A CURA DI

AVV. ANTONELLA ROBERTI

GIUSTIZIA PENALE NEL SISTEMA DELLE FONTI NAZIONALI, EUROPEE ED INTERNAZIONALI. MERCATO UNICO DIGITALE. “RIGIDITÀ COSTITUZIONALE ESTERNA“,  DIRITTI E  LIBERTÀ FONDAMENTALI DELLA PERSONA

Autore: Prof. Avv. Carlo Morselli

“La giustizia esalta una nazione" (Prv14,34)

 

Sommario: 1. Il concorso di fonti di produzione normativa - 2.  Il supporto digitale: Legge 14 luglio 2023, n. 93 – Il mercato unico digitale: sentenza  26 aprile 2022, resa nella causa C-401/19, Corte di Giustizia dell’Unione Europea – 3. Mandato d’arresto europeo e rispetto dei diritti fondamentali della persona interessata: depositate due sentenze della Corte Costituzionale (177/2023 e 178/2023) – 4. Le garanzie preservate nel settore della giustizia penale, avuto riguardo  alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali: i cc.dd. controlimiti, espressione di una “rigidità costituzionale esterna“ (nostra ricostruzione). L’interesse superindividuale e l’equità. 5. L’equità (anche) quale estremo limite.

 

1. Il concorso di fonti di produzione normativa.

Con perfetto equilibrio e compiutezza descrittiva, si è segnalato che «la centralità dell’imputato e la preminente esigenza di garantire i suoi diritti fondamentali nel contesto di un processo per ciò stesso definito equo è via via emersa in una visione antropocentrica della procedura penale…definita umanesimo processuale. La centralità dell’uomo imputato nel processo penale è soprattutto il portato dell’azione della “grande“ Europa, quella del Consiglio d’Europa, e in particolare della giurisprudenza della Corte EDU»[1].

In questa nitida cornice, tracciata con andamento iterativo, è noto il carattere proteiforme del diritto processuale penale, avuto riguardo alle sue fonti primarie, al pari di tessere di un mosaico: un sistema complesso che affianca alla Costituzione la normativa dell’Unione Europea e i trattati internazionali, segnatamente la Convenzione europea dei diritti dell’uomo, che spicca appunto.

La plurimità delle fonti sovraordinate è espressione di una tutela ad ampio raggio e multilivello[2] dei diritti dell’uomo e si tratta di una relazione tra fonti ispirate ad una sorta di iperonimia che si cala sulla stessa natura del rito penale. Questo rapporto gli conferisce una grandezza europea ed anche internazionale e l’immagine è quello del processo penale nazionale  quale perno che ruota attorno ad uno statuto metanazionale, ad una rete fra matrici di diversa estrazione.

Una mappatura che impone di reinterpretare le norme oltre i confini nazionali, attingendo alla normativa europea di tipo convenzionale. E la reinterpretazione è duplice, dato che, poi, bisogna inserirla nel filtro ermeneutico delle giurisdizioni della Corte europea dei diritti dell’uomo e della Corte di Giustizia dell’Unione europea[3]. Già si staglia l’esoscheletro dei principi del processo penale europeo[4], impegnato nel terreno del carattere collettaneo dell’impianto normativo di riferimento, di volta in volta.

All’orizzonte disciplinare appaiono e vengono in rilievo la “paratassi“ delle interrelazioni tra diritto processualpenalistico nazionale e quello di produzione sovranazionale al punto che potrebbe parlarsi di “sinotticismo normativo“ nel cui telaio i nostri dettati hanno una nuova “bandiera“ dei diritti.

La proiezione di questo processo di integrazione risulta cristallizzato e il suo andamento è oramai irreversibile, precisandosi che l’accennata osmosi non avviene su basi acritiche, pedissequamente, quale mera ricezione normativa. L’esigenza di pianificare una disciplina comune spinge anzi a scelte ispirate a soluzioni di compromesso, rese ed espresse da alcune decisioni della C.e.d.u. che disegnano una giustizia penale europea.

 

2. Il supporto digitale: Legge 14 luglio 2023, n. 93 – Il mercato unico digitale: sentenza 26 aprile 2022, resa nella causa C-401/19, Corte di Giustizia dell’Unione Europea.

Un ruolo eminente, di primo  piano ed anche di supplenza a volte, è svolto dalla giurisprudenza[5], per come detto.

Ad esempio, si è varata la Legge 14 luglio 2023, n. 93: è stata pubblicata il 24 luglio del 2023 sulla Gazzetta ufficiale, n. 171, la legge, 14 luglio 2023, n. 93, intitolata «Disposizioni per la prevenzione e la repressione della diffusione illecita di contenuti tutelati dal diritto d'autore mediante le reti di comunicazione elettronica». Il corpo normativo si compone di sette articoli ad indirizzo preventivo e repressivo avente ad oggetto la divulgazione illecita di contenuti ed elementi di cognizione tutelati dal diritto d’autore (ambito di appartenenza) attraverso i canali della comunicazione elettronica.

Si sono richiamati i lavori parlamentari e dagli atti emerge la consapevolezza che la Costituzione non menziona e non assoggetta a tutela il c.d. diritto d’autore, «limitandosi solo a elencare le “opere dell’ingegno“ fra le materie di competenza legislativa esclusiva dello Stato, ex art. 117, comma 2, lett. r), come riformato nel 2001. Ciò, peraltro, in linea con le altre Carte europee»[6] [7].

In Italia il fondamento costituzionale della tutela del diritto d’autore ha una base extraparlamentare ed è stato rivenuto nel ceppo della giurisprudenza costituzionale, e quindi in via interpretativa, piuttosto che normativa: nella sentenza della Consulta n.108 del 1995 (dec., 6 aprile 1995, Pres. Baldassarre) che richiama le proprie decisioni della Corte (sentenze nn. 498 e 444 del 1990, 186 del 1976 e sentenza n. 457 del 1993; pure sentenza n. 215 del 1986; altresì ordinanza n. 361 del 1988, sentenze nn. 110 del 1973, 65 del 1972 e 25 del 1968; sentenza n. 241 del 1990, ordinanza n. 361 del 1988) che dichiara non fondata la questione di legittimità costituzionale degli artt. 19, 61, 68  109 della legge 22 aprile 1941, n. 633 (Protezione del diritto d'autore e di altri diritti connessi al suo esercizio), sollevata, in riferimento agli artt. 3, 9, 41 e 42 della Costituzione, dal Presidente istruttore del Tribunale di Genova con l'ordinanza indicata in epigrafe.

Sul piano eurounitario[8], l’art. 17, comma 2, della Carta dei diritti fondamentali dell’UE assevera che «la proprietà intellettuale è protetta», ed anche in questo caso vale l’interpretazione della Corte di Giustizia.

La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha stabilito che gli obblighi derivanti dall’art. 17 della direttiva copyright sono compatibili con la libertà di espressione e d’informazione.

