DALLA RACCOMANDAZIONE ALLA SEGNALAZIONE 

IL BUON GOVERNO DELLE ASSUNZIONI 

Autore: Avv. Gennaro Nelson Esposito

 

 

  1. Introduzione

“Mi raccomando… Ti raccomando…” Quante volte abbiamo detto o sentito questo tipo di esortazioni, dal sapore più propriamente di augurio, di invito a prestare attenzione o a far bene qualcosa. A prestare attenzione, però,dovrebbe essere l’intera Comunità che, “a botta di raccomandazioni” rischia di compromettere l’intero sistema lavorativo, depauperando il patrimonio culturale ed intellettuale e perdendo valide risorse che potrebbero contribuire allo sviluppo del Paese. In questo modo si rischia di pregiudicare non solo la regolarità delle assunzioni, incidendo sul (mancato) rispetto delle regole, bensì, soprattutto, l’aspetto della produttività e il futuro delle prossime generazioni. 

Invero un soggetto che non vale o che vale meno di un altro e che viene assunto o scelto, che occupa un ruolo, una posizione in maniera non meritata arrecherà un danno non solo a chi è stato illegittimamente escluso ma a tutti, causando una situazione di effettivo stallo della macchina produttiva e del progresso sociale.

La raccomandazione, a ben vedere, è un fenomeno tanto antico quanto diffuso, che non va acriticamente biasimato bensì “sfruttato”, ovvero utilizzato in maniera corretta a vantaggio del sistema in termini di maggiore efficienza e produttività.

In questo scritto ci si propone di esaminare la realtà odierna in maniera critica e, talvolta, difforme rispetto agli stereotipi comuni, partendo da visuali comuni spesso corrette ma non approfondite adeguatamente.Il reale senso del presente contributo è frutto, peraltro, di esperienze personali oltre che di riflessioni giuridiche e sociologiche.

Raccomandare: l’etimo della parola deriva da “accomandare”, ossia comandàre, affidare, dare ordini, tenere legato[1]: un legame, quindi, che si sostanzia in unoscambio di favori tra potenti”, per dirla in breve.

Rispetto alla raccomandazione, al raccomandare, il pensiero comune corre subito alla corruzione; tuttavia essa è altro, qualcosa di diverso. Anzi, la corruzione è un “accordo” con scambio danaro-prestazione[2];  la “spintarella”, invece,si realizza nella seguente maniera: Tizio raccomanda Caio già sapendo che il raccomandatario, colui che dovrà agevolare Caio,lo asseconderà perché è obbligato con Tizio, per un favore già effettuato, o perché poi in altro modo ricambierà, aiutandolo, in futuro. La logica è comunque la stessa, ed in particolare quella che sta dietro al voto di scambio[3].

In questo modo si crea un sistema corruttivo, di raccomandazione e non un fenomeno occasionale;una mentalità radicata, un modo di vivere che connota qualsiasi attività quotidiana e che nel nostro ordinamento raggiunge un’espansione incontrollata, cosicché“se non ci si adeguasi rischia di rimanere fuori dai giochi”.

La procedura fisiologica di selezione in ambito lavorativo cede il passo al ricorso “forzato” alla raccomandazione, anche di persone valide e capaci; può sembrare un’ovvietà, una vera e propria banalità, eppure, metabolizzarne il portato socio-culturale non è di poco momento.
E poi, ancora, occorre tener distinto il danno-evento (mera violazione delle regole di selezione, già di per sé contra legem e contra constitutionem) dal danno-conseguenza (alla produttività del sistema).

 

  1. Origine

L’origine è datata e fenomeni di raccomandazione si sono sviluppati sotto diverse sfaccettature nel corso della storia, dai seccatori ai nipoti, dai clienti ai parenti. 

Già Platone, tuttavia, nella sua “Repubblica” ci offre uno spaccato incommensurabile di cosa debba intendersi per favoritismo e corruzione intese in senso ampio: insomma un sistema di fenomeni sociali destrutturanti che, in quanto tali, vanno ad inquinare la stessa esistenza della democrazia[4].

Successivamente, in epoca romana, Orazio lamenta il fenomeno dei seccatores, emblematico esempio del clientelismo che, sebbene si sia sviluppato agli inizi della storia di Roma come regolare rapporto giuridico, nell’età imperiale assume una dimensione socio-culturale distorta, divenendo, poi, un autentico malcostume.

Nella celeberrima “satira del seccatore”[5], Orazio descrive proprio il suo incontro con un tipico arrampicatore sociale, arrogante e subdolo che, dopo averlo seguito a lungo per le vie di Roma ibam forte via sacra- inizia a magnificare le proprie doti artistiche, rivelandogli solo alla fine il motivo della sua insistenza, ovvero il desiderio di essere presentato a Mecenate, seriamente intenzionato ad entrare nelle sue “grazie”.

A questo punto Orazio, una volta compreso l’intento del seccator, gli spiega che il mondo di Mecenate è governato da purezza, non da meschinità, aspetto questo che spinge ancora di più il seccatore a volervi entrare, con modi a dir poco insistenti e lato sensu corruttivi.

Orazio, dopo avergli spiegato che lui ha tutte le carte in regola e le capacità per entrarvi senza “conoscenza”, chiude la satira con un “La vita senza grande fatica non concede niente ai mortali[6].

Insomma un edificio costruito con il compensato non può reggere, al pari - mi sia consentito il richiamo evangelico - di una casa costruita sulla sabbia[7]:il sacrificio, in un modo o in un altro, è quello che, a lungo termine, paga. 

