L’ATTUAZIONE DEI RIMPATRI VOLONTARI ASSISTITI NELL’ESPERIENZA ITALIANA 

Autore: Dott.ssa Maria Vittoria Pontieri

 

Premessa

Il rimpatrio volontario assistito è una misura di gestione del fenomeno migratorio, alternativa e complementare al rimpatrio forzato.

I programmi di rimpatrio volontario assistito hanno come obiettivo fondamentale quello di assistere in maniera organizzata i migranti che - non volendo o non potendo più restare nel territorio del Paese ospitante – intendono, su base volontaria, fare rientro nel proprio Paese di origine.

La misura del rimpatrio volontario assistito si configura quindi come una opzione qualificata che i cittadini di Paesi terzi che intendono tornare nei loro Paesi di origine, possono  considerare quale significativa opportunità di reintegrazione nel proprio Paese d’origine. 

Con questo articolo si vuole fornire una visione dell’insieme delle azioni messe in atto nel sistema italiano in materia di rimpatrio volontario assistito in considerazione del contributo che la misura fornisce alla gestione dei flussi migratori.

Nell’esperienza italiana i progetti di rimpatrio volontario assistito sono stati finanziati attraverso l’impiego complementare e sussidiario di risorse europee e di risorse nazionali, quando disponibili.

  

Capitolo 1

Il ruolo del Ministero dell’Interno e delle sue articolazioni territoriali

I progetti di rimpatrio volontario assistito sono promossi dal Ministero dell’Interno - Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione-, finanziati con risorse europee e/o nazionali ed attuati da enti pubblici ed organizzazioni non governative attivi nel settore dell’immigrazione.

La misura del rimpatrio volontario assistito rappresenta, per gli Stati, una parte integrante di un’efficace politica di gestione dei movimenti migratori e garantisce una possibilità di ritorno di particolare valore attraverso la previsione di percorsi personalizzati in considerazione dei bisogni individuali/familiari.

La materia in esame è disciplinata dall’art. 14-ter del Decreto Legislativo 25 luglio 1998, n. 286 “Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina dell'immigrazione e norme sulla condizione dello straniero”, introdotto dalla Legge n. 129/2011, di recepimento nell’ordinamento italiano della Direttiva 115/08/CE “cd. direttiva rimpatri”. La norma prevede la attuazione, a cura del Ministero dell’Interno -anche in collaborazione con le organizzazioni internazionali o intergovernative esperte nel settore dei rimpatri, con gli enti locali e con le associazioni attive nell’assistenza agli immigrati, - di programmi di rimpatrio volontario assistito verso il Paese di origine  di cittadini di Paesi terzi.  Tale dispositivo normativo ha trovato attuazione nel Decreto del Ministro dell’Interno del 27 ottobre 2011[1] con cui sono state fissate le linee guida per l’attuazione dei programmi di rimpatrio volontario assistito di cui all’art. 14 ter del Testo Unico Immigrazione, i criteri e le modalità di ammissione degli stranieri agli stessi. Il decreto del 2011 ha altresì stabilito i criteri per l’individuazione delle organizzazioni, degli enti e delle associazioni che attuano i programmi di rimpatrio volontario assistito ed ha definito le attività da prevedere nell’ambito dei programmi stessi, stabilendo le priorità di ammissione di determinate categorie di cittadini stranieri. La procedura di ammissione al rimpatrio volontario assistito prevede che la Prefettura territorialmente competente, acquisita la domanda del cittadino del Paese terzo che intende fare ritorno in patria, ne informi la Questura che verifica l’assenza di casi di esclusione dalla misura emettendo il relativo parere. All’esito dell’esame la Prefettura autorizza o rigetta la domanda dandone comunicazione agli interessati.  Al fine di garantire fluidità nel raccordo procedurale, dal 2013 è attiva una piattaforma informatica sul rimpatrio volontario assistito interoperabile da Prefetture e Questure, gestita e monitorata dal Ministero dell’Interno, Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione. A livello centrale, il suddetto Dipartimento, nell’esercizio del suo ruolo di coordinamento dell’intera procedura di attuazione del rimpatrio volontario assistito assicura il costante raccordo informativo con le Prefetture e le Questure competenti per l’esame delle richieste di accesso al rimpatrio volontario assistito attraverso il monitoraggio costante della sopracitata piattaforma. 