Con sentenza del 26 aprile 2022, resa nella causa C-401/19[9], la Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha respinto il ricorso presentato dalla Polonia contro l’art. 17 della Direttiva 2019/790[10] sul diritto d’autore e sui diritti connessi nel mercato unico digitale, stabilendo la regula iuris secondo cui «l’obbligo per i fornitori di servizi di condivisione di contenuti online di controllare i contenuti che gli utenti intendono caricare sulle loro piattaforme prima della loro diffusione al pubblico è accompagnato dalle garanzie necessarie per assicurare la sua compatibilità con la libertà di espressione e d’informazione»[11].

 

3. Mandato d’arresto europeo e rispetto dei diritti fondamentali della persona interessata: depositate due sentenze della Corte Costituzionale (177/2023 e 178/2023).

Può verificarsi un fenomeno di “trasmigrazione“ di norme formate all’interno di un ordinamento e che trovino posto in altri ordinamenti.

Per esempio, si è trattato del Mandato d’arresto europeo e del rispetto dei diritti fondamentali della persona nel deposito di due recenti sentenze  della Corte Costituzionale (177/2023 e 178/2023)[12].

Ebbene, nel comunicato pubblicato dalla Corte si dice, al pari di un enunciato,  che l’esecuzione del mandato d’arresto europeo non può andare a discapito dei diritti fondamentali della persona interessata.

Le due pronunce sono maturate in esito ad un dialogo con la Corte di giustizia dell’Unione europea, nel corso del quale la Corte costituzionale aveva rimesso alla interpretazione del giudice di Lussemburgo due diversi profili della disciplina del MAE attinenti alla possibilità di rifiutare la consegna, rispettivamente, di una persona affetta da patologie croniche incompatibili con la custodia in carcere (primo caso, deciso con sentenza n. 177) e di un cittadino di uno Stato non appartenente all’Unione europea, ma stabilmente radicato nel territorio italiano (secondo caso, deciso con sentenza n. 178)[13].

Ratione materiae, il tema si inserisce nel   dibattito sul mandato d’arresto europeo[14] e la cornice è il “dialogo tra le Corti”. Spicca, e per quanto di nostro interesse, l’incidenza che la tutela dei diritti fondamentali può esercitare nel circuito della cooperazione giudiziaria nel settore penale.

Nell’incrocio, fra “dispositivo“ (de libertate) e “disposizione“ (diritti fondamentali personali) prevale la seconda, attestandosi il suo carattere poziore e assorbente.

Rimane però, a livello legislativo interno, l’oscillazione fra due estremi, «un andamento pendolare tra esigenze securitarie e tutela dei diritti fondamentali»[15].

 

4. Le garanzie preservate nel settore della giustizia penale, avuto riguardo alla tutela dei diritti e delle libertà fondamentali: i cc.dd. controlimiti, espressione di una “rigidità costituzionale esterna“ (nostra ricostruzione). L’interesse superindividuale e l’equità.

La costellazione dei pianeti della varie fonti - fonti nazionali, europee ed internazionali - del diritto processuale penale, quando ha ad oggetto i diritti processuali calati sulla persona dell’imputato, ritrova un moto espansivo. La globalizzazione giuridica[16] traccia scenari inediti legati al “carro“ di nuove dinamiche della produzione del diritto, nel contesto dei rapporti tra Corti incaricate dell’interpretazione delle fonti delle regole dettate.

Ed «è in questo contesto che si inserisce l’idea per cui l’ordinamento estraneo a quello interno…debba arretrare e ritrarsi “di fronte all’esistenza del “controlimite“», e cioè un principio supremo e fondamentale dell’ordinamento costituzionale, invulnerabile nel suo nucleo essenziale»[17].

Sebbene in altro contesto, si richiama una eloquente  decisione della Corte costituzionale apparsa negli anni settanta e che segna (la tensione di) un rapporto tra possibilità e limiti: escludere che il trasferimento del fascio di competenze  nel bacino dell’Unione significasse una integrale devoluzione di materie.

Spiega la Consulta che «in base all'art. 11 della Costituzione sono state consentite limitazioni di sovranità unicamente per il conseguimento delle finalità ivi indicate; e deve quindi escludersi che siffatte limitazioni, concretamente puntualizzate nel Trattato di Roma - sottoscritto da Paesi i cui ordinamenti si ispirano ai principi dello Stato di diritto e garantiscono le libertà essenziali dei cittadini -, possano comunque comportare per gli organi della C.E.E. un inammissibile potere di violare i principi fondamentali del nostro ordinamento costituzionale, o i diritti inalienabili della persona umana. Ed é ovvio che qualora dovesse mai darsi all'art. 189 una sì aberrante interpretazione, in tale ipotesi sarebbe sempre assicurata la garanzia del sindacato giurisdizionale di questa Corte sulla perdurante compatibilità del Trattato con i predetti principi fondamentali»[18].

La Corte ha voluto rescindere qualsivoglia ipotesi di automatismo fra limitazione della sovranità nazionale e vulnerabilità dei principi basilari dell’organizzazione costituzionale e i diritti propri della persona umana. Quindi cessione, e in senso partitivo, senza ibridazione, senza “spoglio“ dei valori cardinali dello Stato democratico.

Questo limite a garanzia dello Stato “cedente“ e che l’ordinamento “cessionario“ deve rispettare e non deve valicare come una linea di interdizione (non una cessione indistinta ed illimitata: le due “i“), crediamo  possa essere  inteso in un modo del tutto peculiare e come ulteriore e più qualificante carattere della nostra Carta: espressione di una “rigidità costituzionale esterna[19] e al fine dell’attuazione del modello del processo penale c.d. equo nelle sue latitudini per quanto riguarda i diritti basilari della persona dell’imputato, valorizzati dalla stessa giurisprudenza della Corte Edu[20]. Nell’ottica particolare indicata, si tratterebbe di un più ampio “statuto “della persona soggetta al vincolo del processo penale, nel quadro delle garanzie della persona.

Forse, per la giustizia penale nel suo insieme - e in quella libertaria, più precisamente - rappresenta una “nuova sfida“ sul piano delle tutele evocabili e reclamabili nel “dialogo esterno“ con l’Europa[21] e nelle piattaforme interne[22], nel «l’interesse per il giusto processo europeo»[23]. E ciò può verificarsi quando l’interesse dell’imputato acquista una dimensione che valica la relativa sfera per diventare «interesse superindividuale»[24].

Terreno interno e piano esterno devono essere attraversati dalla stessa linea ispirata a garanzia e tutela dei diritti e delle libertà fondamentali[25].

La rigidità della Costituzione, nell’ambito nazionale, indica il suo grado di resistenza e traccia un limite al Parlamento nella sua tipica attività legislativa, fissando un parametro di validità alle norme di produzione giuridica.