 

  1. Storia: dai romani ai giorni nostri

Il clientelismo, dal latino cliens, era una pratica molto diffusa in epoca romana tra quei cittadini che, per la loro posizione svantaggiata all'interno della società (stranieri, liberti, poveri o semplicemente plebei desiderosi di ascesa sociale), si trovavano costretti a ricorrere alla protezione di un patronus o di un’intera gens solitamente aristocratica, in cambio di svariati favori talvolta al limite della sudditanza fisica o psicologica.

Tale vincolo, foedus (ovvero patto) tra il patrono e il cliente era non solo lecito ma addirittura tutelato dal sistema giuridico, al punto che già dal V sec. a.C. era disciplinato nelle Leggi delle XII Tavole[8]

In sostanza era nient’altro che un do ut des, una sorta di primordiale forma di vassallaggio in cui il cliente era tenuto a sostenere il patronus, anche con un aiuto fi­nanziario se necessario.

Nel medioevo, i papi o altri componenti del clero praticavano, invece, il nepotismo (dal latino nepos) e chiamavano “nipoti” coloro che in realtà erano loro “figli proibiti” in base al voto di castità[9] concedendo loro incarichi e benefici, come la nomina a cardinale, c.d. cardinal-nepote. Il fenomeno raggiunge la massima diffusione durante il Rinascimento e poi nel corso dei secoli XVI-XVII, nei quali le nomine venivano utilizzate per portare avanti anche intere dinastie papali.

Il vocabolo nepotismo si riferiva originariamente proprio a questa pratica, senza accezioni negative, a partire dal periodo della permanenza del papato ad Avignone (1309-1377) finché la bolla di Innocenzo XII Romanum decet pontificem (22 giugno 1692), lo proibì[10].

Il Calvinismo (XVI sec.), invece, era basato sul merito, aspetto fondante alla base dello sviluppo e della crescitadel capitalismo, i cui esponenti principali Adam Smith[11](1723 - 1790) e Max Weber[12](1864 - 1920) ragionavano in termini di lavoro e produttività; tali princìpi si contrapponevano a quelli del puritanesimo e del luteranesimo fondati sulla misericordia e sul perdono.

Storicamente anche la Francia napoleonica veniva considerata meritocratica; celebre la frase di Bonaparte:“La carrière ou verte aux talents"[13].

Un chiaro esempio è l'istituzione della Legion d'Onore, il primo ordine di merito, al quale erano ammessi uomini di qualsiasi classe sociale che venivano valutati non per i loro antenati ma per le capacità nelle scienze, nelle arti e nelle virtù militari.

Col tempo iniziarono le prime pratiche non-meritocratiche anche da parte di Napoleone e riconducibili al fenomeno del nepotismo.

Per Jefferson (1743 -1826), invece, una selezione basata su operosità e merito, piuttosto che su ozio ed eredità, come fattori determinanti di una società giusta si poneva, contro la monarchia e l'aristocrazia, in favore di un sistema rappresentativo di tipo repubblicano. Il merito, dunque, come riflesso della rappresentatività. Nel redigere la Dichiarazione di Indipendenza degli Stati Uniti (1776), Jefferson, richiamandosi a Locke[14],ha evidenziato come l’acquisizione della proprietà da parte di un individuo non sia ritenuta moralmente sbagliata, se conseguita con“fatica”, purché finalizzata a soddisfare i bisogni vitali di quell’individuo e non arrechi un pregiudizioai bisogni vitali altrui.

Ma veniamo ai giorni nostri, in cui, peraltro, usanze e fenomeni non risultano molto diversi da quelli passati.

Oggi se sussiste un rapporto di parentela tra raccomandato e raccomandante, la raccomandazione diviene un aspetto del richiamato nepotismo, come tendenza, da parte di chi detiene autorità o poteri particolari, a favorire i propri parenti a causa della loro relazione familiare indipendentemente dalle loro reali abilità e competenze[15].

Nel Regno Unito, la popolare espressione "And Bob's your uncle" oggigiorno significa semplicemente "nessun problema"[16].

Dall’altra parte del mondo, in Cina, il nepotismo, al contrario,è molto diffuso ed è visto in una luce positiva come motivo legittimo per essere assunti[17].

Dunque il nepotismo, caratteristica comune già nelle forme di governo del passato, è presente ancora oggi particolarmente in culture e contesti storici in cui l'identità di valori e la fedeltà sono radicate più a livello familiare che nazionale ed istituzionale.

La versione moderna del nepotismo è “parentopoli[18]sistema diffuso di favoritismi e di distribuzione di incarichi pubblici a persone tra loro in qualche modo imparentate. La parola è stata ideata sul modello di “tangentopoli” affine a quello di nepotismo, ma viene usata soprattutto per indicare vicende giudiziarie o giornalistiche che riguardano situazioni di nepotismo in ambito politico, universitario e nella pubblica amministrazione in genere.

In questo contesto si inserisce un’altra pratica politica molto diffusa come il clientelismo per cui, sul modello degli antichi Romani, personaggi influenti, molto spesso inseriti in amministrazioni pubbliche, instaurano un sistema di favoritismi e scambi, un do ut des, fondato sull'assegnazione arbitraria di risorse, benefici o posti di prestigio nel panorama politico-sociale con chi non avrebbe alcun titolo per godere di tali favori, analogamente proprio a quanto accadeva in epoca romana.

Anche oggi, dunque, laddove sussiste un rapporto politico, che spesso si traduce in consenso elettorale a favore del raccomandante, la “spintarella” rientra nella fenomenologia del clientelismo.

Questo modus operandi è divenuto modus vivendi, costume,al punto da assurgere a“devianza”, ovvero ogni atto o comportamento (anche solo verbale) di una persona o di un gruppo che viola le norme di una collettività.