 

Capitolo 2

L’attuazione dei rimpatri volontari assistiti nel corso degli anni

Il Dipartimento per le Libertà Civili e l’Immigrazione del Ministero dell’Interno, già a partire dal 2009, ha avviato programmi di rimpatrio volontario assistito ed interventi volti all’informazione destinati sia ai migranti che agli operatori pubblici e privati, operanti nel settore dell’immigrazione. Di seguito vengono  sinteticamente indicate le modalità di attuazione della misura nel corso degli anni, collegandole alle rispettive fonti di finanziamento.

 

  1. Il Fondo Europeo per i Rimpatri 2008-2013

A livello normativo europeo, con la Decisione 575/2007/CE del 23 maggio  2007[2] del Parlamento europeo e del Consiglio, è stato formalmente istituito, nell’ambito del Programma “Solidarity and Management of Migration Flows” (SOLID), il Fondo Europeo per i Rimpatri che ha riguardato il ciclo di programmazione 2008/2013 .

Il suddetto Fondo, i cui interventi progettuali si sono conclusi nel 2015, è stato finalizzato a sostenere gli Stati membri nella gestione dei rimpatri sia volontari assistiti che forzati, realizzati dagli Stati stessi nel rispetto dei diritti fondamentali dei migranti e dei principi di solidarietà e di gestione integrata dei flussi migratori.

Con la predetta Decisione l’Unione europea, supportando le azioni condotte dagli Stati membri per migliorare la gestione dei rimpatri, ha dato un incentivo all’impiego del rimpatrio volontario assistito.

A partire dalla richiamata Decisione sono state poi introdotte a livello comunitario (e quindi recepite dai vari Stati membri tra cui l’Italia), norme contenenti indicazioni sull’attuazione del rimpatrio e nel corso degli anni si è andata definendo sempre più, l’opzione del rimpatrio volontario assistito come utile complemento al rimpatrio forzato a causa delle sue caratteristiche, quali la volontarietà e l’assistenza – incentivanti il ritorno nella logica di efficace utilizzo di uno strumento utile alla gestione dei flussi migratori. La strategia perseguita dal Fondo Rimpatri  ha avuto l’intento di promuovere un’applicazione efficace e uniforme delle norme comuni concernenti il rimpatrio, conformemente all’evoluzione della politica europea condotta in tale settore.

I primi progetti di rimpatrio volontario assistito sono stati quindi attuati in Italia attraverso il cofinanziamento del citato Fondo Rimpatri 2008-2013.

 

  1. Il Fondo Asilo Migrazione Integrazione (FAMI 2014-2020) Obiettivo Specifico 3 - Rimpatrio

Successivamente, sempre a livello europeo, in continuità con la precedente programmazione, è stato approvato il Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio del 16 aprile 2014[3] istitutivo del Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione (FAMI 2014 – 2020) che ha abrogato le precedenti decisioni comunitarie istitutive dei fondi SOLID, tra cui il Fondo Rimpatri. Con il citato Regolamento è stato istituito un nuovo strumento finanziario – Fondo Asilo Migrazione e Integrazione 2014 – 2020 (FAMI) – il cui obiettivo generale è quello di contribuire alla gestione dei flussi migratori e all’attuazione, rafforzamento e sviluppo della politica comune di asilo e di immigrazione nel pieno rispetto dei diritti e dei principi riconosciuti dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Nell’ambito di questo obiettivo generale, il Fondo contribuisce ad alcuni obiettivi specifici, uno dei quali è l’Obiettivo Specifico 3- Rimpatrio, volto a promuovere strategie di rimpatrio eque ed efficaci negli Stati membri che contribuiscano a contrastare l’immigrazione illegale, con particolare attenzione al carattere durevole del rimpatrio e alla riammissione effettiva nei paesi di origine e di transito.  Nell’ambito dell’Obiettivo Specifico Rimpatrio, il Regolamento del Fondo prevede il sostegno alle misure di rimpatrio volontario assistito.

Nell’ambito degli obiettivi stabiliti dal Regolamento (UE) n. 516/14, ogni Stato membro mette a punto un programma nazionale di interventi di rimpatrio comprensivo di una componente sul rimpatrio volontario assistito.