Noi in questa sede la impieghiamo, invece, quale secondo limite posto e propriamente rivolto all’ordinamento ultranazionale -  sviluppando le linee della sentenza del Giudice delle leggi 1973  n. 183 - e quale argine costituzionale di un nucleo valoriale[26] intangibile erga omnes. Così l’Italia, con questa interpretazione che demarca i campi primari della produzione normativa, si “ riprende “ la sua sovranità[27] (laddove viene messa in discussione), cioè la sua autonomia regolativa, e, si intende, in parte qua.

In un rapporto di filiazione[28], abbiamo voluto distinguere fra “rigidità costituzionale interna“ e “rigidità costituzionale esterna“, a garanzia e  tutela dei diritti e delle libertà fondamentali[29] di fonte costituzionale, preservati attraverso tale meccanismo di salvaguardia degli “enunciati base“ ed opponibile ad altro ordinamento metanazionale, in un rapporto che diventa di equiordinazione [30] o perequazione ordinamentale, ciò che evitare il conflitto fra istituzioni[31].

E non è passato molto tempo dalla decisione resa per la “vicenda Taricco“, «conclusasi con soluzione soddisfacente nel dialogo tra Corte di Giustizia e Corte costituzionale, conosciuta per aver amplificato l’esigenza di chiarire lo spazio di incidenza del diritto dell’Unione Europea nei procedimenti penali interni, anche alla luce del diritto vivente elaborato dai giudici di Lussemburgo»[32]. 

 

5. L’equità (anche) quale estremo limite.

Un sistema giuridico oramai “multilivello“[33] ha come corollario un riordino delle fonti del processo penale che, influenzato dall’incidenza delle fonti ultrazionali, ha perso la tradizionale «autarchia  normativa ed interpretativa»[34].

Questo sistema si è anche evoluto, iniziandosi a “disputare“ sulla vincolatività delle decisione rese a Strasburgo.

E «si è così passati da un sistema di controllo sovranazionale sull’equità processuale circoscritto all’operato delle autorità nazionali con riguardo al singolo caso considerato…a un sindacato esteso anche alla conformità degli ordinamenti nazionali ai principi europei, con conseguente vincolo gravante su Pese membro di adottare, in caso di riscontrato deficit strutturale di tutela, i necessari correttivi normativi per adeguare il diritto interno agli standard di tutela pretesi in sede europea»[35]. Ad un ripensamento del ruolo della giurisdizione di Strasburgo hanno contribuito taluni atti, a partire dalla Raccomandazione R (2004) 5 del 12 maggio 2004.

Una linea interpretativa è stata elaborata  dalla Corte EDU sul ruolo che la Convenzione europea assegna  al Comitato dei Ministri in ordine all’esecuzione delle sentenze emesse dalle autorità nazionali[36], in quanto le misure assunte da uno Stato parte per rimediare alla violazione oggetto di accertamento della Corte di Strasburgo possono essere all’origine di nuove questioni non registrate nel  giudizio pregresso. Ciò postula che la Corte, non avendo “consumato“ il suo potere, si ritiene dotata di una ulteriore competenza all’ esame di  una censura  riguardante la sopravvenuta violazione della Convenzione integrata nell’ambito di un riesame a livello nazionale nella fase attuativa[37]

Ora, «nel valutare le motivazioni addotte dalla Suprema Corte portoghese per giustificare il suo provvedimento di diniego, la Corte EDU ha pertanto osservato che la riapertura dei processi, pur essendo uno strumento spesso idoneo a garantire la rimozione della violazione convenzionale oggetto del suo accertamento, non è comunque un rimedio obbligato per lo Stato condannato… Allo stato, dunque, deve ritenersi che, sebbene l'art. 46 CEDU individui nel Comitato dei Ministri il titolare del potere di verificare autonomamente l'esecuzione delle sentenze della Corte EDU, la proposizione di un nuovo ricorso dinanzi a tale Corte non è impedita nel caso in cui si lamenti l'iniquità convenzionale», derivante dal rifiuto dell’organo giurisdizionale nazionale di riaprire il procedimento[38].

In applicazione dei principi stabiliti in materia  di equo processo dall’art. 6, par. 1, la Corte non potrebbe trasformarsi in una sorta di giudice  di “quarto grado” [39], ma neppure dovrebbe esporsi alla censura di  diniego di giustizia.

D’altra parte, si aggiunga che «già la Carta delle Nazioni Unite pone tra i fini dell’Organizzazione quello di “promuovere e incoraggiare il rispetto dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali»[40].

 

Prof. Avv. Carlo Morselli, Docente Master in Diritto penale e Procedura penale dell’immigrazione, Università degli studi Guglielmo Marconi-Roma.  

 

[1] In dottrina, v. O. Mazza, Cedu e diritto interno, in Le ragioni del garantismo, diretta da A. Gaito – E. Marzaduri - O. Mazza - F. R. Dinacci, I princìpi del processo penale, a cura di A. Gaito, Roma, Dike, 2016, 3.

Altresì, v. R. E. Kostoris, Il processo penale tra i paradigmi della modernità e le nuove antropologie pos-moderne del diritto europeo, in M. Bertolissi (a cura di), Scritti per Paolo Grossi offerti dall’Università di Padova, Torino, Giappichelli, 2019, 257 s.

[2] M. Siracusa, I nuovi ambiti dell’inutilizzabilità probatoria nel sistema multilivello dei diritti. Riflessioni a margine del disegno di legge in materia di sequestri di dati informatici, in Riv, giur. Europea, 1/agosto 2023.

F. Trapella, La pubblicità nel sistema multilivello, in Arch. pen., 3 agosto 2023.

[3] Consiglio di Stato, Sez. V, 7 giugno 2023 n. 5618, secondo cui  va rimessa alla Corte di giustizia dell’Unione europea la seguente questione pregiudiziale: se gli artt. 16, 49, 50 e 52 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, l’art. 4, Protocollo 7, della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo – C.e.d.u., l’art. 6 del TUE, i principi di proporzionalità, concorrenza, libertà di stabilimento e libera prestazione di servizi di cui agli articoli gli artt. 49, 50, 54 e 56 del TFUE, ostino a una norma interna che preveda l’applicazione dell’incameramento della cauzione provvisoria, quale conseguenza automatica dell’esclusione di un operatore economico da una procedura di affidamento di un contratto pubblico, altresì a prescindere dalla circostanza che lo stesso sia o meno risultato aggiudicatario della gara.

Sulla Corte EU, v. l’ottima ricostruzione di F. Giunchedi, Corte di Giustizia dell’Unione europea e richiesta di interpretazione pregiudiziale, in Le ragioni del garantismo, diretta da A. Gaito – E. Marzaduri - O. Mazza - F. R. Dinacci, I princìpi del processo penale, a cura di A. Gaito, Roma, Dike, 2016, 22: «Con l’entrata in vigore, il 1° dicembre 2009, del Trattato di Lisbona la Corte ha mutato la sua denominazione in Corte di Giustizia dell’Unione europea. La Corte costituisce un’istituzione unitaria composta da tre organi: la Corte in senso stretto, il Tribunale e i Tribunali specializzati, dei quali l’unico sinora istituito è quello per la funzione pubblica»; l’A., poi, tratta le specifiche competenze, rinviandosi. Cfr. L. Gianniti, La ratifica italiana del Trattato di Lisbona, in Quad. cost., 2009.