E’ un sistema che inizia dalla nascita, con eventi più o meno rilevanti nei quali la differenza la fa il “pacchetto di conoscenze”, il minor grado possibile di separazione dal potente di turno[19].

Nel settore privato, ma non solo, esistono altre pratiche affini alla raccomandazione, tra cui la goodol' boys network.

Questa espressione è legata di frequente al termine cronyism[20], fenomeno basato sulla “parzialità” nell’assegnazione di posti di lavoro, posizioni di autorità o di altri vantaggi a parenti, amici o colleghi fidati, che si conoscono da molto tempo, soprattutto in ambito politico e nelle organizzazioni, a prescindere da meriti o qualifiche.

Occorre però distinguere le fisiologiche conoscenze, spesso virtuose e produttive, dalla pratica, perniciosa e patologica, della raccomandazione et similia.

Il discrimen è percepibile in quanto tutti questi “sistemi” hanno un denominatore comune: obliterano, vanificandolo, l’aspetto meritocratico.

Meritocrazia[21], dunque, “last butnotleast[22]: concetto in origine usato, in realtà,in modo negativo, in base al quale la posizione sociale di un individuo veniva determinata dal suo quoziente intellettivo e dalla sua attitudine al lavoro[23]. A questo uso del termine in senso dispregiativo si è affiancata, col passare del tempo, un'accezione positivache dovrebbe rappresentare, attualmente, la bussola del sistema democratico.

Nepotismo, favoritismo e raccomandazione rappresentano invero pericoli per la democrazia, perché, oltre a determinare una concentrazione di poteri (e, conseguentemente,di capitali) nelle mani delle stesse famiglie, ostacolano il necessario ricambio della classe dirigente ed un accesso universale e meritocratico alle istituzioni e alla pubblica amministrazione, basate su un rapporto fiduciario anziché impersonale e meritocratico, tipico invece di uno Stato moderno ed autenticamente democratico[24].

I legami personali possono compromettere l'indipendenza di un'istituzione e la funzionalità di un’azienda oltre alla loro credibilità morale[25].

Sebbene, pertanto, non sia agevole delineare il confine tra clientelismo e la rete di normali conoscenze, l’obiettivo non è scagliarsi contro tale pratica ma utilizzarla correttamente ed in modo funzionalmente proficuo. 

 

  1. Struttura

Per raccomandazione, di solito, s’intende un’azione o condizione che favorisce un soggetto nell’ambito di una procedura di valutazione o selezione, a prescindere dalle finalità apparenti della procedura, ovvero indicare i più meritevoli e capaci.
La pratica della raccomandazione si realizza attraverso tre figure: il raccomandante, sfruttando la propria posizione sociale ed il proprio potere, esercita attraverso un altro soggetto, raccomandatario, un’influenza sulla procedura di valutazione, nell’interesse del raccomandato, che gode della posizione di vantaggio indipendentemente dalle sue qualità o capacità dimostrate nel contesto specifico.

Le procedure di valutazione o selezione più frequentemente distorte dalle raccomandazioni sono i concorsi pubblici ex art. 97 Cost., le procedure di selezione del personale, i procedimenti di valutazione scolastica o di accesso a un corso di studi, gli esami universitari o di abilitazione professionale o qualsiasi procedura dove si valuta l'idoneità o la competenza di un soggetto in un determinato ambito professionale o culturale[26].

Si è soliti distinguere diversi tipi di raccomandazione: a spinta o a scavalco, esplicita o implicita.

Nel caso della raccomandazione a spinta la procedura di valutazione non è di tipo competitivo e non è prevista una graduatoria. In questo caso, la raccomandazione danneggia il sistema sociale nel suo insieme, ma non presenta contro interessati specifici.

Nel caso della raccomandazione a scavalco, i “valutandi”, invece,sono inseriti in una graduatoria: in questo caso, la raccomandazione, oltre a danneggiare il sistema sociale sfavorendo la selezione dei più meritevoli e capaci, svantaggia direttamente i candidati non raccomandati.

Nella raccomandazione esplicita (o raccomandazione propriamente detta) il raccomandante, o sponsor, è sempre formalmente estraneo alla procedura di valutazione e può indirizzare una semplice segnalazione telefonica o scritta, anche attraverso persone di sua fiducia conosciute dalle parti, al raccomandatario.

Se invece il raccomandante esprime una schietta richiesta di favore, indirizzata ai raccomandatari, sollecitandoli affinché questi assecondino i suoi desiderata, si può parlare di raccomandazione esortativa.

Quella implicita si realizza quando il soggetto valutato ha un rapporto che lo lega a un soggetto terzo o a un decisore e che può influenzare il processo di valutazione anche senza che un'azione vera e propria sia compiuta per distorcerlo.

È frequente ravvisare un legame tra raccomandante e raccomandatario che espone il secondo all'influenza del primo, o per meriti acquisiti dal raccomandante presso il raccomandatario o per un rapporto di potere che il raccomandante può esercitare sul raccomandatario, per il prestigio e la reputazione del raccomandante, o per una qualsiasi proprietà del raccomandante da cui il raccomandatario attende vantaggi.

Il concetto di raccomandazione non ha mancato di fare ingresso neanche nelle aule giudiziarie.

Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione Penale[27], la raccomandazione non è un atto sufficiente di per sé a integrare gli estremi del delitto di abuso d’ufficio in assenza di comportamenti coattivi e positivi nei confronti del pubblico ufficiale, essendo un atto che lascia quest’ultimo libero di aderire o meno a un invito.

