PER UNA MOBILITÀ SEMPRE PIÙ ECOSOSTENIBILE E QUALE SETTORE CRUCIALE PER LA RIPRESA ECONOMICA POST-COVID.

Presentazione da parte di Foroeuropa di tre importanti studi prodotti di recente dalla Fondazione Caracciolo, Centro Studi della Federazione facente capo all'ACI (Automobile Club d'Italia).

 

Questo il testo:

"La Fondazione Caracciolo-Centro Studi della Federazione ACI si presenta quale Istituto di ricerca indipendente e senza fini di lucro, costituito allo scopo di realizzare e promuovere studi e ricerche nei settori dei trasporti, della sicurezza stradale e della mobilità accessibile e sostenibile dal punto di vista energetico e ambientale, economico e sociale.

Ringraziamo la Presidente della Fondazione, Dottoressa Giuseppina Fusco, di averci consentito di mettere a disposizione dei nostri lettori tre interessantissimi studi che la Fondazione stessa ha pubblicato di recente e di cui indichiamo i titoli, con i relativi Link di accesso: 1) "Metro Policy-Politiche ecorazionali per la mobilità urbana", dicembre 2020 (Link: www.foroeuropa.it/documenti/rivista/Metropolicy2020.pdf); 2) "La mobilità al tempo del Coronavirus - Indagine sulla mobilità dei soci dell'ACI Roma", gennaio 2021 (Link: www.foroeuropa.it/documenti/rivista/IndaginemobilitasociACI2021.pdf): 3) "Il rinnovo del parco veicolare italiano per una mobilità più sicura, equa e sostenibile", febbraio 2021 (Link: www.foroeuropa.it/documenti/rivista/Ilrinnovodelparcoita2021.pdf).

Il primo studio - Metro Policy/Politiche ecorazionali per la mobilità urbana- parte dalla constatazione che l'attenzione posta nell'ultimo ventennio ai temi del riscaldamento globale e dell'inquinamento ambientale ha indotto le istituzioni internazionali ed europee ad occuparsi delle politiche ambientali, cercando di trovare punti di contatto nelle analisi e comunità d'azione tra i vari Stati.

Il che ha fatto emergere dati di assoluto rilievo, tra cui quello che oltre il 65% dei cittadini europei si muove all'interno di grandi agglomerati e la tendenza si stima in aumento, fino a raggiungere l'80% nel 2050 e, per quel che concerne l'Italia, quasi 20 milioni di persone (un terzo circa della popolazione nazionale) vivono e si spostano nell'ambito urbano delle grandi città. Il mezzo di spostamento prevalente è l'auto personale, ad oggi in prevalenza basata sulla combustione di carburanti. Un parco circolante, quello delle autovetture private, caratterizzato, soprattutto in alcuni ambiti territoriali, da una percentuale elevata di veicoli vecchi, maggiormente insicuri e inquinanti.

Ma lo studio ha lo scopo e il merito di non fermarsi a registrare e documentare gli aspetti nocivi della mobilità urbana, ma, basandosi sui dati e sulle strategie della lotta ai cambiamenti climatici a partire dal protocollo di Kyoto (1997), indica anche i fattori di miglioramento della qualità dell'aria che sono andati via via registrandosi nelle nostre città per effetto dell'evoluzione dei motori e dei progressi ottenuti dalla ricerca sui carburanti. E pone altresì in evidenza il ruolo importante che hanno sin qui avuto ed ancor possono avere nel prossimo futuro gli interventi locali mirati ad obiettivi ecorazionali di ecosostenibilità della mobilità, quali il decentramento e la delocalizzazione dei servizi, la sensibilizzazione dell'uso della mobilità alternativa (sharing mobility e mobilità dolce) e l’incremento dello smart working.

Il secondo studio - La mobilità al tempo del Coronavirus/Indagine sulla mobilità dei soci dell'ACI Roma - costituisce, come si legge nell'Introduzione a cura della Presidente Fusco, la risposta all'interrogativo che la Fondazione si è posta, sull'impatto che l'esperienza pandemica avrà sulle abitudini di spostamento degli italiani quando l'onda del drammatico tsunami si sarà ritirata, anche alla luce delle attese di soluzioni alternative all'uso dell'auto privata. Ai fini della risposta è stato ritenuto utile e interessante promuovere, in collaborazione con l'Automobile Club di Roma, un'indagine rivolta agli oltre 64.000 soci di quest'ultimo, che rappresentano una popolazione territorialmente concentrata di grandi dimensioni. Il questionario predisposto a tale scopo ha previsto un set di domande mirate ad indagare il tipo di mezzo di trasporto più frequentemente utilizzato in tre diversi ambiti temporali: prima del diffondersi della pandemia (gennaio 2020), in un possibile periodo post-pandemico (maggio 2021) e, infine, in un ipotetico mondo ideale. Le domande sono state rivolte alle seguenti categorie di soggetti: occupati, studenti e studenti lavoratori, pensionati, casalinghe, disoccupati e in cerca di prima occupazione, disoccupati a causa del Covir-19 e altri.

