NEWS DI OTTOBRE 2021

 

NEWS DALL'UE SULL'AMBIENTE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

GLIFOSATO: PESTICIDA DANNOSO, MA IN EUROPA È AUTORIZZATO FINO AL 15 DICEMBRE 2022.

Nel 2017 la Commissione Ue diede l'ultima autorizzazione all'utilizzo del pesticida glifosato, un agente chimico (diserbante) utilizzato soprattutto in agricoltura; l’uso del pesticida in Europa è autorizzato fino al 15 dicembre 2022.

La dannosità di tale elemento è stata dimostrata, tuttavia in Europa il dibattito per il suo utilizzo ed eventuale eliminazione, è ancora aperto; pare che la Commissione, attraverso il Green Deal e la strategia Farm to Fork, sia ormai propensa a tagliare definitivamente l'utilizzo di quasi tutti i pesticidi in agricoltura.

Fuori Ue, negli Stati Uniti, il più diffuso pesticida è il Roundup, prodotto dalla Bayern – Monsanto e utilizzato soprattutto  nel settore agricolo, ma a volte anche in altri ambienti (campi da golf).

Lo studio tedesco "Pesticidi e prodotti correlati ai pesticidi nell’aria in Germania",  già pubblicato nel 2019, oggi validato da un processo di peer-review, e pubblicato sulla rivista Environmental Sciences Europe, ha rilevato che purtroppo il pesticida si lega alle particelle di polvere e quindi viaggia col vento; in Germania è stato trovato in tutti i 69 siti monitorati, anche in aree protette.

Un altro studio, invece, presentato a luglio e firmato da Francia, Olanda, Svezia e Ungheria sostiene che il glifosato non ha proprietà cancerogene, non è mutageno e non è nemmeno tossico per la riproduzione, dando così motivi per il suo utilizzo. (Il documento tuttavia rimanda ad un approfondimento sull' l’impatto sulla biodiversità).

fonte: rinnovabili

 

GAS SERRA: L'UE VUOLE TAGLIARNE IL 65% E CHIEDE ANCHE DI PIÙ ALL'ITALIA.

CAN Europe (Climate Action Network , la principale coalizione di ONG in Europa che combatte i pericolosi cambiamenti climatici) ha pubblicato il dossier "1.5°C Pathways for Europe: Achieving the highest plausible climate ambition", in cui definisce i sistemi per centrare l'obiettivo di Parigi, cioè tagliare le emissioni del65% rispetto i livelli del 1990, 10 punti percentuali sopra la soglia attuale; l’Italia, già oggi, dovrebbe di ridurle del 67-73%.

I metodi:

-1) ridurre drasticamente le emissioni più deciso, per arrivare a net-zero nel 2040, dieci anni in anticipo rispetto alla data fissata ad oggi da Bruxelles.

-2) eliminare, entro il 2040 le fonti fossili in tutti i settori e avvalersi di un mix energetico al 100% rinnovabile entro 20 anni.

-3) dimezzare entro il 2040 l’attuale domanda di energia, attraverso l’efficienza energetica.

CAN Europe: "Indipendentemente dalla scelta tecnologica, c’è un dato di fatto: se l’UE riduce fortemente il suo consumo di energia moltiplicando le sue capacità di energia rinnovabile durante questo decennio, l’UE può ancora contribuire con la sua giusta quota per limitare l’aumento della temperatura a 1,5°C. Il pacchetto “Fit for 55” deve diventare un “pacchetto Fit for 1.5”".

Sull’Italia, CAN Europe: "...l’indicazione all’inizio del 2021 del Ministro per la transizione ecologica che l’Italia avrebbe fissato un obiettivo di riduzione delle emissioni del 60% per il 2030 deve ancora portare a un impegno concreto...l’Italia ha l’opportunità ideale per aumentarlo fino a raggiungere l’intervallo di 1,5°C derivato in questo rapporto del 67-73% al di sotto dei livelli del 1990 (escluse emissioni LULUCF)".

fonte: rinnovabili

 

LE API HANNO UN RUOLO FONDAMENTALE PER LA RIPRODUZIONE DELLE PIANTE: SAREBBE IL CASO DI NON ESTINGUERLE.