Riguardo l’abuso d’ufficio, peraltro, la Suprema Corte[28] aveva già chiarito come per il concorso morale nel reato non sia sufficiente la mera “raccomandazione”, ma debbano intervenire comportamenti positivi o coattivi che incidano sull’operato del pubblico ufficiale.

Nel dispositivo della pronuncia citata, si legge che, per la configurazione della fattispecie di reato, il pushdeve realizzarsi attraverso l’esercizio del potere per scopi diversi da quelli imposti dalla natura della funzione attribuita per cui difettando l’esercizio del potere, come nella fattispecie in esame in cui la richiesta di ‘raccomandazione’ esula dalle funzioni tipiche connesse al ruolo graduato dell’arma dei Carabinieri rivestito dall’imputato, viene meno anche la possibilità di configurare il reato di abuso d’ufficio.” 

Nel settore degli appalti pratica diffusa ed elevata al rango di prassi “regolare” era (ed è) quella che è stata definita la concussione ambientale, fattispecie in cui è il contesto che condiziona ed impone la corresponsione di tangenti per partecipare e/o vincere una gara.

Prima della legge del 6 novembre 2012, n.190, sul contrasto alla corruzione, al soggetto “costretto” al pagamento era applicabile la precedente formulazione dell’art. 317 c.p., che puniva solo chi riceveva danaro nell’ambito della concussione. In questo modo il concussore non veniva punito, incentivando la denuncia di fenomeni di questo tipo. Con la legge n. 190/2012 che sanzione anche chi paga la tangente nel reato di induzione indebita ex 319 quater c.p., la cennata figura ha perso in parte rilevanza da un punto di vista strettamente giuridico, ma è utile per comprendere l’ordinamento nel suo complesso. 

A supporto la fattispecie del traffico di influenze illecite che è disciplinata dall’art. 346 bis c.p., disposizione introdotta proprio dalla l. n. 190/2012, e che sanziona proprio i meccanismi di triangolazione attraverso cui si manifesta la “vendita di indulgenze”, norma che però si è dimostrata di difficile applicazione in quanto carente in termini di determinatezza e tassatività.

 

  1. Uno sguardo oltre confine

Nell’ottica comparata, in Grecia la fitta rete di conoscenze è ritenuta uno dei fattori scatenanti della crisi e dell’implosione economica: le posizioni di rilievo nell’apparato amministrativosono occupate quasi tutte da persone inesperte e poco capaci, ma con conoscenze influenti ai vertici della politica, al punto che risulta difficile individuare il numero dei soggetti impiegati e persino gli stipendi pagati dal Governo ellenico.

Nel 2009 non erano note né le persone impiegate né gli stipendi pagati dal Governo greco. 

Anche in Germania esiste un sistema di conoscenze che agevola l’accesso al mondo del lavoro, sebbene il possesso di qualifiche consente spesso adeguati sbocchi lavorativi.

In Gran Bretagna il clientelismo si dirama dai salotti “bene” della società a favore di chi ha ricevuto un’istruzione elitaria (così come negli Stati Uniti d’America)[29].

In Spagna, la cultura delle conoscenze che sottende alle pratiche di assunzione è chiamata “Enchufismo”, che identifica proprio il meccanismo formato da una rete di conoscenze[30].

Nell’Europa meridionale la raccomandazione permea orizzontalmente tutte le classi e tutti i settori, da un impiego in banca alla vincita di appalti nel settore delle costruzioni.

Questo malcostume ostacola sovente i giovani talenti spingendoli all’estero e contribuisce ad alimentare un circolo vizioso stagnante che lascia l’Europa nell’arretratezza.

E così per tutte le Nazioni in cui l’apparato amministrativo e politico è intriso di corruzione[31].

Negli Stati Uniti il “push” è un’anomalia del sistema che è fisiologicamente sano: la raccomandazione, invero, conduce immediatamente all’esclusione dal mondo lavorativo.

Diversa è la lettera di raccomandazione, molto diffusa non solo negli Stati Uniti: chi scrive una lettera di referenze, di “patronage”, si assume la responsabilità di indicare, senza “spingere” affinché sia assunta, una persona valida e capace ma il segnalante, laddove questa non dovesse rivelarsi tale,verrebbe screditato nel suo ambito di riferimento.

Negli Stati Uniti esiste un sistema di selezione naturale: quello degli avvocati, ad esempio, è un “mercato vero” dove, tendenzialmente, emergi se sei abile e capace, nonostante anche l’avvocatura statunitense sia fortemente condizionato da interessi economici e non solo.

Sussiste però una differenza culturale, giuridica e religiosa tra Italia e Nord America che palesa la diversa efficienza dei due contesti.

Mentre negli Stati Uniti d’America c'è più Comunità ed il bene è “anche” mio e non res nullius, nel nostro Paese è diffusa una maggiore indulgenza: si “pratica”, invero, più collettività che comunità[32].

Ulteriore esempio, nel campo del processo penale, è il patteggiamento, che nelle aule di giustizia italiane non ha conseguito i risultati sperati, mentre negli Stati Uniti più del 90% dei casi raggiunge il suo esito in tempi brevi, mentre solo 10% circa accede alla fase dibattimentale, con tutte le lungaggini che ne derivano[33].

In ottica diversa si tenga presente come, sempre negli States, i reati fiscali ricevono una peculiare centralità, rivestendo la massima gravità specialmente sotto il profilo del regime sanzionatorio.

 

  1. Il cuore del problema

In Italia la raccomandazione risulta essere una pratica diffusa, soprattutto per l'accesso al pubblico impiego, nonostante le finalità sottese al meccanismo di selezione imposto dalla Costituzione; anzi, si inserisce proprio all’interno di quest’ambito.