Con il «Trattato di Lisbona (entrato in vigore il 1° dicembre 2009)…l’Unione europea divenne un unico soggetto di diritto internazionale derivato dalla completa fusione tra le precedenti Unione europea e Comunità europea» (G. Ubertis, La tutela dei diritti dell’uomo davanti alla Corte di Strasburgo, in G. Ubertis e F. Viganò, Corte di Strasburgo e giustizia penale, Torino, Giappichelli, 2016, 3).

[4] In dottrina, v. S. Buzzelli, Processo penale europeo, in Enc. dir., Ann., II, I, 2008, 709 s. Da ultimo, v. M. Ceresa Gastaldo-S.Lonati, Pref. di R. Sabato, Profili di procedura penale europea, Milano, Giuffrè, 2023; S. Lonati, Processo penale e rimedi alle violazioni delle garanzie europee, Padova, Cedam, 2023.

[5] Ad esempio, v. M. Donini, Il diritto giurisprudenziale penale, in Aa.Vv., Cassazione e legalità penale, a cura di A. Cadoppi, Roma, 2017,  77 s.

[6] Così, L. Biarella, Film ed eventi sportivi: sì al blocco dello streaming, in Guida dir., n. 31, 12 agosto 2023,25.

[7] L’art. 3, co. 1, legge n. 93/2023 è intervenuto, in regime di modifica, sull’art. 171-ter della legge, 22/04/1941, n. 633 nei seguenti termini: «Al comma 1 dell’articolo 171-ter della legge 22 aprile 1941, n.633, è aggiunta, in fine, la seguente lettera: “h-bis) abusivamente, anche con le modalità indicate al comma 1 dell’articolo 85-bis del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773, esegue la fissazione su supporto digitale, audio, video o audiovideo, in tutto o in parte, di un’opera cinematografica, audiovisiva o editoriale ovvero effettua la riproduzione, l’esecuzione o la comunicazione al pubblico della fissazione abusivamente eseguita”».

Per l’effetto: il fatto è punito, se commesso per uso extrapersonale, comminando la  reclusione da sei mesi a tre anni e con la multa da cinque a trenta milioni di lire chiunque per locupletazione, abusivamente, anche con le modalità indicate al comma 1 dell’articolo 85-bis del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, di cui al regio decreto 18 giugno 1931, n. 773 (e quindi mediante l’introduzione, l’installazione o comunque l’utilizzo abusivo nei luoghi di pubblico spettacolo, di dispositivi od apparati idonei alla registrazione, alla riproduzione, alla trasmissione o comunque alla fissazione su supporto audio, video od audiovideo, in tutto od in parte, delle opere dell’ingegno che vengono ivi realizzate o diffuse) pone in essere la fissazione su supporto digitale, audio, video o audiovideo, in tutto o in parte, di un’opera cinematografica, audiovisiva o editoriale ovvero effettua la riproduzione, l’esecuzione o la comunicazione al pubblico della fissazione abusivamente eseguita.

L’art. 3, co. 2, legge n. 93/2023 è intervenuto - altresì -  sull’art. 131-bis cod. pen. con il seguente dettato: «Dopo il numero 4) del terzo comma dell’articolo 131-bis del codice penale è aggiunto il seguente: «4-bis) per i delitti previsti dalla sezione II del capo III del titolo III della legge 22 aprile 1941 n. 633, salvo che per i delitti di cui all’articolo 171 della medesima legge».

In costanza di tale tenore normativo, l’offesa non può essere ritenuta di particolare tenuità se si procede per i delitti previsti dalla sezione II del capo III del titolo III della legge 22 aprile 1941 n. 633, salvo che per i delitti di cui all’articolo 171 della medesima legge.

Così, per gli illeciti penali sanzionati dalla legge n. 633 del 1941  non può essere riconosciuta la causa di non punibilità prevista dall’art. 131-bis cod. pen.

Noi la intendiamo come una “disposizione d’interdizione“, ciò che riafferma un giudizio di gravità ex ante, da parte del legislatore.

In materia, fra gli altri v. gli aggiornamenti di A. Sirotti Gaudenzi, Il nuovo diritto d’autore. Mercato unico digitale, Maggioli, 2022. Nel concomitante versante della organizzazione  digitale, v., fra gli altri, L. Monterossi, Tecnologie digitali, nuovi modelli di organizzazione del lavoro e sfide per il sindacato, in federalismi.it., 9 agosto 2023.

Sul processo di digitalizzazione, v. M. Carrieri, F. Pirro, Digitalizzazione,  relazioni  industriali  e  sindacato.  Non  solo problemi,  anche  opportunità,  in  A. Cipriani,  A.  Gramolati,  G.  Mari, Il  lavoro  4.0La Quarta  Rivoluzione  industriale  e  le  trasformazioni  delle  attività lavorative, Firenze University Press, 2018, 132, i quali, muovendo da una distinzione tra  processo di digitalizzazione e  fenomeni derivati, segnalano che «ciò che oggi viene visto come assolutamente nuovo va invece derubricato a una questione di scala dei fenomeni. Questo non significa ovviamente che non siamo di fronte a nessun cambiamento, quanto piuttosto che le questioni di fondo legate alla tecnologia non sembrano essere cambiate. Se ciò che caratterizza il cambiamento è soprattutto la capacità di digitizzazione possiamo fare riferimento anche a quanto detto relativamente alla implementazione delle tecnologie informatiche». Altresì, v.  M.  Esposito, Ciclo  produttivo digitalmente integrato e responsabilità datoriali: appunti sull’effettività delle tutele, in federalismi.it., n. 25, 2022, 95 s; I. Alvino, Integrazione produttiva, rivoluzione digitale e diritto del lavoro, ivi, n. 9, 2022, 86 s.; P. Tullini, L’economia digitale alla prova dell’interesse collettivo, in Labour&Law Issues, n. 4, vol. 1, 2018, 6; da ultimo ,v. E. Sorrentino e A. F. Spagnuolo,  Le sfide degli enti locali: tra PNRR e gap digitali, in federalismi.it., 9  agosto 2023; nonché  F. Cirillo, Costituzione e intelligenza artificiale, in A. I. C., n.5, 2023.

[8] V. l’ottimo e documentato  lavoro di C. De Rose, L’Unione fiscale europea: un quadro d’insieme del diritto tributario europeo, in Foroeuropa.it., n. 2, 2023: «l'Unione e il suo Codice doganale garantiscono l'applicazione uniforme delle norme delle amministrazioni doganali degli Stati membri».

