cause non prevedibili".  Inoltre la nostra salute potrebbe essere messa a rischio dalla presenza dei composti perclorati sul suolo di Marte, che sono altamente tossici favorendo l’assorbimento dello iodio nel corpo umano (pensiamo alla funzionalità della tiroide).

Sempre secondo l'articolo, essendo Marte più piccolo della Terra, l’atmosfera marziana è più rarefatta, riducendo la quantità di azoto, indispensabile ai vegetali.

da alternativasostenibile.it

 

 

Parigi, 23 marzo

Rinnovabili marine: la Francia intensifica il loro sviluppo.

La Normandia e la Bretagna sono attualmente presentate dal ministero dell'ambiente francese come le due zone di mare dove verranno attuati i nuovi progetti di energia dalle maree; il ministro dell’Ambiente Segolene Royal ha dichiarato che il governo sosterrà la competizione degli  sviluppatori per la  definizione delle migliori offerte. Per quanto riguarda la Normandia, già nel 2014 le società DCNS e EDF EN, dopo l'approvazione dell'Ue, hanno sviluppato il progetto pilota Normandie Energie PiloTe HYDrolien , che prevede l'utilizzo di sette macchine da due megawatt di potenza ciascuna e 16 metri di diametro a Raz Blanchard.

Ora l'obiettivo di Parigi è quello di istallare in sette anni cento megawatt elettrici da ottenere con impianti di sfruttamento dell’energia di onde e maree  e di eolico galleggiante.

Una curiosità: la baia di Fundy in Canada e le isole Orcadi scozzesi rappresentano le altre zone con il maggior potenziale di energia dalle maree sfruttabile a livello commerciale.

da rinnovabili.it

 

 

Roma, 22 marzo

Mercato libero dell'energia: le famiglie italiane sembrano ancora scettiche...

Secondo il "Monitoraggio dei mercati retail" dell’AEEGSI l'attuale tendenza delle famiglie italiane rispetto al mercato libero delle energie (attivo in Italia dal 2012) è quella di rimanere o tornare nel servizio tutelato, che prevede il costo in base alle condizioni prevalenti nel mercato all’ingrosso; nel 2015 poco meno di un terzo si è approvvigionato sul mercato libero (32%). Diversamente le piccole imprese si sono rivelate più fiduciose  verso le offerte del mercato libero.

Un deterrente è rappresentato anche dai costi maggiorati sia settore elettrico che in quello del gas : secondo l’Authority " le offerte del mercato libero sono spesso caratterizzate dalla presenza di ulteriori servizi collegati alla fornitura e non presenti nei regimi di tutela (che, come noto, non presentano servizi aggiuntivi rispetto al kWh/m3)-nel biennio 2014‐ 2015 la spesa sostenuta dai clienti domestici sul mercato libero sembra essersi attestata su valori mediamente più elevati rispetto a quelli nei regimi di tutela".

da rinnovabili.it 

 

**********

 

News fornita da Coldiretti

VOTO 27 MARZO SULL'APPROVAZIONE DEI DUE OGM MAIS 1507 E Bt 11 E SUL RINNOVO DI AUTORIZZAZIONE PER IL MAIS MON810.

Alla seconda votazione degli Stati membri dello scorso 27 marzo sull’approvazione dei due nuovi OGM mais 1507 e Bt 11 nonché sul rinnovo di autorizzazione per il mais MON810, la Commissione europea si è trovata di fronte ad un netto rifiuto che, sebbene non sufficiente a raggiungere la maggioranza qualificata, è comunque espressione di una chiara opposizione agli OGM, anche tenuto conto del prossimo effetto Brexit.

Si riportano di seguito gli orientamenti degli Stati votanti:

Per il mais MON 810

14 Stati hanno votato contro: AT, BG, CY, DK, EL, FR, IE, IT, HU, LT, LU, LV, PL, SI, rappresentanti il 43.29% della popolazione europea,

8 Stati hanno votato a favore: CZ, EE, ES, FI, NL, RO, SE, UK rappresentanti del 34.45%

6 Stati si sono astenuti: BE, DE, HR, MT, PT, SK, rappresentanti il 22.26%

 

Per i mais 1507 e Bt 11

16 Stati hanno votato contro: AT, BG, CY, DK, EL, FR, HU, IE, IT, LT, LU, LV, PL, PT, SI, SE rappresentanti il 47.27% della popolazione europea

6 hanno votato a favore: EE, ES, FI, NL, RO, UK, rappresentanti il 30.45%

6 si sono astenuti: BE, CZ, DE, HR, MT, SK rappresentanti il  22.28%.