La raccomandazione, invero, introduce un criterio di valutazione estraneo rispetto a quelli logici ordinari, “integrando” i principi costituzionali di cui agli artt. 97 e 98 della Carta Fondamentale.

Questa caratteristica la distingue da altre pratiche apparentemente simili, ma eticamente legittime e socialmente funzionali, come la presentazione di un allievo, collega o amico.

In questa ipotesi, infatti, l'operare non prescinde affatto dalla qualità del “presentato”, testata opportunamente attraverso l'esperienza di ricerca e da testare, altresì, costantemente ai fini della valutazione ed in termini di valore aggiunto e produttività dell’azienda/istituzione/sistema.

A volte invece, nell’ambito della raccomandazione, le relazioni tra i soggetti descritti sono strutturate e sostenute da trasferimenti di denaro e/o altre prestazioni. Quando la “spintarella” ha buon esito e il candidato è “insediato” nel posto di lavoro da lui richiesto, può succedere che gli venga suggerito, dall'ex raccomandatario, un nuovo candidato da favorire, aprendo così una sorta di catena, che finisce spesso per premiare candidati impreparati o inadatti a quel tipo di ruolo a nocumento di altri soggetti che avrebbero titoli e preparazione ben superiori per accedervi.

Anche attualmente, come in passato, la raccomandazione continua a “viaggiare” sovente attraverso circuiti familiari alla stregua del nepotismo e dei c.d. baroni[34].

Questa pratica, all’evidenza, danneggia meritocrazia ed efficienza del sistema che dovrebbero essere sempre alla base delle assunzioni e della gestione: l'accesso di nuovi assunti, invero, non in grado di assolvere aicompiti richiesti può causare una diminuzione della produttività e un danno all'efficienza di una struttura, mentre la macchina burocratica rischia di diventare più lenta in presenza di personale assunto in numero eccedente rispetto alle necessità effettive.

Ne discende, fatalmente, un’alterazione della concorrenza nel mercato, con una riduzione della crescita economica[35].

Tutto ciò tenendo conto che bisogna necessariamente uscire dalla “bulimia normativa” nella quale si imbrigliano, bloccandosi, i circuiti economici.

All’evidenza, nel settore pubblico, gli ingorghi normativi sono autentico terreno di coltura in quanto funzionali al favoritismo: nello specifico la corruzione si annida più facilmente e fiorisce laddove vi siano, da un lato, eccessiva burocrazia e, dall’altro, leggi complesse[36].

La raccomandazione stricto sensu intesa determina un’ulteriore falla in seno alla pubblica amministrazione laddove provenga dal rapporto di riconoscenza che lega inevitabilmente il raccomandato al raccomandante: se la Costituzione pone i dipendenti pubblici "al servizio della Nazione", il raccomandato potrebbe invece strutturalmente servire l'interesse particolare del singolo. 

Inoltre, la pratica in parola, oltre a ledere la meritocrazia e l'efficienza,cagiona un danno morale ed esistenziale per chi invece ne è vittima, ovvero una scarsa motivazione per i candidati non raccomandati, sfiduciati dalla presenza di falsi concorrenti (competitors) e già vincitori (winners) e che avranno dunque meno posti veri ed effettivi a disposizione per “giocarsela”.

Bisognerebbe, di conseguenza, che la procedura fosse orientata fisiologicamente all’assunzione solo di persone capaci.

Inoltre, la presenza di complicazioni burocratiche in alcuni settori strategici dell’ordinamento accresce le possibilità che gli interessati possano percorrere strade alternative a quelle istituzionali, non del tutto coerenti col dettato legislativo e costituzionale.

Sono proprio questi percorsi alternativi a determinare una vera “piaga sociale”, che danneggia dalle fondamenta il meccanismo economico basato anche sulla fiducia, minando la competitività del sistema produttivo, facendo dilagare l'inefficienza, gli sprechi e l'illegalità, non solo nella pubblica amministrazione, contribuendo inoltre a diffondere un'atmosfera di sfiducia e scarsa propensione al lavoro e allo studio.

Immediata e diretta ricaduta è la "fuga dei cervelli", anzi la “messa in fuga dei cervelli” perché i giovani sono costretti ad andare all’estero per trovare lavoro e mettere a frutto la loro preparazione.

Sono 25000, ad oggi, la maggior parte validi e capaci,i giovani che, dopo aver intrapreso l’intero percorso di studi nel nostro paese, sono andati via dall’Italia in cerca di una carriera all’estero[37]; fra essi, solo nel 2016, circa 16mila laureati tra i 25 e i 39 anni (a fronte dei soli 5000 rientrati) e, secondo le stime, saranno 5 milioni i giovani “messi in fuga” nel 2050[38].

Uno dei casi recentemente più famosi è quello della “bidella mancata” a Catania andata ad Harvard e diventata direttrice della più grande banca dei cervelli al mondo[39].

Ne deriva un danno annuale di 1,2 miliardi di euro, attesi i brevetti perduti e le altre “invenzioni” di italiani durante la loro permanenza all’estero[40]. Il reddito mancato dovuto alla perdita dei laureati italiani nella fascia di età tra i 20 e i 34 anni risulta essere pari a oltre 750 milioni di euro l’anno[41].

Vi sono poi tante persone che lavorano onestamente ed ottengono risultati importanti regolarmente e sempre nel rispetto della legalità: e sono proprio coloro che“ci credono” i primi a voler a cambiare il sistema.