[9]V.link: https://curia.europa.eu/juris/document/document.jsf;jsessionid=84349C0B6E922F69027553BF72C61BD8?text=&docid=258261&pageIndex=0&doclang=IT&mode=req&dir=&occ=first&part=1&cid=1153816 

[10] V. https://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/PDF/?uri=CELEX:32019L0790&from=RO.

Con il  ricorso, inteso all’annullamento dell’art. 17 della Direttiva, la Repubblica di Polonia ha dedotto un unico motivo, centrato  sulla violazione del diritto alla libertà di espressione e di informazione, garantito all’articolo 11 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (“Carta di Nizza”). Ecco il testo: “Ogni persona ha diritto alla libertà di espressione. Tale diritto include la libertà di opinione e la libertà di ricevere o di comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche e senza limiti di frontiera. La libertà dei media e il loro pluralismo sono rispettati”. In tema, v. la sentenza resa dalla CGUE nella causa C-314/12, UPC Telekabel Wien.

Sentenza della Corte nella causa C-204/21, Commissione c. Polonia, in Giust. Insieme, a cura di S. Pitto, 7 giugno 2023: la Corte di Giustizia, con la sentenza del 5 giugno 2023, nella causa C-204/21 - Commissione c. Polonia, ha deciso un ricorso per inadempimento proposto dalla Commissione europea nei confronti della Polonia avente ad oggetto l’ultima riforma della giustizia polacca adottata nel dicembre 2019.

[11] V. il comunicato stampa ufficiale della Corte di Giustizia: https://curia.europa.eu/jcms/upload/docs/application/pdf/2022-04/cp220065it.pdf.

In dottrina, v. A. Sirotti Gaudenzi, La legge “antipirateria“. Per la riproduzione illegale on line: da sei mesi a tre anni di reclusione. Diritto d’autore, in Guida dir., n. 31, 12 agosto 2023, 31 s., il quale segnala che la nuova legge «si pone nel solco del regolamento  (UE) 2022 /2065 del Parlamento europeo e del Consiglio, datata 19 ottobre 2022».

M. Romana Allegri, Costituzionalizzare i neurodiritti?, Costituzionalizzare i neurodiritti?, in A.I.C., n.5, 2023.

[12] In Giurispr. pen., 28 luglio 2023: sono state depositate le sentenze nn. 177 e 178 della Corte Costituzionale in tema di mandato d’arresto europeo e rispetto dei diritti fondamentali della persona interessata.

Nel primo caso – sentenza n. 177/2023 – la Corte ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 18 e 18-bis della legge 22 aprile 2005, n. 69 (Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra gli Stati membri), sollevate dalla Corte d’appello di Milano in riferimento agli artt. 2, 3, 32 e 110 (recte: 111, come chiarito dalla Corte rimettente nella successiva ordinanza di correzione di errore materiale del 2 febbraio 2021) della Costituzione, nella parte in cui non prevedono quale motivo di rifiuto della consegna, nell’ambito delle procedure di mandato d’arresto europeo, «ragioni di salute croniche e di durata indeterminabile che comportino il rischio di conseguenze di eccezionale gravità per la persona richiesta».

Nel secondo caso – sentenza n. 178/2023 – la Corte era chiamata a pronunciarsi sulla questione di legittimità costituzionale, sollevata dalla Corte d’appello di Bologna, dell’art. 18-bis della legge 22 aprile 2005, n. 69 (Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri), come introdotto dall’art. 6, comma 5, lettera b), della legge 4 ottobre 2019, n. 117 (Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2018) « nella parte in cui non prevede il rifiuto facoltativo della consegna del cittadino di uno Stato non membro dell’Unione europea che legittimamente ed effettivamente abbia residenza o dimora nel territorio italiano, sempre che la Corte di appello disponga che la pena o la misura di sicurezza irrogata nei suoi confronti dall’autorità giudiziaria di uno Stato membro dell’Unione europea sia eseguita in Italia conformemente al suo diritto interno».

La Consulta ha dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18-bis, comma 1, lettera c), della legge 22 aprile 2005, n. 69 (Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra Stati membri), come introdotto dall’art. 6, comma 5, lettera b), della legge 4 ottobre 2019, n. 117 (Delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea – Legge di delegazione europea 2018), nella parte in cui non prevede che la corte d’appello possa rifiutare la consegna di una persona ricercata cittadina di uno Stato terzo, che legittimamente ed effettivamente abbia residenza o dimora nel territorio italiano e sia sufficientemente integrata in Italia, nei sensi precisati in motivazione, sempre che la corte d’appello disponga che la pena o la misura di sicurezza sia eseguita in Italia.

Con quest’ultima pronuncia, i giudici, in via consequenziale, ai sensi dell’art. 27 della legge 11 marzo 1953, n. 87 (Norme sulla costituzione e sul funzionamento della Corte costituzionale), hanno anche dichiarato l’illegittimità costituzionale dell’art. 18-bis, comma 2, della legge n. 69 del 2005, nella formulazione introdotta dall’art. 15, comma 1, del decreto legislativo 2 febbraio 2021, n. 10 (Disposizioni per il compiuto adeguamento della normativa nazionale alle disposizioni della decisione quadro 2002/584/GAI, relativa al mandato d’arresto europeo e alle procedure di consegna tra stati membri, in attuazione della delega di cui all’articolo 6 della legge 4 ottobre 2019, n. 117), nella parte in cui non prevede che la corte d’appello possa rifiutare la consegna di una persona ricercata cittadina di uno Stato terzo, che legittimamente ed effettivamente abbia residenza o dimora nel territorio italiano da almeno cinque anni e sia sufficientemente integrata in Italia, nei sensi precisati in motivazione, sempre che la corte d’appello disponga che la pena o la misura di sicurezza sia eseguita in Italia.

Per la stessa Consulta, v. Due sentenze della Corte costituzionale affermano il necessario rispetto del diritto alla salute e alla non discriminazione tra cittadini europei e di Paesi terzi nell’esecuzione del mandato d’arresto europeo, in Sist. pen., 28 luglio 2023, in riferimento a  Corte cost., 17 luglio 2023 (dep. 28 luglio 2023), n. 177 e Corte cost. 6 luglio 2023 (dep. 28 luglio 2023), n. 178, Pres. Sciarra, rel. Viganò.

[13] In sist pen., 28 luglio 2023, cit. Altresì, Il mandato d’arresto europeo tra Corte di giustizia e Corte costituzionale (una prima lettura di due recenti sentenze del Giudice delle leggi), a cura di G. Colaiacovo, in Penale. Diritto e Procedura, 02 Agosto 2023, che richiama il caso Melloni (C. giust. UE, 26 febbraio 2013, C-399/11, in Cass. pen., 2013, p. 2066) e quello del  sovraffollamento  detentivo (C. giust. UE, 5 aprile 2016, C-404/15 e C-659/15, Aranyosi e Caldararu, in Cass. pen., 2016, 3470).