 

 

**********

 

NEWS DALL'UE

A cura di Caterina Aloi, Redazione Foroeuropa

 

UE: I CITTADINI POTRANNO DENUNCIARE ANONIMAMENTE VIOLAZIONI ANTITRUST

La Commissione Europea ha varato il 16 marzo un nuovo strumento attraverso il quale un privato cittadino potrà contribuire in forma anonima, grazie ad un servizio di messaggistica criptato e sicuro, alla lotta contro i cartelli e altre pratiche anticorrenziali come gli accordi sui prezzi o sulle offerte nelle gare d’appalto, la mancata immissione dei prodotti sul mercato o l’esclusione dei concorrenti. Questo permetterà di interagire direttamente con l’antitrust che potrà richiedere ulteriori informazioni se lo riterrà necessario.

Fonte: Ansa 

 

 

SENTENZA CORTE DI GIUSTIZIA UE: VIETARE IL VELO SUL LUOGO DI LAVORO NON È DISCRIMINATORIO

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea doveva pronunciarsi su due ricorsi (Sentenza C-157/15 Sentenza C-188/15), uno del Belgio ed uno della Francia, presentati da due donne musulmane che si sono sentite discriminate dal proprio datore di lavoro che vietò loro di portare il velo e che comportò il licenziamento poiché non rispettarono le regole interne della propria azienda. Con la sentenza del 14 marzo la Corte ha però stabilito un quadro preciso entro il quale questo tipo di divieto può essere attuato senza essere discriminatorio: è cioè necessario che il divieto di indossare un velo islamico derivi da una norma interna di un’impresa privata che obblighi a non indossare in modo visibile qualsiasi segno politico, filosofico o religioso sul luogo di lavoro. Questa regola interna, cioè, non deve avere a che fare con una determinata confessione religiosa o con una persona in particolare, ma con una più generale politica di neutralità dell’azienda. Nella sentenza si rileva però che il divieto può invece costituire una discriminazione indiretta qualora venga dimostrato che l'obbligo apparentemente neutro da essa previsto comporta, di fatto, un particolare svantaggio per le persone che aderiscono a una determinata religione o ideologia.

 

 

VERTICE UE: COMPLETARE L’UNIONE BANCARIA

Emerge dalle conclusioni del Presidente del Consiglio europeo, a seguito del vertice Ue del 10 marzo scorso, l’importanza di proseguire le riforme strutturali volte a modernizzare le nostre economie e la necessità di rafforzare le finanze pubbliche, promuovere gli investimenti anche attraverso l’estensione in tempi rapidi del Fondo europeo per gli investimenti strategici in modo tale da poter combattere la disoccupazione. 

I 27 Paesi membri hanno ribadito la necessità di completare l’Unione bancaria in termini di riduzione e condivisione dei rischi nel settore finanziario e hanno ricordato "l'importanza della cooperazione internazionale nella concezione di norme prudenziali e di vigilanza comuni per i servizi finanziari".

Fonte: Ansa

 

**********

 

NEWS DALL'UE SULL'AMBIENTE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

Roma, 13 marzo

Novità per la VIA (valutazione d’impatto ambientale): tempi più brevi e maggiore omogeneità fra le norme a livello regionale.

Il Consiglio dei Ministri ha approvato, su proposta del Presidente Paolo Gentiloni e dei ministri competenti, il decreto di recepimento, che va ad aggiornare l’attuale normativa in materia di VIA.

Da oggi le regole della valutazione d’impatto ambientale già contenute nella direttiva 2011/92/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, fanno parte anche della legislazione italiana.

Le nuove norme sulla Valutazione di Impatto Ambientale (VIA), elaborate a livello europeo, allargano a livello transfrontaliero i problemi ambientali dei progetti realizzati nell'Ue, dall’inquinamento alla produzione di rifiuti.