L’atteggiamento dello Stato-comunità deve essere ripensato nell’approccio con lo Stato-apparato:coloro che intendono avvicinarsi al mondo del lavoro risultano addirittura “assuefatti” da quello che è diventato, ormai, un malcostume insito nel sistema, che può determinare un contesto nel quale ‘adeguarsi’ rischia di essere l’unica strada percorribile. Un differente e ingiustificato trattamento che determina disuguaglianza e sta sostanziandosi in una consuetudine contra ius; all’interno dello Stato-comunità, non stanno operando adeguatamente gli anticorpi esistenti, mancando un diffuso giudizio dire azione e condanna. 

La causa principale della raccomandazione non è altro che il suo principale effetto: id est la sua efficacia funzionale.

In Italia, a prescindere dalle grandi corruzioni che esistono da tempo, la “spintarella” costituisce uno sorta di statuto naturale: le tangenti, le minacce, le pressioni, gli imbrogli e le corruzioni sono conseguenza (quasi) naturale di un sistema di vita basato sul concetto di disuguaglianza. In fondo, la raccomandazione è finalizzata proprio a creare una differenza, una diseguaglianza tra chi ne beneficia e gli altri. In quest’operazione contra legem v’è un insito senso di sopraffazione.

Una “comunità”, invece, dovrebbe basarsi sul concetto contrario e cercare, così, di ottenere condizioni migliori per tutti (art. 3, comma 2, Cost.). La raccomandazione, invece, distribuisce disparità, e come conseguenza,causa sfiducia nella neutralità, nell’equidistanza e nella terzietà.

Siamo innanzi ad un meccanismo di vita, che richiede una lunghissima preparazione, minuziosa e quotidiana, al malcostume, alla disuguaglianza dei diritti, alla propensione al privilegio e che struttura favoritismi a prescindere dalle reali abilità e competenze. E sebbene fenomeni di triangolazione siano punibili in base al reato di traffico di influenze illecite, l’art. 346 bis c.p. – come già puntualizzato –risulta di non facile applicazione, essendo il termine 'influenza' carente, tra l’altro, in termini di determinatezza e, dunque,di difficile verificazione empirica.

Quella dell'influenza, invero, è una modalità di condizionamento non immediatamente percepibile né agevolmente dimostrabile in sede processuale in quanto legata ai rapporti personali e alla sfera intima delle persone. Parimenti all’istigazione che, come previsto dall’art. 115 c.p., non è sanzionabile qualora non sia accolta, ossia in assenza di reato.

 

  1. Conclusione e possibili soluzioni

La meritocrazia è l’unica strada per cambiare il sistema, renderlo funzionale e produttivo e arrivare al civismo[42]. 

Il “sistema sociale delle raccomandazioni” non inquina, in definitiva, soltanto il divenire culturale e sociale, ma investe direttamente e in direttamente anche l'assetto produttivo, economico e finanziario del Paese realizzando, alla lunga, una progressiva paralisi funzionale.

Invero, si prescinde totalmente da qual si voglia tematica valutativa e si giunge ad una autentica “anarchia del reclutamento”, ad una selezione naturale di tipo “parentale”, priva di qualsiasi coordinata di riferimento. Il tutto a danno di chi comunque possiede delle qualità e rappresenta una potenziale risorsa per il Paese[43].

Si presenta quindi ineludibile la necessità di un efficace, competente e costante controllo. La “cecità” non può appartenere a chi possiede il compito di verificare il lavoro ed il funzionamento di strutture private e pubbliche.

L’indiscutibile prospettazione fallimentare sottesa al fenomeno raccomanda tizio se non può essere azzerata - sarebbe utopico pensare a tanto - potrebbe almeno essere arginata, ricondotta ad uno standard propositivo il più basso possibile.   

Il modello da cui partire e che occorre seguire è quello statunitense in cui l’indicazione di una persona ha delle ricadute positive o negative, sia per il segnalante che per il segnalato, in base al valore del soggetto che è stato proposto.

L’obiettivo è pertanto valorizzare e utilizzare nei rapporti umani il parametro della c.d. “segnalazione”, fornendo ad essa una significazione ed un determinismo costruttivo e tenendo sempre realisticamente conto degli assetti sociali di riferimento, delle ineludibili interrelazioni umane e, perfino, dei rapporti parentali, sempre deprecabili in sé, ma che non possono essere ignorati.

“Segnalazione” – e qui la grammatica e la semantica della parola assumono rilevanza decisiva – si propone come indizio, momento cognitivo che, anche sotto un profilo giuridico processual-probatorio, si connota come segnale, appunto signum, dimensione non soltanto giuridica ma anche sociale e culturale, di sistema se si vuole, che può vivere di una sua intrinseca e, addirittura, autentica positività.

In questo modo si intraprende un percorso virtuoso, sicuramente funzionale rispetto al terreno socio-culturale di riferimento:un momento di attenzione, positivo o negativo che sia.

I candidati avranno certa gratificazione, determinandosi una crescita del Paese effettiva e, soprattutto, fondata su principi e valori di vita di rango costituzionale[44].

A questo punto non si deve più adempiere al comando insito in una raccomandazione –che, in tal modo, non c'è stata e sarebbe ipocrita pensare il contrario - ma si è coinvolti in  prima persona in un giudizio che non può, né deve, prescindere da una accurata “analisi” del soggetto.

Si realizza un meccanismo culturale e sociale che destruttura il “comando del raccomandare”, ne aggredisce le fondamenta e, nel contempo, mantiene in vita le relazioni sociali nei rispettivi connotati più puliti, sereni e positivi. 