In tema, A. Martufi La Corte di giustizia al crocevia tra effettività del mandato d’arresto e inviolabilità dei diritti fondamentali, in Dir. pen. proc., 2016, p. 1243; E. Grisonich, MAE e diritto alla salute del ricercato: la risposta della Corte di giustizia alla Corte costituzionale italiana, in Proc. pen. Giust., 2023, in riferimento a Corte di giustizia UE, Grande Sezione, 18 aprile 2023, causa C-699/2: «La sentenza in esame assume notevole importanza sul piano del dialogo instaurato tra la Corte costituzionale italiana e i Giudici di Lussemburgo, in quel «quadro di costruttiva e leale cooperazione tra i diversi sistemi di garanzia» ribadito di recente, e a più riprese, dalla Consulta (C. cost., 30 luglio 2020, n. 182; C. cost., 10 maggio 2019, n. 117; C. cost., 14 dicembre 2017, n. 269). La decisione rappresenta invero la risposta al rinvio pregiudiziale sollevato dalla Corte costituzionale con ordinanza n. 216 del 2021 (C. cost., 18 novembre 2021, n. 216). Mediante tale provvedimento, la Corte di giustizia veniva, più precisamente, invitata a chiarire se l’art. 1, § 3, decisione quadro 2002/584/GAI, in materia di MAE, letto alla luce degli artt. 3, 4 e 35 CDFUE, dovesse essere interpretato nel senso che l’autorità giudiziaria di esecuzione, laddove ritenga che la consegna del ricercato, affetto da gravi patologie di carattere cronico e potenzialmente irreversibili, possa determinare il rischio di un grave pregiudizio per la sua salute, è tenuta a chiedere all’autorità giudiziaria emittente le informazioni in grado di escludere siffatto pericolo e a porre fine alla procedura di esecuzione, qualora non ottenga le dovute assicurazioni entro un termine ragionevole».

In tema, v. in tema, M.Gialuz – E.Grisonich, Crisi dell’Unione Europea e crepe nel reciproco riconoscimento, in Cass. pen., 2020, p. 2650; M. Bargis, Libertà personale e consegna, in R. E. Kostoris, Manuale di procedura penale europea, V ed., Giuffrè Francis Lefebvre, 2022, 463 e s.).

[14] Da ultimo, v. Penale. Mandato d’arresto europeo. MAE per il cittadino affetto da distrofia muscolare: è lecito? La questione viene affrontata nella pronuncia n. 34821 resa dalla Corte di Cassazione l’8 agosto 2023 (in Dir. Giust., agosto 2023) che richiama i principi espressi dalla Consulta nella sentenza n. 177/2023. Ecco i termini di Cass. pen., sez. feriale, ud. 8 agosto 2023 (dep. 10 agosto 2023), n. 34821, riassuntivamente: la vicenda nasce da un provvedimento emesso dalla Corte d'Appello di Napoli che accoglieva la richiesta di consegna di un cittadino italiano, in esecuzione del mandato di arresto europeo emesso dal Procuratore della Repubblica presso il Tribunale di Parigi. Le accuse nei confronti dell'indagato erano di associazione a delinquere e rapina commessi, reati commessi in Francia nel 2022 e per i quali veniva detenuto in regime di arresti domiciliari. La sentenza veniva impugnata dal ricorrente, che lamentava, per quanto qui interessa, l'incompatibilità del regime carcerario con il proprio stato di salute, in quanto affetto da distrofia muscolare progressiva. Il ricorso è inammissibile. Il Collegio giudicante osserva che la pronuncia adottata dalla Corte territoriale sia perfettamente in linea con il recentissimo arresto della Corte Costituzionale (sentenza n. 177/2023) che ha dichiarato non fondate le questioni di legittimità costituzionale degli artt. 18 e 18-bis della legge 22 aprile 2005, n. 69 (Disposizioni per conformare il diritto interno alla decisione quadro 2002/584/GAI del Consiglio, del 13 giugno 2002, relativa al mandato d'arresto europeo e alle procedure conseguenti.

[15] A. Bargi, Le insidiose oscillazioni della recente legislazione populista tra tutela della” sicurezza" e garanzia dei diritti fondamentali, in Arch. pen., Riv. quadr., fasc. 3, 2019, 674. V., pure, V. Manes, Diritto penale no-limits. Garanzie e diritti fondamentali come presidio per la giurisdizione, in Quest. giust., n.3, 26 marzo 2029.

[16] Cfr. M. R.Ferraese, Globalizzazione giuridica, in Enc. dir., Annali, IV, Milano, 2011, 563; M.R. Ferrarese, R. Dore, Globalizzazione, in Enciclopedia delle Scienze Sociali Treccani, on line sul sito web www.treccani.it/enciclopedia/globalizzazione (Enciclopedia-delle-scienze-sociali)/ (13 gennaio 2017).

[17] A. Gaito-E. N. La Rocca, Il controlimite della tutela dei diritti processuali dell’imputato: visioni evolutive delle Corti europee tra legalità e prevedibilità, in Arch. pen., Riv. quadr., 2019, fasc.n.1, 3, citandosi D. Negri, Dallo scandalo della vicenda Taricco risorge il principio di legalità processuale, ivi, 2015, 3 a proposito del richiamato “controlimite “; altresì, v. F. Viganò, Prescrizione e reati lesivi degli interessi finanziari dell’UE: la Corte d’appello di Milano sollecita la Corte costituzionale ad azionare i ‘controlimiti’, in Dir. pen. cont., 15 settembre 2015.

C. Cupelli, La Corte europea chiude il caso Tarico ed apre a un diritto penale “certo“, in riferimento a Corte cost., sent. 10 aprile 2018 (dep. 31 maggio 2018) n. 115, Pres. e Red. Lattanzi, in Dir. pen. cont., 4 giugno 2018: «Con il deposito della sentenza n. 115 del 2018, avvenuto lo scorso 31 maggio, la Corte costituzionale chiude definitivamente il caso Taricco e sugella la vittoria della strategia diplomatica messa in atto a tutela dei principi fondamentali dell’ordinamento costituzionale interno, e in particolare del principio di legalità in materia penale, aprendo al contempo nuovi scenari per un futuro diritto penale europeo ‘certo’ e a base legislativa». Cfr. R. Bin, Taricco Tango. Quale sarà il prossimo passo?, ivi, 5 aprile 2018, 2 s.; D. Negri, Diritto costituzionale applicato: destinazione e destino del processo penale, in Proc. pen. giust., n.2, 2019, 553 s.; Id., Il dito della irretroattività sfavorevole e la luna della garanzia giurisdizionale: la posta in gioco dopo la sentenza Corte di Giustizia UE, Taricco, in Arch. pen., 2016, 650 s.; nonché R. Bin, Critica della teoria dei diritti, Milano, Franco Angeli, 2018, 63 s.

[18] Corte cost., 27 dicembre 1973  n. 183.