Le risposte rese, scientificamente analizzate, non sembrano prevedere per il futuro grandi cambiamenti nelle scelte modali di spostamento, posto che anche per il futuro è stato mostrato un orientamento molto simile a quello dichiarato per il periodo ante-Covid, basato per l'82% circa sull'uso dell'auto privata, che sembra ridursi solo in un mondo considerato "ideale", in cui la percentuale di preferenza per l'auto privata si riduce al 59%. Il che potrebbe significare che non v'è molto fiducia nel realizzarsi in temi brevi della condizioni strutturali per un minor utilizzo dell'auto privata in città. Un risultato che nelle risposte viene rapportato alle prospettive di un futuro immaginario, rappresentato da un modello di smart city nettamente differente da quello presente nella realtà dei fatti.

Un altro aspetto incluso nell'indagine è relativo al mercato dell'auto e alle relative intenzioni di acquisto. La relativa risposta è stata nel senso di non propensione all'acquisto di un auto nuova, il che, al di là delle considerazioni socio-economiche che possono trarsene con riferimento alle persone, preoccupa in termini di ripresa economica e di evoluzione ecosostenibile della mobilità amiche attraverso lo svecchiamento del parco macchine, Molto opportunamente, comunque, nell'introduzione, viene precisato che la raccolta dei dati è stata effettuata anteriormente alla campagna di incentivi per l'acquisto dell'auto promossa dal Governo a partire dal 1 agosto 2020.

Dall'analisi delle risposte emerge anche una propensione di favore degli intervistati nei confronti dello smart working, una propensione che, a certe condizioni di miglioramenti infrastrutturali anche con riferimento ai parcheggi e al trasporto pubblico, potrebbe condurre ad una diffusione su larga scala di questo sistema, ad esempio nella pubblica amministrazione, che in una città come Roma rappresenta una parte consistente delle attività lavorative, incidendo in maniera importante sul panorama della mobilità urbana, con un impatto positivo sull'ambiente e la sicurezza.

Il terzo studio - Il rinnovo del parco veicolare italiano per una mobilità più sicura, equa e sostenibile - riprende in parte spunti e valutazioni d'insieme contenuti negli altri due per trarne conseguenze di grande interesse per l'evoluzione dell'automotive con riflessi positivi sia per la ripresa economica post-Covid, sia dal punto di vista ambientale, della sicurezza stradale e della equità sociale. Ciò sempre che siano superate le condizioni di crisi in cui versa attualmente il settore: una crisi che, come si annota nella Premessa della Presidente Fusco, colpisce tutti i settori della mobilità ma in particolare quello dell'automotive che è al centro di un processo di evoluzione industriale che vede nell'automazione e nell'elettrificazione dei veicoli i driver di una sfida tecnologica che non ha altri precedenti negli ultimi cinquant'anni. Una sfida tra costruttori, fra strategie industriali e scommesse sul futuro energetico. Nel contempo una sfida tra continenti, giocata sul filo dell'innovazione, degli aiuti di Stato, delle materie prime, nonché sugli accordi fra colossi del settore automotive, in un mercato dell'auto sempre più globalizzato e fatto di catene produttive de-localizzate e di centri decisionali sovranazionali.

Sulla base di queste premesse e delle correlate indicazioni di analisi, lo studio perviene, nella prima parte, ad una "Fotografia" del parco veicolare italiano ed europeo e verifica le "Esternalità" del parco medesimo, cioè degli effetti che sulla sua consistenza e sulle sue dinamiche hanno gli incidenti e l'inquinamento. Nella seconda parte si procede all'analisi delle politiche di settore, con interessanti riferimenti, tra l'altro, ai benefici sociali ed ambientali legati al rinnovo del parco, ai correlati incentivi e disincentivi e alla transizione ecorazionale della mobilità automobilistica. Meritano, infine, attenzione le proposte che, sulla base delle analisi effettuate nel corso dello studio, vengono formulate in ordine al rinnovo del parco e che vanno dalla definizione delle priorità all'accesso equo agli incentivi per evitare sperequazioni sociali e dalla pianificazione degli incentivi in misura proporzionale alle emissioni di CO2 valutate sull'intero ciclo di vita dell'auto al puntare sulla ricerca ai fini dello sviluppo industriale del Paese."