Diplomazia migratoria e sviluppo in Africa subsahariana: una nuova sfida per l’Unione Europea
EDITORIALE N.1/2026
Autore: Prof.ssa Alessandra De Rose-Prof.ssa Cristina Giudici
Mentre le statistiche sugli sbarchi e sui flussi di richiedenti asilo continuano a catalizzare l’attenzione dei Governi e dell’opinione pubblica europea, la recente comunicazione della Commissione sulla strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione[1], che attribuisce un ruolo centrale alla diplomazia migratoria,richiama l’attenzione sui processi globali di sviluppo e sulle loro ripercussioni in termini di mobilità delle popolazioni, offrendo una nuova chiave di lettura strutturale e di lungo periodo delle politiche europee in materia di migrazioni internazionali.
Il panorama migratorio europeo si inserisce in un contesto di formidabile espansione della popolazione mondiale, che trova le sue origini in una vera e propria rivoluzione[2], conosciuta sotto il nome di transizione demografica, che corrisponde al passaggio da una situazione di elevata natalità e mortalità ad una in cui questi parametri si riducono profondamente, sotto l’effetto dello sviluppo economico, dei progressi sociali e culturali, delle scoperte in campo medico e sanitari, del cambiamento negli stili di vita. Nel corso di questa transizione le strutture demografiche si modificano profondamente, con la diminuzione progressiva delle giovani generazioni e l’incremento relativo delle generazioni più anziane: è l’avvio del processo di invecchiamento demografico.
La transizione demografica ha interessato con velocità e ampiezze variabilile diverse aree del mondo, che si trovano oggi tra due estremi: da una parte i futuri protagonisti della crescita demografica del pianeta, dall’altra i paesi che hanno oramai concluso la transizione, e che vedono diminuire il loro peso demografico nel contesto mondiale.
Guardando all’Europa e all’Africa, queste tendenze appaiono chiare. Da una parte la vecchia Europa (EU27), con i suoi 451 milioni di persone all’1.1.2025[3], di cui un quarto supera i 60 anni e solo una persona su 5 ha meno di vent’anni e il cui declino demografico è iscritto nella stagnazione dei tassi di fecondità, che si mantengono costantemente sotto i livelli di riproduttività, con pochissime eccezioni. Qui le dinamiche migratorie interagiscono con la struttura demografica, modificandola e attenuando il processo di decrescita e di invecchiamento[4].
Dall’altra la giovane Africa che sta attraversando nel suo complesso la fase esplosiva della transizione demografica, cioè quella fase nella quale si ha un notevole accrescimento della popolazione dovuto all’aumentata sopravvivenza di coorti che si mantengono numerose.L’Africa subsahariana, in particolare, raccoglie il 14% della popolazione mondiale ed è destinata a toccare il 22% nel 2050. La crescita demografica nella Regione è infatti la più rapida al mondo (con un incremento medio annuo pari a circa 2,5%), con il 60% della popolazione costituito da giovani sotto i 25 anni. Anche dal punto di vista economico e sociale, la Regione rimane l’area più svantaggiata a livello globale[5], ulteriormente destabilizzata da conflitti etnici, religiosi o regionali, e crisi ambientali e sanitarie che alimentano un’importante mobilità interna e internazionale, volontaria o forzata[6].In questo contesto, uno degli effetti più visibili del ritardo nella transizione demografica dell’area è sicuramente il forte aumento della disoccupazione tra i giovani che si affacciano sempre più numerosi sul mercato del lavoro. Si tratta di una tendenza destinata ad acuirsi, e che costituisce un importante fattore di spinta alla migrazione.
Alla luce dello scenario demografico globale, e alla complessità di un fenomeno che è intrinsecamente transnazionale, diventa evidente l’inadeguatezza di un approccio alla questione migratoria concepito esclusivamente su base nazionale. L‘Europa è infatti oggi protagonista di una migrazione non solocongiunturale, non solo di crisi, ma che è diventata unelemento strutturale della popolazione edell’identità europea. Allo stesso momento, al di là delle frontiere esterne, è evidente l’espressione di unadomanda di acquis communautaire, di valori, dipace, di democrazia, di rispetto diritti dell’uomo,ma anche di cooperazione, di cultura della solidarietà e delladiversità.
Nel quadro della definizione delle priorità politiche dell’Unione Europea in materia di asilo e migrazione per il prossimo quinquennio, la citata comunicazione della Commissione sulla strategia europea per la gestione dell’asilo e della migrazione[7] attribuisce un ruolo centrale alla diplomazia migratoria, considerata uno strumento fondamentale per prevenire i flussi irregolari, proteggere le persone in fuga da guerre e persecuzioni e rafforzare la competitività degli Stati membri attraverso l’attrazione di talenti provenienti da paesi terzi. La Comunicazione richiama inoltre l’esigenza di adottare un approccio integrato alla gestione dei flussi migratori, che tenga conto dell’intero percorso dei migranti e coinvolga in modo coordinato i paesi di origine, di transito e di destinazione[8].