Il Programma nazionale FAMI dell’Italia prevede azioni coordinate per l’attuazione del rimpatrio volontario assistito[4] organizzate in due ambiti di attività: misure di rimpatrio e misure di accompagnamento alle stesse.

Per quanto attiene alle misure di rimpatrio, le stesse prevedono  l’attuazione di progetti di rimpatrio volontario assistito; le misure di accompagnamento alle misure di rimpatrio sono finalizzate invece a diffondere l’informazione e la conoscenza qualificata del rimpatrio volontario assistito al fine di incrementare il numero dei ritorni nel paese di origine. 

In relazione alle misure di rimpatrio volontario assistito, un primo ciclo di progettazione ha visto la realizzazione di cinque progetti, tutti conclusisi nel primo semestre del 2018.

Successivamente è stato finanziato un secondo ciclo di progetti le cui attività hanno preso avvio nella primavera del 2019 e sono attualmente ancora in corso.

Rispetto alle misure di accompagnamento sono stati finanziati:

-un progetto[5] per l’implementazione e lo sviluppo di una Rete istituzionale sui rimpatri volontari assistiti che ha svolto una importante azione di informazione, formazione e di sensibilizzazione attraverso un’ampia e capillare attività volta a raggiungere il più ampio numero di operatori del settore e di migranti potenzialmente interessati alla misura.

- un progetto per la realizzazione di una campagna di comunicazione integrata sul rimpatrio volontario assistito, volta a promuovere l’informazione sull’accesso ai progetti di rimpatrio volontario assistito  attivi e aumentare la conoscenza della misura tra i migranti e gli operatori del settore.[6] La campagna, destinata ai migranti e all’opinione pubblica, è stata concepita per diffondere e veicolare il messaggio del rimpatrio volontario assistito  quale opportunità qualificata di rientro dignitoso in patria, attraverso cui proseguire il proprio progetto di vita, assistiti nella prima fase dopo il rientro. La campagna ha previsto un sistema coordinato e capillare di azioni finalizzate alla diffusione di materiale a  carattere pubblicitario e informativo. 

 

3) Il Fondo Nazionale per il Rimpatrio Volontario Assistito

Nell’anno 2017, a valere sulle risorse nazionali, è stato realizzato dall’Italia  un ulteriore progetto di rimpatrio volontario assistito nel cui ambito è stato attivato anche personale specializzato per fornire informazione di prossimità ai migranti interessati alla misura.

 

4) La Misura Emergenziale

Per dare continuità ai progetti di rimpatrio e alla sopra descritta azione informativa, anche in considerazione della intervenuta conclusione nel primo semestre del 2018 del primo ciclo di progetti finanziati dal FAMI, è stato realizzato - a valere sulle Misure Emergenziali del Fondo FAMI - un ulteriore progetto di RVA[7] che ha compreso e rafforzato l’attività di informazione di prossimità dei migranti.

 

Capitolo 3

Gli elementi qualificanti del rimpatrio volontario assistito

I programmi di rimpatrio volontario assistito si fondano su alcuni  elementi  fondamentali tra cui[8]:

  • Informazione e Counselling

L’informazione, da fornire in modo accurato ed affidabile al cittadino di un Paese terzo interessato alla misura, riguarda oltre ai servizi a cui il migrante potrà accedere, anche gli aggiornamenti sulla situazione dei paesi di origine, con particolare riferimento al cessare delle condizioni che potrebbero aver provocato l’abbandono del territorio di origine da parte del migrante.

I progetti mettono a disposizione dei migranti anche un servizio di counselling, inteso come un servizio di assistenza personalizzato che si adatta alle necessità di ogni singolo migrante. 