[19] L’uso del corsivo sottolinea che tale formula euristica non pare all’A. che registri  precedenti, cosicché dovrebbe risultare adottata per la prima volta in questa sede.

[20] Così, Mazza, Cedu e diritto interno, in Le ragioni del garantismo, diretta da Gaito – Marzaduri – Mazza - Dinacci, I princìpi del processo penale, cit., 3-4: «Il processo equo tratteggiato dalle sentenze di Strasburgo è diventato un modello universale di procedura penale attenta ai diritti dell’imputato da importare in tutte le giurisdizioni nazionali degli Stati membri del Consiglio d’Europa, ma anche da esportare nelle giurisdizioni internazionali, basti pensare ai Tribunali sulla ex-Jugoslavia e sul Rwanda o allo statuto della Corte penale internazionale». Cfr. R. E. Kostoris, Equità processuale e manipolazione delle garanzie, in P. Pinto de Albuquerque, I diritti umani in una prospettiva europea. Opinioni dissenzienti e concorrenti (2016-2020), a cura di A. Saccucci, Editoriale Scientifica, 2021, 747 s.; Id., Per una “grammatica” minima del giudizio di equità processuale, in Riv. It. dir. e proc. pen., 2020, 1675 s.

Per la giurisprudenza più recente, v.  Art. 6 CEDU, C. eur. dir. uomo, sez. II, sent. 11 maggio 2023, Lalik c. Polonia, Equità processuale - condanna fondata sulla confessione resa in un interrogatorio di polizia non documentato e senza il difensore – violazione, in Sist. pen., 27 giugno 2023, a cura di C. Pagella e V. Sirello; Art. 6 CEDU, C. eur. dir. uomo, sez. I, sent. 15 giugno 2023, Roccella c. Italia, Equità processuale – ricorrente assolto dal giudice di pace – prosecuzione del processo penale avanti al tribunale per i soli interessi civili su appello della parte civile – non violazione, ivi, 31 luglio 2023, a cura di L. Franzetti e P. Concolino.

In dottrina, v. F. Cassibba, Violazione della difesa tecnica ed equità processuale, in Riv. it. dir. proc. pen., 2017,  1211 s.

[21] Per tutti, v. R.E. Kostoris, Diritto europeo e giustizia penale, in Aa. Vv., Manuale di procedura penale europea, a cura di R.E. Kostoris, Milano, Giuffrè, 2022.

[22] Si è scritto, e con una certa enfasi, che il giudice nazionale deve riguardarsi come «primo giudice del diritto europeo» (F. Viganò, Fonti europee e ordinamento italiano, in F. Viganò e P. Mazza (a cura di), in Dir. pen. proc., 2011, Gli speciali, Europa e giustizia penale, 4).

[23] Mazza, Cedu e diritto interno, in Le ragioni del garantismo, diretta da Gaito – Marzaduri – Mazza - Dinacci, I princìpi del processo penale, cit., 5, ricordando che nel 1955 è stata resa esecutiva la CEDU nel nostro Paese (L. 4 agosto 1955, n. 848) e citando, al riguardo, M. Chiavario, La Convenzione europea dei diritti dell’uomo nel sistema delle fonti normative in materia penale, Milano, Giuffrè, 1969. Più recentemente, v. S. Buzzelli, Giusto processo, modelli processuali e legalità processuale, in G. Ubertis e F. Viganò, Corte di Strasburgo e giustizia penale, Torino, Giappichelli, 2016, 129, sulle «regole che mirano a costruire una rete protettiva a garanzia del diritto alla libertà personale e a tutela dello svolgimento del processo equo…art. 6 Cedu».

R. E. Kostoris,  CEDU e cultura giuridica italiana. Cedu e processualpenalisti. Intervista di Roberto Giovanni Conti a Roberto E. Kostoris e Stefano Ruggieri, in www.giustiziainsieme.it, 20 marzo 2020. In precedenza, i suggestivi passaggi di M. Pisani, Il processo penale “europeo“: problemi e prospettive, in Riv. dir. proc., 2004, 635 s.

[24] P. Spaziani,  DIRITTO UE - Ampliamento della giurisdizione oggettiva e nuovi limiti del giudicato dopo la sentenza della Corte di Giustizia UE del 17 maggio 2022 (cause riunite C-693/19 e C-831/19), in Giust. Ins., 23 dicembre 2022: «La sentenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 17 maggio 2022 (cause riunite C-693/19 e C-831/19), emessa insieme ad altre pronunce sul medesimo tema della speciale protezione attribuita ai consumatori dal diritto dell’Unione, ha stabilito, tra l’altro, che l’art. 6, par. 1, e l’art. 7, par. 1, della direttiva 93/13/CEE del Consiglio, del 5 aprile 1993, concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori, ostano ad una normativa nazionale la quale prevede che, qualora un decreto ingiuntivo emesso da un giudice su domanda di un creditore non sia stato oggetto di opposizione proposta dal debitore, il giudice dell’esecuzione non possa - per il motivo che l’autorità di cosa giudicata di tale decreto ingiuntivo copre implicitamente la validità delle clausole del contratto che ne è alla base, escludendo qualsiasi esame della loro validità - successivamente controllare l’eventuale carattere abusivo di tali clausole».

Considera l’A., nel relativo commento, «l’esigenza di effettività della tutela del consumatore, realizzata dal diritto comunitario, avuto riguardo all’interesse superindividuale oggetto di tale protezione, implica l’attribuzione al giudice nazionale, non solo del potere, ma anche del dovere di esaminare, pure in difetto di domanda di parte, l’eventuale carattere abusivo della clausola contrattuale».

Corte di giustizia dell’Unione Europea, Comunicati stampa, n. 123/2023, 13 luglio 2023, Conclusioni dell'Avvocato generale nella causa C-261/22 GN, Spazio di libertà, sicurezza e giustizia. Secondo l’avvocato generale Ćapeta, l’esecuzione di un mandato d’arresto europeo emesso nei confronti di una madre di figli minorenni può essere rifiutata qualora ciò sia nell’interesse superiore del minore.

G. Caneschi, La tutela dei diritti umani nel procedimento di estradizione, in Riv. it. dir. proc. pen., 2019, 1741.

[25] V., per tutti, F. Viganò, La tutela dei diritti fondamentali della persona tra corti europee e giudici nazionali, in Quad. cost., 2019, n. 2, 481-499 (shorter version in R. Chenal, I. Motoc, R. Spano, L.-A. Sicilianos (eds.), Regards croisés sur la protection nationale et internationale des droits de l’homme – Intersecting views on National and International Human Rights Protection, Wolf Legal Publishers, 2019).

[26] Nel senso «bisogna lasciar emergere il significato storico-evolutivo di un concetto o anche quello valoriale, ammettendo, in quest’ultimo caso, che la Costituzione possa essere oggetto del c.d. mutamento costituzionale», v. E. Di Salvatore, Interpretazione e nozioni della Costituzione, in Costituzionalismo,it., n.1/2023,3. Cfr. G. Azzariti, Interpretazione e teoria dei valori: tornare alla Costituzione, in L’interpretazione della legge alle soglie del XXI secolo, a cura di F.Palazzo, Napoli 2001, 247.