Il Centre for Integrative Biodiversity Research tedesco ha pubblicato il primo studio globale (basato sull’analisi dei dati disseminati in 1.528 diversi esperimenti riportati dalla letteratura scientifica, che rappresentano quasi 1.200 specie da 143 famiglie provenienti da tutti i continenti eccetto l’Antartide) sul ruolo delle api nella riproduzione delle piante, rivelando che la scomparsa degli insetti impollinatori minaccia il 50% delle specie note e il 30% non sarebbe in grado di autofecondarsi; considerando anche che molte delle specie che hanno capacità di autofecondazione subiscono comunque un calo di fertilità dell’80%.

James Rodger, lo scienziato che ha guidato la ricerca: "Studi recenti mostrano che molte specie di impollinatori sono diminuite di numero, alcune addirittura si sono estinte. La nostra scoperta che un gran numero di specie di piante selvatiche si affida agli impollinatori mostra che il loro declino potrebbe causare gravi interruzioni negli ecosistemi naturali".

fonte: rinnovabili

 

ACQUACOLTURA: UN POTENZIALE SOSTENIBILE PER LA DIFESA DELL'AMBIENTE E PER LA NOSTRA SALUTE.

Lo studio "Environmental performance of blue foods", pubblicato su Nature da di team internazionale di ricercatori guidato dimostra che l’acquacoltura ha un grande potenziale di diventare più sostenibile.

E' evidente la sostenibilità del consumo di bivalvi e alghe, che non hanno bisogno di essere alimentati e possono rimuovere dall’acqua l’inquinamento da azoto e fosforo, proveniente soprattutto dall’agricoltura terrestre; lo studio è basato su tutti gli alimenti acquatici.

Dal dossier: "Con l’aumento della domanda di alimenti blu in tutto il mondo, abbiamo bisogno di una migliore comprensione del confronto tra le pressioni ambientali in questo gruppo eterogeneo di alimenti, in modo da poter garantire un’alimentazione non solo nutriente, ma anche sostenibile...Le alghe e i bivalvi d’allevamento, come cozze e ostriche, producono il minor numero di emissioni di gas serra e nutrienti e utilizzano meno terra e acqua. Anche la pesca di cattura comporta poche emissioni di nutrienti e un uso limitato di terra e acqua, ma le emissioni di gas serra variano da quelle relativamente basse, come per le sardine e il merluzzo, a quelle relativamente alte per i pesci piatti e le aragoste, rispetto al pesce d’allevamento...Le alghe e i bivalvi d’allevamento, come cozze e ostriche, producono il minor numero di emissioni di gas serra e nutrienti e utilizzano meno terra e acqua. Anche la pesca di cattura comporta poche emissioni di nutrienti e un uso limitato di terra e acqua, ma le emissioni di gas serra variano da quelle relativamente basse, come per le sardine e il merluzzo, a quelle relativamente alte per i pesci piatti e le aragoste, rispetto al pesce d’allevamento". Per la pesca in mare aperto, dove il consumo di carburante è la principale preoccupazione, i ricercatori dicono che «Il passaggio a attrezzi più efficienti (come le reti da traino) che si traduce in un minor consumo di carburante, potrebbe portare a riduzioni delle emissioni fino al 61% e limitare potenzialmente anche i danni all’ecosistema. Fare in modo che i pescherecci utilizzino combustibili a basse emissioni è un’altra strada, sebbene tale soluzione sia ancora su un orizzonte relativamente lontano... Questa nuova serie di metriche standardizzate può essere utilizzata per confrontare gli impatti ambientali degli alimenti blu per orientare la produzione futura verso una riduzione delle emissioni e dell’uso delle risorse".

fonte: greenreport

 

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NEWS DALL'UE SULL'AMBIENTE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

BIOLUBRIFICANTI: VALIDA ALTERNATIVA AI TRADIZIONALI OLI DERIVATI DAL PETROLIO.