Si costruisce, in tal modo, un tessuto sociale di reale produttività attraverso l’individuazione di meccanismi verificativi e cognitivi diffusi che non potranno non riguardare sempre e, comunque, anche i “non segnalati”.

Trasparenza in una prospettiva di effettiva socialità, e non solo, che determinerà inesorabilmente dei percorsi operativi e valutativi indubbiamente positivi.

Chi valuta potrà utilizzare elementi soggettivi nell’ambito di una sua puntuale analisi e trarrà vantaggio da un simile agire - e questa sarà un’altra positività derivata -in quanto dovrà non solo “attrezzarsi” per il segnalato, ma,soprattutto, dovrà acquisire un bagaglio verificativo diffuso spendibile erga omnes.

Si potrà, in tal guisa, pervenire a una burocrazia virtuosa, non statica e in permanente stato di disagio,dove i burocrati di eccellenza saranno ulteriormente stimolati, pungolati, sensibilizzati, necessitando proprio di questo: ricevere segnali dai quali trarre dinamismi operativi e costruttivi, valorizzando e curando al massimo il momento del reclutamento soggettivo.

Un “sistema assunzionale per cooptazione” – in virtù dei canoni della Costituzione materiale[45], desumibili dalla norma contenuta nell’art. 98 della Carta Fondamentale - da cui deriva una rimodulazione de facto in termini di benessere e sviluppo dell’intera collettività.

Ciò comporta la valorizzazione di coloro - e sono tanti- che hanno profuso il loro impegno e dedicato anni per darsi un bagaglio lavorativo e culturale che non può e non deve andare disperso, né esportato all’estero. Ne va di mezzo non solo, e non tanto, l'esistenza stessa di questa gioventù ma soprattutto il destino, l'avvenire del nostro Paese - e questo al di là e oltre ogni retorica.

Sta a tutti noi ed a ciascun di noi dare risposte concrete: in modo che, davvero, passo dopo passo, quello che doveva succedere e non è successo.… succeda[46]!

 

Avv. Gennaro Nelson Esposito, Foro di Napoli.

 

[1]Cfr. amplius, C. A. Vanzon, Dizionario universale della lingua italiana ed insieme di geografia antica e moderna, mitologia, storia sacra, politica ed ecclesiastica, T. II, C-D-E, Livorno, Tipografia e Litografia di Giulio Sardi, 1830.

[2] Così recita l’art. 318 c.p.: “Il pubblico ufficiale, che, per l'esercizio delle sue funzioni o dei suoi poteri, riceve indebitamente per sé o per un terzo, denaro o altra utilità, o ne accetta la promessa, è punito con la reclusione da uno a sei anni”.

[3] Così recita l’art. 416 ter c.p.: “Chiunque accetta la promessa di procurare voti mediante le modalità di cui al terzo comma dell'articolo 416 bis in cambio dell'erogazione o della promessa di erogazione di denaro o di altra utilità è punito con la reclusione da sei a dodici anni. La stessa pena si applica a chi promette di procurare voti con le modalità di cui al primo comma”.

[4] Cfr. passim Platone, La Repubblica, Libro VIII, Giovanni Pugliese Carratelli, E. Martini (cur.), Rimini, Rusconi Editore, 2008, 274 ss.: “Quando la città retta a democrazia si ubriaca di libertà confondendola con la licenza, con l’aiuto di cattivi coppieri costretti a comprarsi l’immunità con dosi sempre massicce d’indulgenza verso ogni sorta di illegalità e di soperchieria … quando questa città si copre di fango accettando di farsi serva di uomini di fango per potere continuare a vivere e ad ingrassare nel fango … quando i capi tollerano tutto questo per guadagnare voti e consensi in nome di una libertà che divora e corrompe ogni regola ed ordine; c’è da meravigliarsi che l’arbitrio si estenda a tutto e che dappertutto nasca l’anarchia e penetri nelle dimore private e perfino nelle stalle? …  i rapporti tra gli uni e gli altri sono regolati soltanto dalle reciproche convenienze nelle reciproche tolleranze; in cui la demagogia dell’uguaglianza rende impraticabile qualsiasi selezione, ed anzi costringe tutti a misurare il passo delle gambe su chi le ha più corte … in cui l’unico rimedio contro il favoritismo consiste nella molteplicità e moltiplicazione dei favori; in cui tutto è concesso a tutti in modo che tutti ne diventino complici …”

[5]Cfr. Orazio, Satire I, 9, Ugo Dotti (cur.), Milano, Feltrinelli Editore, 2017, 88.

[6]Cfr. Orazio, ult. op. cit.

[7]Cfr. Mt 7,24-27 “Chiunque ascolta queste mie parole e non le mette in pratica, sarà simile a un uomo stolto, che ha costruito la sua casa sulla sabbia. Cadde la pioggia, strariparono i fiumi, soffiarono i venti e si abbatterono su quella casa, ed essa cadde e la sua rovina fu grande”.

[8]XII Tavole 8,21, in “Elementi del diritto romano. Parte I. Storia del diritto romano”, 2° Ed., A. De Giorgi (cur.),  Padova, co' tipi di Angelo Sicca, 1862, 92.

[9] Davvero feroce e sostanzialmente ingiusta è la caustica definizione della castità come “la sola virtù che i vescovi si trasmettono di padre in figlio”, in G. Tamburrini, “Il costo di Dio”, Milano,Lampi di stampa, 2006, 179 e ripresa da S. Piazzese, in “I turisti, i turisti”, Palermo, Sellerio, 2017.