[27] Cfr. L. Ferrajoli,  Il futuro del costituzionalismo, in costituzionalismo,it., 22 settembre 2022, ,184: «Tutto il diritto internazionale, tutte le istituzioni e le organizzazioni internazionali sono pertanto modellati sul paradigma dello Stato nazionale sovrano. Sono gli Stati i soli attori e destinatari del diritto internazionale».

[28] Per tutti, v. R. Bin-G.Pitruzzella, Diritto costituzionale, Torino, Giappichelli, 2012, 119-120 sulla «distinzione tra costituzioni flessibili e costituzioni rigide…sono rigide…quelle che dispongono, per la modificazione del testo costituzionale, un procedimento…più gravoso di quello previsto per la formazione delle leggi ordinarie…per le costituzioni rigide, è normale invece che la prevalenza della Costituzione sulla legge ordinaria sia garantita da un giudice».

[29] Specialmente, v., nella sezione riservata ai “Diritti fondamentali tutelati“,  E. Marzaduri, Presunzione d’innocenza e tutela della libertà personale dell’imputato nella giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo, in Le ragioni del garantismo, diretta da A. Gaito – E. Marzaduri - O. Mazza - F. R. Dinacci, I princìpi del processo penale, a cura di A. Gaito, Roma, Dike, 2016, 169 s.

Altresì, v. A. De Caro, Presunzione d’innocenza, oneri probatori e regole di giudizio, ivi, 401 s.

D’altra parte, v. E. M. Mancuso, Obbligo di rispettare i diritti dell’uomo, in G. Ubertis e F. Viganò, Corte di Strasburgo e giustizia penale, Torino, Giappichelli, 2016, 35.

[30] Sui rapporti con l’Europa, v. Di Salvatore, Interpretazione e nozioni della Costituzione, cit., 7: «non sembra possibile predicare l’esistenza di un parametro di validità cui ancorare la stessa Costituzione; a meno di non ritenere (e volendo tralasciare di considerare la specifica relazione tra norme che si ha in seguito all’assunzione degli obblighi internazionali da parte dello Stato) che i limiti derivanti oggi dai processi di europeizzazione del diritto si risolvano non già in una precedenza nella applicazione del diritto dell’Unione europea, ma in una precedenza nella validità dello stesso, sancita direttamente dai Trattati. Il che non pare seriamente sostenibile» e che, a nota n.31, accenna al «problema dei c.d. controlimiti».

[31] M. Losana, La perdurante ambiguità dei diritti sociali europei, in Costituzionalismo.it, n.1, 2022, 113: «il principio di attribuzione era percepito come una garanzia sufficiente a scongiurare l’ipotesi che il diritto comunitario entrasse in conflitto con i diritti (anche sociali) sanciti dalle Costituzioni nazionali. In questa prospettiva non si rendeva necessario garantire anche a livello comunitario quanto già riconosciuto a livello nazionale».

[32] Gaito-La Rocca, Il controlimite della tutela dei diritti processuali dell’imputato: visioni evolutive delle Corti europee tra legalità e prevedibilità, cit., 4, e pure nel richiamo di D. Negri, Dallo scandalo della vicenda Taricco risorge il principio di legalità processuale, in Arch. pen., 2015, 3.

Da ultimo, in prospettiva, v. L. Gianniti, Prime riflessioni attorno alla conferenza sul futuro dell'Europa, in Diritto Pubblico Europeo - Rassegna online, 2023, fasc. 1, 6 s.

[33] Cfr. P. Bilancia-E. De Marco, La tutela multilivello dei diritti. Unti di crisi, problemi aperti, momenti di stabilizzazione, Milano, Giuffrè, 2004. Sceglie di appellarlo “ordinamento integrato“ - dal combinarsi dell’ordinamento nazionale con quello ascrivibile al sistema della C.e.d.u. - E. Selvaggi, Il nuovo ruolo del giudice in un ordinamento integrato, in www.europeanrights.eu, 2011, 1 s.

[34] R. E. Kostoris, Verso un processo penale non più statocentrico, in A. Balsamo – R. E. Kostoris (a cura di), in Giurisprudenza europea e processo penale italiano, Torino, Giappichelli, 2008, 7.

[35] R. M. Geraci, Sentenze della Corte E.D.U. e revisione del processo penale. I. Dall’autarchia giudiziaria al rimedio straordinario, in Il processo penale contemporaneo, collana diretta da P. Ferrua – L. Kalb – A. Scafati – A. Scella, Roma, Dike, 2012, 5, richiamando l’A., della Corte costituzionali, le note “sentenze gemelle“ n. 348 e 349 2007, sul rango di “norme interposte“ delle previsioni C.e.du. come interpretate dalla Corte di Strasburgo.

[36] V. Corte EDU, GC, Moreira Ferreira c. Portogallo, 11 luglio 2017, (n. 2), n. 19867/12.

[37] Al riguardo, v. S. Bernardi, La Grande Camera di Strasburgo sulle competenze della Corte in materia di esecuzione delle sentenze europee da parte degli Stati: una scelta di self restraint?, in www.penale contemporaneo.it, 10 novembre 2017.

[38] G. De Amicis, Gli approfondimenti della riforma Cartabia - 8. Prime riflessioni sulla nuova “revisione europea”, in Giust. Ins., 20 febbraio 2023, che richiama Corte costituzionale (sent. n. 93 del 27 aprile 2018). L’A. addita, in tali casi, l’intervento della Corte di Cassazione: «è evidente che un ulteriore incremento delle prerogative della Corte di legittimità…potrebbe derivare dalla ratifica del Protocollo addizionale n. 16 alla Convenzione europea, che prevede, come è noto, un meccanismo di consultazione preventiva  affidato alle più alte giurisdizioni nazionali».

F. Giunchedi, Le malpractices nella digital forensics, in Arch. pen., 2013, 3, 826, il quale precisa che l’adozione di protocolli operativi (S.O.P) riduce in rilevante misura i rischi, permettendo di applicare la miglior tecnica disponibile, poiché l’irripetibilità del dato digitale non ammette errori, pena lo smarrimento del patrimonio conoscitivo in essi contenuto. V. anche Id, Gli accertamenti tecnici irripetibili (tra prassi devianti e recupero della legalità), Torino, 2009, passim.

[39] V., con compiutezza e lucidità d’analisi, F. Giunchedi, La tutela dei diritti fondamentali previsti dalla CEDU: la Corte europea dei diritti dell’uomo come giudice di quarta istanza?, in Arch. penale, 2013, 113-139.

[40]  U. Villani, Dalla Dichiarazione universale alla Convenzione europea dei diritti dell’uomo, Bari, Cocucci, 2015, 18.