Recentemente NextChem e Fondazione Ecosistemi hanno presentato il primo rapporto sui biolubrificanti, evidenziando le pratiche e i benefici legati a questi prodotti.

Si ricavano dal girasole, dalle brassicacee (tra cui la colza) e altre specie oleaginose; sono impiegati, per esempio, nell'industria tessile, conciaria, cartaria, metallurgica, metalmeccanica, estrattiva e di escavazione, agroalimentare, farmaceutica e in agricoltura; sono quindi compatibili con l’ambiente e, cosa più importante, biodegradabili; sono inoltre meno impattanti sulla riduzione dell'ozono e sull’acidificazione delle piogge.

Un altro significativo  vantaggio si rileva nella riduzione del petrolio e nella riduzione delle emissioni di gas climalteranti: si stima circa un 28% di CO2 in meno dalla produzione all’utilizzo.

-A livello mondiale il settore ha superato, nel 2016, i 2 miliardi di dollari di valore. inoltre è prevista una crescita significativa, fino ai 3,98 miliardi di dollari entro la fine del 2025.

-In Europa rappresentano circa il 5% del totale del mercato complessivo dei lubrificanti, con un consumo stimato che si aggira intorno alle 100.000 tonnellate per quelli di origine vegetale.

-L’Italia è piuttosto indietro nel settore, anche se l’interesse sta progressivamente crescendo, soprattutto a livello industriale e nonostante diverse imprese possiedano un significativo know how che le ha spinte sul mercato europeo.

fonte: rinnovabili

 

MALDEPURAZIONE: LA  CORTE EUROPEA CONDANNA L’ITALIA.

La sentenza  della Corte Ue ("L’Italia ha violato le norme Ue sulla raccolta, trattamento e scarico delle acque reflue urbane di centinaia di aree sensibili dal punto di vista ambientale") si riferisce alla decisione adottata dalla Commissione sulle condizioni dei sistemi di trattamento delle acque reflue nelle zone sensibili del bacino drenante nel Delta del Po e nell’Adriatico, del lago di Varese, del lago di Como e del bacino drenante del Golfo di Castellammare (Sicilia).

Per lo stesso tipo di violazioni nel 2018 l’Italia era già stata condannata a pagare (e continua...) 25 milioni di euro di multa; ora si aggiunge una penalità di 30 milioni, a quali si aggiunge una penalità di 30 milioni che continuerà a scattare ogni sei mesi fino al ristabilimento di una situazione di conformità con quanto previsto dalle disposizioni europee.

fonte: lanuovaecologia

 

ANCHE IL SETTORE DEL CEMENTO SI IMPEGNA A TAGLIARE LA CO2 ENTRO IL 2050.

La Global Cement and Concrete Association (GCCA) che riunisce 40 dei produttori più grandi del pianeta e l’80% dell’industria con sede al di fuori della Cina, promette la neutralità climatica entro il 2050; Thomas Guillot, ad del GCCA:" Questo è un traguardo importante, è una grande cosa. Il calcestruzzo è il secondo materiale più utilizzato al mondo dopo l’acqua...Siamo il primo settore a farlo come impegno congiunto, ma spero che ce ne saranno molti di più e questo ispirerà molti altri a fare lo stesso".

Il colosso si impegna ad agire senza input statali; tuttavia rimangono dubbi circa le tecnologie (che ad oggi sono poco diffuse e non hanno un vero mercato ) per la cattura e lo stoccaggio della CO2, che dovrebbero abbattere 1/3 delle emissioni di settore fra il 2030 e il 2050.

fonte: rinnovabili

 

ENERGIA EOLICA: IN ARRIVO STUDI SUL SUO POTENZIALE IN UN AMBIENTE URBANO COMPATTO.