Il provvedimento riduce drasticamente i tempi e armonizza i principi per la valutazione dell’impatto ambientale dei progetti; il proponente potrà richiedere, in alternativa alla VIA ordinaria, il rilascio di un “provvedimento unico ambientale”, che coordini e sostituisca tutti i titoli abilitativi o autorizzativi riconducibili ai fattori ambientali. Sono state introdotte regole uniformi su tutto il territorio nazionale e rivisti i compiti amministrativi tra Stato e Regioni.

In casi eccezionali "si potrà esentare in tutto o in parte un progetto specifico dalle disposizioni della VIA, qualora l’applicazione “incida negativamente sulla finalità del progetto”, ma “a condizione che siano rispettati gli obiettivi” delle norme europee e che si informi la Commissione Europee, ogni due anni, a decorrere dal 16 maggio 2017 in merito ad ogni applicazione dell’esenzione."

da:rinnovabili.it

 

 

13 marzo

La Commissione Ue è soddisfatta dell'applicazione della direttiva Cov-II  sul recupero dei vapori nocivi di benzina.

La direttiva Ue Cov-II  era stata necessaria per assicurare il recupero dei vapori nocivi di benzina (composti organici volatili (Cov), che causano problemi di salute e danni alla vegetazione), che rischiavano di essere emessi nell’atmosfera durante il rifornimento dei veicoli a motore.

Tale direttiva, secondo una relazione della Commissione Ue al Parlamento e al Consiglio, è risultata efficace e generalmente ben applicata dagli Stati membri.

Inoltre, grazie alla riduzione degli effetti nocivi sulla salute e sull’ambiente, sono stati ottenuti risparmi stimati tra 92 e 270 milioni di euro, mentre i benefici finanziari derivanti dalla vendita della benzina recuperata stimati a 77 milioni di euro. I costi annuali per il capitale e la manutenzione sono stati stimati a 199 milioni di euro e quelli amministrativi e di conformità a 13 milioni di euro.

Le regole per il fabbricante consistono nella certificazione delle apparecchiature, che devono avere la capacità di catturare almeno l’85% dei vapori di benzina. La loro efficienza deve essere testata almeno una volta all’anno o una volta ogni tre anni se la stazione di servizio è munita di dispositivi di controllo automatico.

La direttiva è stata recepita nel diritto nazionale da tutti gli Stati membri, anche se in alcuni casi in ritardo, per cui nel marzo 2012 sono state avviate procedure d’infrazione (poi chiuse l’anno dopo) nei confronti di 11 Stati membri fra cui anche l’Italia.

Ad oggi il 72% di tutte le stazioni di servizio dell’Ue è attualmente dotato di sistemi di fase II.

da:greenreport.it

 

 

10 marzo

L'economia circolare e riduzione del carbonio: è possibile una sinergia?

Attualmente nella strategia per lo sviluppo sostenibile è prevista un’economia a basso contenuto di carbonio (Low-Carbon Economy) e circolare (Circular Economy); ciò è confermato da due Comunicazioni della Commissione Ue:

1- la Comunicazione “Una tabella di marcia verso un’economia competitiva a basse emissioni di carbonio nel 2050” (8 marzo 2011), nella quale la Commissione Europea ha delineato la strategia dell’Unione Europea per la lotta globale ai cambiamenti climatici. Fondamentale in questo senso per l'Europa è ridurre drasticamente entro il 2030 e il 2050 le emissioni di gas serra, tenendo presente tuttavia il mantenimento della competitività dell’economia europea;

2- per quanto riguarda l’economia circolare la Comunicazione “L’anello mancante – Piano d’azione dell’Unione europea per l’economia circolare” (2 dicembre 2015); nel testo vengono evidenziati i contributi di un’economia circolare alla riduzione delle emissione di gas serra: l'aumento della vita dei prodotti, il loro relativo riuso e riciclo ridurrà notevolmente l’utilizzo di energia (e le corrispondenti emissioni di CO2) per l’estrazione di materiali vergini e per la manifattura dei beni la cui vita utile è ora allungata.

C'è tuttavia da non ignorare che il rallentamento del tasso di ‘rinnovamento’ dei beni durevoli implica un sostanziale aumento dell’uso di energia per l’utilizzo di tali beni e quindi un aumento delle emissioni di CO2. Ecco perchè è in atto la sfida da parte dell'economia circolare di conciliare la chiusura del ciclo dei materiali e l’allungamento della vita utile dei prodotti sfruttando i rapidi miglioramenti nell’efficienza energetica e ambientale nella fase di ‘utilizzo’ dei prodotti stessi

da:greenreport.it

 

 

10 marzo

Brutte notizie per il futuro del mare: tra 15 anni il 60% dell’oceano subirà terribili danni a causa delle emissioni.

