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Autore: Don Walter Trovato

Il principio vitale della società: il senso della comunità

La società non è vitale se è costretta ad agire come un meccanismo automatico o ridotta a una struttura giuridica eccessivamente rigida, monolitica, irrazionale persino, come avviene quando il libero espandersi dei gruppi sociali e il loro funzionamento vengono bloccati dall’apparato statale, burocratico o addirittura poliziesco. Oltre a ledere la dignità della persona umana per la compressione della libertà, tale struttura finisce col tradursi in un ordine esteriore, forse anche ben sagomato e congegnato in apparenza, ma al quale non corrispondono la persuasione e l’adesione di animi intimamente partecipi della vita sociale. Generalmente in questi casi si verificano i vari disadattamenti nei rapporti sociali e nella vita collettiva, e un generale impoverimento della coscienza civica, perché si perde il senso dell’appartenenza, della partecipazione, della cooperazione sociale. E’ pertanto necessaria una prassi politica che sviluppi al massimo atteggiamenti sociali di attivo inserimento comunitario, ispirato al sentimento di socialità che si sviluppa specialmente con l’educazione alla solidarietà nell’ambito della comunità e dei gruppi di cui essa è composta e intessuta.

Il senso della comunità, cioè la coscienza dei singoli di essere in comunione tra loro, nell’ambito di un insieme sociale, quasi di un “noi”, dà la sostanza vitale alla società. E’ nella comunità che l’individuo sente di essere parte viva della realtà sociale e prende coscienza dei suoi doveri verso l’organismo di cui è membro, verso gli altri membri con i quali si associa per il bene comune. Questa presa di coscienza della propria funzione e responsabilità nella comunità, è la radice di una solidarietà, che non si esaurisce in un puro sentimento ma diventa concretamente operante nella vita sociale.

La solidarietà è abbastanza spontanea quando gli individui si sentono uniti da un vincolo molto stretto – etnico, nazionale, morale, economico pure – sicché si trova rafforzato e sostenuto anche il vincolo giuridico che si determina con la costituzione della società e il suo ordinamento legislativo. Si tratta di solidarietà tra individui, nell’ambito delle famiglie, delle associazioni, dei gruppi sociali, ma anche di solidarietà dei vari gruppi tra loro nell’ambito della società, sentita come comunità nella quale gli individui e i gruppi si inseriscono e operano, appunto, coscientemente e vitalmente.

Senza questo sentimento comunitario, in gran parte spontaneo, ma educare con una buona pedagogia della socialità, la solidarietà non esiste. Se questo sentimento è sviluppato, è assai facilitato l’adattamento sociale dell’individuo nell’ambito del gruppo e della comunità. E’ pertanto a questo livello di interiorità e di comunità – possiamo dire di spirito comunitario – che si impone la necessità della formazione sociale, prima che sul piano esterno, istituzionale, societario e giuridico. L’animazione della società viene dall’interno sotto la spinta dello spirito comunitario che porta a mutue relazioni tra gli individui e i gruppi, per cooperare al bene comune con la responsabilità personale da parte di tutti.

La dinamica dei gruppi nella vita sociale

I gruppi rientrano nella dinamica della società studiata e descritta nei tempi più recenti. E’ nota la distinzione sottolineata dalla sociologia moderna tra massa e gruppo, grande e piccolo gruppo, comunità.

La massa è costituita da un grande numero di individui, con un minimo o senza niente di coesione psicologica tra di loro, cioè senza comunione; questa invece si attua nella comunità e nei gruppi che si formano spontaneamente nel suo ambito, tra individui che sentono collettivamente gli interessi e i problemi comuni e si uniscono per trattarli democraticamente e risolverli con la collaborazione di tutti i componenti ciascuno dei quali svolge il suo ruolo.

E’ chiaro che anche i gruppi hanno una vita labile se non vi è un centro propulsore che sappia continuamente riaccendere la passione dei componenti e rinvigorire la compagine del suo insieme, ossia ravvivare il senso della comunione, soprattutto facendo leva sui motivi interni che spingono all’unione e alla coesione.

Si distinguono piccoli e grandi gruppi (microgruppi e macrogruppi):

a) macrogruppi possono essere considerate le associazioni molto numerose, come le grandi imprese, le grandi istituzioni culturali, grandi comuni, le grandi parrocchie, le società nazionali, persino la Chiesa. Ma in questi grandi gruppi è molto rarefatto l’elemento psicologico che dà al gruppo la sua dimensione interiore, la sua forza di azione e di consistenza;

b) nei microgruppi invece la coscienza di formare un’unità è molto viva e si determina in rispondenza alla finalità per cui il gruppo si costituisce e alla comunanza che lega tra di loro i suoi membri: comunanza di origine (famiglia), o di attività (società commerciale o sportiva), o di interessi (sindacato) o di aspirazione (società culturale o religiosa).

Perchè il gruppo abbia consistenza e vita si richiede in essa la presenza di un certo numero di valori, concreti e vicini alla psicologia e agli interessi del gruppo, in ordine ai quali si distribuiscono i vari ruoli tra i membri del gruppo, ma sotto una direzione unica, di tipo democratico, che ne garantisce l’ordine e l’unità.

Il gruppo così può diventare una comunità o essere con altri gruppi un’articolazione della comunità, con una sua coesione interna data dall’equilibrio tra la spontaneità dell’impulso associativo e la buona organizzazione dei ruoli, col rispetto reciproco delle funzioni e delle competenze tra coloro che ne sono investiti, e con una sua funzione vitalizzatrice della società, svolta nella misura in cui si apre, amalgama e collabora con gli altri gruppi, ossia attua l’intercomunicazione. Dove questa non c’è o è interrotta non si può parlare né di gruppo né di comunità anche se esistono i legami istituzionali e giuridici che conservano l’ordine esterno della società. E’ dunque alla coscienza di gruppo e di comunità che bisogna educare i cittadini per sviluppare in essi il senso della solidarietà.

Il senso della solidarietà fra i cittadini

La solidarietà che anima i gruppi e la comunità può essere naturale (fondata per esempio nella comunanza di sangue, di ceppo, di razza), oppure acquisita o almeno coltivata e perfezionata per opera delle virtù sociali, e si ha la solidarietà sociale e politica.

Sul piano religioso, nel mondo cristiano, la solidarietà ha la sua radice nella carità, come vincolo di comunione soprannaturale ma pieno di riflessi su tutta l’area della socialità umana. Sono queste forze morali e spirituali che possono portare a forme elevate e intense di coesione, che assicurano alla società il buon funzionamento, perchè fanno superare ogni particolarismo e collaborare attivamente alla creazione delle condizioni generali di prosperità materiale e spirituale (bene comune), in cui si attui il servizio alla persona umana.

IL senso di solidarietà genera infatti la mutua responsabilità dei membri della società, che ispira a tutti il rispetto dei diritti e della dignità di ognuno, il culto della giustizia, l’amore all’ordine, ma anche la generosa disponibilità ad aiutarsi e sostenersi, sia nelle ordinarie necessità della vita, sia in caso di bisogni straordinari, dovuti a infortuni, eventi calamitosi ecc. Ed è questo sentimento di coesione e di comunione che costituisce l’anima vera di un popolo.