La ricercatrice Yu-Hsuan Juan ha studiato come migliorare il potenziale dell’eolico urbano in un ambiente compatto, evidenziando come una corretta progettazione dei grattacieli (diffusi ormai in tutto il mondo) potrebbe originare  energetica pulita.

La dottoressa ha utilizzato diversi parametri come il layout urbano, il design degli angoli degli edifici e la densità cittadina; ha evidenziato che la distanza tra gli edifici (molto ridotta nelle aree più dense), può aumentare significativamente la velocità media del vento e il potenziale eolico.

Per lo studio del vento sono necessarie sofisticate tecnologie: "...come strumento efficace per la progettazione urbana in fase iniziale, le simulazioni che utilizzano la fluidodinamica computazionale (CFD) sono state riconosciute come uno strumento chiave per analizzare il potenziale dell’energia eolica urbana".

L’Eindhoven University of Technology, che riporta i risultati di questo studio: "Sarebbe un enorme spreco se non si sfruttassero tali strutture per la produzione di energia...Quando il vento passa attraverso gli spazi ristretti tra i grattacieli, possono verificarsi accelerazioni convertibili in altre forme di energia".

fonte:rinnovabili

  

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NEWS DALL'UE SULL'AMBIENTE-ULTIME DI SETTEMBRE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

In arrivo 10 impegni concreti per trasformare il sistema agroalimentare italiano

In occasione dell'Open Forum (organizzato a latere della riunione dei Ministri G20 dell’Agricoltura) sull’agricoltura sostenibile che ha avuto luogo nel Teatro della Pergola di Firenze, è stata presentata  la carta dei punti chiave necessari per attuare una reale trasformazione del sistema agroalimentare italiano:

1) implementare processi produttivi attenti alla salvaguardia dell’ambiente e alla protezione della biodiversità

2) promuovere l’educazione alimentare e la Dieta Mediterranea quale regime alimentare di riferimento

3) valorizzare la “buona cittadinanza d’impresa”, promuovendo relazioni positive con le comunità e i territori di riferimento

4) adottare, all’interno della filiera, ogni strumento utile per garantire il rispetto della sostenibilità sociale e ambientale e la tutela dei diritti dei lavoratori

5) integrare i principi della sostenibilità ambientale e sociale nelle strategie e nelle politiche aziendali

6) promuovere, nei processi produttivi interni e lungo la filiera, l’adozione dell’innovazione tecnologica, organizzativa e sociale, come fattore chiave per assicurare la sostenibilità e la sicurezza alimentare

7) adottare meccanismi di valutazione sui progressi nell’attuazione dell’Agenda 2030

8) rafforzare le reti e le alleanze fra imprese 

9) favorire formazione e aggiornamento delle risorse umane

10) allineamento agli obiettivi condivisi a livello internazionale in tema di transizione verde e digitale

fonte: lanuovaecologia

 

Greenpeace, Legambiente e Wwf criticano le procedure pro-fossili messe in moto dal  Ministero della Transizione Ecologica.

In attesa della COP26 e  in assenza dell’adozione del PiTESAI, (Piano per la Transizione Energetica Sostenibile delle Aree Idonee), sono stati avviati procedimenti autorizzativi vecchi e nuovi (che erano stati sospesi sino a fine settembre) e che, secondo Greenpeace, Legambiente e Wwf "ricominceranno a minacciare circa 91mila chilometri quadrati di mare e 26mila kmq sulla terraferma".