Dallo studio “Rapid emergence of climate change in environmental drivers of marine ecosystems”, pubblicato su Nature Communications“ guidato dal National Oceanographyc center (Noc) emerge che «Con appena 15 anni in più delle attuali emissioni, oltre la metà degli  oceani del mondo saranno esposti a più di una fonte di stress, che colpirà tutto, dalle piante più piccole alle balene più potenti. Entro il 2050, questa cifra salirà a circa l’86% del mare».

Il cambiamento climatico avrà conseguenze pessime anche sulle azioni positive per l'uomo da parte del mare: la produttività (la pesca), la regolazione del clima terrestre e l'assorbimento della CO2 atmosferica.

Potremmo rallentare di venti anni tutto ciò attraverso le misure di mitigazione del cambiamento climatico, delineate nel rapporto dell’ Intergovernmental panel on climate change (Ipcc), che potrebbero ridurre al 34% lo stress oceanico nei prossimi 15 anni.

L'autrice dello studio, Stephanie Henson, del Noc, conclude: «La comprensione di come l’ecosistema marino potrebbe rispondere a questi cambiamenti è la prossima grande domanda per l’oceanografia. Questo studio dimostra che l’ambiente fisico dell’oceano sta cambiando rapidamente e fa parte dei compiti del NOc continuare la  ricerca sul futuro dell’oceano».

da:greenreport.it

 

 

10 marzo

Aree protette in Italia: Ermete Realacci promette che saranno sempre più " protagoniste dello sviluppo del Paese".

Ermete Realacci, presidente della  Commissione ambiente territorio e lavori pubblici della Camera, annuncia che la Commissione da lui presieduta «ha quasi terminato l’esame della legge di riforma dei Parchi, di cui è relatore il collega Borghi» , rispondendo anche all’allarmato comunicato congiunto emesso ieri da Cts, Italia Nostra, Lipu, Marevivo, Mountain Wilderness, Pro Natura, Sigea e Wef.

Secondo Realacci «Nel passaggio in Commissione sono stati rafforzati l’impianto originario della legge 394/91 e il ruolo delle Aree protette anche rispetto al testo varato al Senato. Tra i punti qualificanti c’è la reintroduzione del piano triennale, uno strumento di programmazione nazionale per tutto il sistema, con priorità nei finanziamenti per le aree protette regionali e marine. Per garantire maggiore trasparenza sono previsti la selezione pubblica per la nomina dei direttori dei Parchi Nazionali e requisiti più rigorosi per la scelta dei presidenti. Inoltre sarà il ministero dell’Ambiente ad emanare le linee guida per la nomina dei direttori delle Aree Marine Protette... ».

da:greenreport.it

 

 

Strasburgo, 10 marzo

Biodiesel: l'olio di palma sparirà entro il 2020.

La Commissione Ambiente dell’Europarlamento ha approvato la relazione della parlamentare Kateřina Konečná (GUE / NGL) in cui si chiede a Bruxelles nuove misure per promuovere la coltivazione responsabile di olio di palma.

La  Commissione europea è stata invitata  a eliminare gradualmente l’uso di questo prodotto come componente del biodiesel “al più tardi” entro il 2020. Secondo i legislatori europei “La coltivazione di olio di palma nel corso degli ultimi 20 anni è stata la causa del 20% della deforestazione globale”, ... nel 2014, il 46% di tutto il prodotto importato in Europa è stato utilizzato come carburante per i trasporti. "

La relatrice ha commentato: “Il problema è molto complesso e ha diverse ramificazioni”...e non riguarda solo l’ambiente, ma comprende anche questioni di sviluppo, lavoro forzato, diritti degli indigeni, problemi sociali, erosione del suolo e così via. Le grandi multinazionali svolgono un ruolo importante nel favorire questi problemi e devono assumersi la responsabilità”.

Indonesia e Malesia sono i paesi dove entro il 2050 è previsto il raddoppio della domanda...

da:rinnovabili