In coerenza con questo orientamento strategico, e con l’obiettivo di promuovere la creazione di una rete di ricerca africana ed europea sulle migrazioni internazionali — valorizzando il ruolo delle università quali attori di diplomazia accademica — la Sapienza Università di Roma coordina il progetto Migration Action Plan for sub-Saharan Africa: Developing policy-orientedresearch on Migration and Displacement in the Sub-SaharanRegion (MAPS). L’iniziativa è cofinanziata dall’Unione Europea nell’ambito dello strumento NDICI–Global Europe[9]ed è volta ad orientare ed informare la risposta dei governi rispetto alla sfida delle migrazioni, attraverso la creazione di una rete di ricerca africana ed europea, che affronti in maniera globale, interdisciplinare ed intersezionale la complessità dei fenomeni in cui si inserisce il tema delle migrazioni.
Infatti, le diseguaglianze globali, le crisi ambientali, l’emergenza dei conflitti e le loro implicazioni per le popolazioni che ne sono vittime sono fenomeni interconnessi, che vanno affrontati nella loro complessità e richiedono risposte anch’esse complesse. Il progetto MAPS prevede la costruzione di un partenariato tra Università ed enti di ricerca europei ed africani[10] volto a promuovere la formazione e il dibattito sulle migrazioni nell’ambito dello sviluppo sostenibile.
Attraverso l’estensione del partenariato a diversi enti di ricerca in Kenya, Uganda, Tanzania, Etiopia, Sud Sudan, Senegal, Guinea, Costa d’Avorio, Burkina Faso e Sud Africa, il progetto promuove la ricerca accademica interdisciplinare e il dialogo istituzionale attraverso un approccio multilivello (regionale, nazionale e locale) su quattro assi tematici – People, Planet, Prosperity e Peace — che permettono di leggere le migrazioni in chiave multidimensionale, considerando fattori di vulnerabilità individuale (età, genere, status sociale), impatti ambientali e climatici, percorsi di inclusione socio-economica (istruzione, lavoro, salute), e infine questioni di governance dei flussi, gestione dei conflitti e difesa dei diritti umani.
In ultima analisi, ponendo al centro delle priorità la cooperazione con i paesi partner, questo poderoso impianto di collaborazioni scientifiche si inserisce a pieno titolo nel complesso percorso di costruzione di una politica europea comprensiva e condivisa in materia di migrazioni, che deve rassicurare i cittadini sul fatto che le frontiere europee sono gestite in modo efficace, segnalando al contempo al mondo che l’Unione europea è un attore globale assertivo, competitivo e strategico, pronto a plasmare la mobilità secondo le proprie condizioni in un mondo sempre più interconnesso.
[1], EU, COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL European Asylum and Migration Management Strategy, Brussels, 29.1.2026 COM(2026) 45 final
[2]A. Landry, La révolution démographique, études et essais sur les problèmes de la population, Paris : recueil Sirey, 1934.
[3][demo_pjan] Population on 1 January by age and sex
[4]Ambrosetti, Elena, and Cristina Giudici. “L’Europe rajeunie par ses migrants.” Revueprojet 335.4 (2013): 32-38.
[5] UN Human Development Report 2023/24
[6]La Regione ospita ben il 46% degli sfollati interni del pianeta (34 milioni di persone), sotto la spinta di conflitti e disastri ambientali che spesso si sovrappongono.
[7], EU, COMMUNICATION FROM THE COMMISSION TO THE EUROPEAN PARLIAMENT AND THE COUNCIL European Asylum and Migration Management Strategy, Brussels, 29.1.2026 COM(2026) 45 final, cit.
[8]Secondo il cosiddetto principio whole-of-route, consolidato nel contesto del Nuovo Patto sulla migrazione e l’asilo.
[9]Lo strumento di vicinato, cooperazione allo sviluppo e cooperazione internazionale – Europa globale (NDICI-Europa globale) è il principale strumento finanziario per l’azione esterna dell’UE, volto, tra l’altro, ad affrontare le cause profonde della migrazione irregolare, con il sostegno allo sviluppo economico, alla stabilità, alla pace e alla creazione di opportunità per i giovani; e a promuovere lo sviluppo di soluzioni durature, anche attraverso il rafforzamento delle capacità istituzionali di paesi terzi.
[10]Il partenariato si compone di sei università italiane (La Sapienza nel ruolo di coordinatore, l’Università di Udine, l’università IUAV di Venezia, l’Università di Brescia, l’università di Firenze, l’università Mediterranea di Reggio Calabria), sedi di altrettante Cattedre Unesco, nonché delle Università di Barcellona in Spagna, l’Università di Dodoma in Tanzania, l’Università di Kabale in Uganda e l’Università Amref International a Nairobi in Kenya. A queste università si aggiungono diverse istituzioni, con ruolo consultivo e di supporto, tra cui l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni.
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