Le organizzazioni ambientaliste dichiarano: "Abbiamo la netta impressione che qualcuno abbia voluto bluffare per mettere tutti di fronte al fatto compiuto. Come abbiamo denunciato nelle nostre Osservazioni mandate il 13 settembre al termine dei 60 giorni concessi per la consultazione, la proposta di PiTESAI, presentata con grande ritardo in VAS il 15 luglio scorso, è una scatola vuota, a malapena un ‘documento di indirizzo’ senza alcun impegno serio, coerente con  il target di decarbonizzazione al 2050 concordato con l’Europa e quindi con la necessità di indicare un  tassativo termine di tempo per la cessazione di qualsiasi concessione e per la dismissione progressiva delle piattaforme in Italia. Non era quindi materialmente possibile che si arrivasse ad integrare il Piano e a farlo adottare, nei 16 giorni successivi alla chiusura il 14/9 delle consultazioni per la VAS. Troviamo che sia singolare che al MiTE nessuno si sia allarmato visto che, dopo la riorganizzazione dei Ministeri del marzo scorso, in questo dicastero convivono sia la direzione che ha redatto la proposta di Piano che quella che deve valutarlo!.."

Concludono:..."Mentre ripartono le istanze, langue il piano di decommissioning delle 34 piattaforme (l’80% delle quali nella fascia di interdizione di 12 miglia dalle coste e il 50% senza Valutazione di Impatto Ambientale) che erano state individuate nel “Programma italiano di attività per le dismissioni piattaforme offshore”, redatto a fine 2018 dopo due anni di confronto tecnico tra lo stesso Ministero dello Sviluppo Economico, l’allora Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare, il Ministero dei Beni e delle Attività Culturali, Assomineraria (l’associazione di categoria dei petrolieri) e le associazioni ambientaliste (Greenpeace, Legambiente e Wwf). Sono ad oggi solo 5 le piattaforme poste in dismissione, 3 delle quali erano interessate da progetti di riutilizzo".

fonte: greenreport 

 

Il temuto aumento bollette luce e gas è oggi reale: il  biogas salverà il clima e il nostro salvadanaio.

La spesa annuale sarà, secondo Coldiretti, di 300 euro; l'effetto negativo della spesa energetica sarà duplice: oltre a ridurre il potere di acquisto delle famiglie, aumenterà anche i costi delle imprese.

Coldiretti ricorda anche l'aumento dei prezzi dei carburanti, dalla benzina al gasolio, considerando che l’85% delle merci viaggia su strada e i costi dei trasporti arrivano ad incidere fino dal 30 al 35% su prodotti freschi per frutta e verdure.

Secondo Coldiretti  è necessario che il Paese si avvalga di "una riserva energetica sostenibile", come il biometano, il cui potenziale, secondo Coldiretti, potrà essere aumentato attraverso il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr), arrivando alla produzione del 10% di gas rinnovabili nella rete del gas nazionale.

fonte: alternativasostenibile

 

Gli impianti industriali inquinanti  sono ancora un primato europeo e l'Italia è al primo posto.

Secondo il rapporto Considering the costs of industrial pollution, che si basa sui dati dell’E-PRTR (European Pollutant Release and Transfer Register - registro integrato di emissioni e trasferimenti di inquinanti che raccoglie le informazioni provenienti da più di 11.500 siti in tutta Europa), dell’Agenzia europea per l’ambiente (EEA)" tagliare i costi dell’inquinamento industriale farebbe respirare (in tutti i sensi) l’economia europea: la cifra è pari al 2-3% del PIL del continente e supera il prodotto interno lordo di molti paesi membri."

Secondo l'EEA, mentre l’industria europea sta progredendo nel ridurre le emissioni è indietro sulla produzione di sostanze inquinanti  come ammoniaca e ossidi di azoto, particolato sottile PM10 e anidride solforosa, ma anche composti organici volatili non metanici, metalli pesanti (arsenico, cadmio, cromo, mercurio, nichel, piombo) e inquinanti organici come il benzene, le diossine e i furani.

In Italia si trovano alcuni dei 200 siti più inquinanti e in altri Paesi come Germania, Gran Bretagna, Polonia e Spagna.

fonte: rinnovabili