  • Assistenza

L’assistenza prevista nell’ambito dei progetti di rimpatrio volontario assistito riguarda servizi specifici quali  tra l’altro:

  • la copertura delle spese di viaggio  nel Paese di origine;
  • l’erogazione di un contributo in denaro per far fronte alle prime necessità immediatamente dopo l’arrivo nel paese di origine,  che viene consegnato a tutti i migranti al momento della partenza;
  • l’assistenza alla reintegrazione nel Paese di ritorno, comprensiva dell’erogazione di un contributo in beni e servizi necessari all’implementazione di un Piano Individuale di Reintegrazione e l’accompagnamento all’attuazione dello stesso. ll sussidio alla reintegrazione viene erogato in beni e servizi funzionali alla realizzazione del Piano che il destinatario definisce insieme all’ente attuatore del progetto durante la fase di counselling. Il Piano, infatti, indica i beni e servizi specifici per la realizzazione del progetto di reintegrazione del singolo o nucleo familiare assistito nel ritorno. Il contributo in beni e servizi ha lo scopo di supportare il reinserimento del migrante nel processo di reintegrazione, assicurandogli le risorse necessarie alla realizzazione del suo piano individuale di reintegrazione in patria. La previsione dell’assistenza di reintegrazione nei paesi di origine è un elemento essenziale per assicurare la sostenibilità del ritorno.
  • il monitoraggio alla realizzazione del Piano Individuale di Reintegrazione. Per garantire che i progetti di rimpatrio volontario assistito affianchino in modo efficace i percorsi di reinserimento sociale ed economico dei cittadini di Paesi terzi che rientrano nel paese di origine ed in particolare che i piani individuali/familiari di reintegrazione, supportati da assistenza in beni e servizi, raggiungano gli obiettivi definiti, nell’ambito dei progetti è previsto un  monitoraggio periodico degli interventi. Le informazioni raccolte sono volte a restituire l’andamento dei percorsi di reintegrazione.[9]

 

Conclusioni

Il rimpatrio volontario assistito è un elemento fondamentale di una politica di rimpatrio efficace. Il rimpatrio volontario assistito, unitamente alle misure di reintegrazione previste nei relativi progetti,  rappresenta una opportunità che viene offerta ai migranti  tenendo conto delle loro esigenze  e prospettive. La rilevanza della misura ha visto un riconoscimento importante a livello europeo con la adozione della recente “Strategia dell’Unione europea sui rimpatri volontari e la reintegrazione”[10] cui verrà dedicato a breve un separato articolo.

 

Autore: Maria Vittoria Pontieri, Vice Prefetto.

 

[1] Decreto 27 ottobre 2011 “Linee guida per l'attuazione dei programmi di rimpatrio volontario e assistito, di cui all'articolo 14-ter, del Dlgs. 25 luglio 1998, n.286, introdotto dall'articolo 3, comma 1, lett. e), del DL 23 giugno 2011, n.89, convertito, con modificazioni, dalla legge 2 agosto 2011, n. 129”.

[2] Decisione n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 23 maggio 2007, che istituisce il Fondo europeo per i rimpatri per il periodo 2008-2013 nell’ambito del programma generale Solidarietà e gestione dei flussi migratori; http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/ALL/?uri=celex:32007D0575.

[3] Regolamento (UE) n. 516/2014 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 16 aprile 2014, che istituisce il Fondo Asilo, Migrazione e Integrazione, che modifica la Decisione 2008/381/CE del Consiglio e che abroga le Decisioni n. 573/2007/CE e n. 575/2007/CE del Parlamento europeo e del Consiglio e la decisione 2007/435/CE del Consiglio;

[4] Il FAMI finanzia anche interventi di rimpatrio forzato in misura complementare rispetto al rimpatrio volontario assistito.

[5] Tale progetto si è concluso nel dicembre del 2020.

[6] Tale progetto si è concluso alla fine del 2019.

[7] Tale progetto si è concluso nel primo trimestre del 2019.

[8] Per maggiori dettagli vedere il documento “Manuale operativo-formativo sul rimpatrio volontario assistito e reintegrazione” ”rinvenibile al link  www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/manuale_re.v.ita_pdf.

[9] La restituzione complessiva degli esiti dei percorsi attuati dai progetti del primo ciclo di programmazione FAMI è stata  elaborata nell’ambito del documento “Rapporto sull’analisi dei piani individuali di reintegrazione” visionabile al link www.libertaciviliimmigrazione.dlci.interno.gov.it/sites/default/files/allegati/rapporto_sullanalisi_dei_piani_individuali_di_reintegrazione.pdf

[10] Comunicazione della Commissione europea al Parlamento europeo ed al Consiglio COM (2021)120 final del 27 aprile 2021.