[10]Oggi, forse non più dinastie di papi, ma famiglie e generazioni radicate nelle “categorie” professionali, discendenti e parenti di un sistema meglio noto come baronismo, cfr. G. Spadolini, “Una battaglia per l’università”, Roma, Edizioni della voce, 1974, 98; Il Gruppo del Gallo (cur.), Democrazia e cultura, Roma, Editore A.V.E., 1967, 335.

[11] A. Smith, La ricchezza delle Nazioni, F. Bartoli, C. Camporesi, S. Caruso (cur.), Roma, Newton Compton, 2013.

[12] M. Weber, L’etica protestante e lo spirito del capitalismo, G. Galli e A.M. Marietti (cur.), Milano, Rizzoli, 2012, 178.

[13] Si consenta il richiamo ad un testo auto edito in quanto, a causa della delicatezza e criticità dei temi trattati, l’Autore riscontra difficoltà nella pubblicazione dei suoi scritti ad opera di case editrici accreditate: cfr. D. Chiarle, Meritokrazia. Le menzogne sul merito, self-publishing, 2012, 14.

[14]J. Locke, Secondo Trattato sul Governo, A. Gialluca (cur.), Milano, BUR Rizzoli, 2001, cap. V.

[15] Se un dirigente, un politico assume o promuove un parente piuttosto che un estraneo alla famiglia più qualificato, quel dirigente (o politico) sarà accusato di nepotismo o baronismo, fenomeno ben noto in ambiti istituzionali e identificato da alcuni biologi come tendenza istintiva, una forma di selezione parentale, appunto biologica, cfr. R. Simone, L’università dei tre tradimenti, Roma-Bari, Laterza editore, 2000; G. Margarone, Oltre l’orizzonte, Lecce, Youcanprint, 2013. 

[16]L’espressione si pensa sia sorta dopo che il Primo Ministro Conservatore Robert Cecil, detto Bob, abbia nominato suo nipote Arthur Balfour come ChiefSecondary in Irlanda nel 1887, un atto apparentemente impopolare e sorprendente e giustificato, in sostanza, esclusivamente in base al mero rapporto di parentela: cfr. A. J.  Langguth, Saki: Life of Hector Hugh, New York, Simon &Schuster, 1981, 65.

[17]Cfr.É.Balazs, Gli aspetti significativi della società cinese, in Id., “La burocrazia celeste. Ricerche sull'economia e la società della Cina del passato, Milano, il Saggiatore, 1971, 9.

[18]Cfr. N. Luca, Parentopoli “Quando l’università è affare di famiglia”,Venezia, Marsilio, 2° Ed., 2009, in M. Nesurini, “Brandaction: le scelte coraggiose di aziende eccellenti”, Milano, Hoepli, 2011, 211, in cui viene svelato il malcostume dell’Università italiana e riporta ironicamente le parole del classico prototipo di professore universitario: I nostri figli sono più bravi perché hanno la forma mentis tipica di noi professori”. È prassi, oramai, che i figli dei docenti vincano i concorsi universitari. È una questione di geni, se si vuole di ormoni, di educazione che porta ad una “selezione naturale”. E gli altri candidati? Spariti prima della prova oppure mere comparse per simulare la regolarità della stessa, perché una partita truccata ha bisogno pur sempre di due squadre, ma dall’esito scontato, senza speranza perché senza forma mentis.
Risultato: un urlo di rabbia e di vergogna che emerge dai cervelli non in fuga all’estero, ma costretti ad andarsene, come si dirà successivamente nel testo. Naturalmente le poche eccezioni sono funzionali addirittura all’attuazione della regola citata, infine legittimandola. 

[19] D.L. Zinn, La raccomandazione. Clientelismo vecchio e nuovo, C. Dominijanni (cur.), Roma, Donzelli, 2001, (pref.) XIV, 6 ss; l'antropologa americana descrive un sistema in cui la madre giunta in ospedale, chiede, tramite le sue conoscenze, una stanza singola per restare tranquilla, condizionando così le infermiere e l’ordinario svolgersi delle dinamiche proprie della struttura sanitaria. Questo meccanismo prosegue fino alla fine dell'esistenza dove, attraverso varie conoscenze, i protagonisti arrivano ad ottenere un funerale migliore e una sistemazione più favorevole nel cimitero. Tra l’inizio e la fine dell’esistenza umana, vi sono le scuole, i concorsi, il lavoro, i posti al teatro, le file da saltare, i passaporti, i posti auto, un tavolo al ristorante.

[20]Il termine “crony” è apparso per la prima volta nel XVII secolo a Londra, come è precisato in R. Philippe, Origins of Possession, Milano, Hoepli, 2014, 89. Si crede derivi dalla parola grecaχρόνιος, ovvero “di lunga data”.

[21] M. Young, Rise of the Meritocracy, 1870-2033: An Essayon Education and Equality, London, Thames& Hudson, 1958. Il termine "meritocrazia" appare per la prima volta nell'opera del sociologo britannico Michael Young (1915-2002) che tratteggia lo scenario di un futuro distopico in cui la posizione sociale di un individuo viene determinata dal suo quoziente intellettivo e dalla capacità di lavorare. 

[22]Anzi dovrebbe essere first.

[23]Cfr. M. Young, L'avvento della meritocrazia, Milano, Edizioni di Comunità, 2012, 22. In altre parole, chi non era capace e non lavorava veniva discriminato rispetto a chi era intelligente e lavorava.

[24] Platone, op. cit., 274 ss.:“Così la democrazia muore: per abuso di se stessa. E prima che nel sangue, nel ridicolo.”.

[25] La ricaduta paradossale è che i clienti oggi sono tutti coloro che sono costretti ad adeguarsi al sistema di raccomandazioni per raggiungere un fine in realtà lecito, difficilmente raggiungibile in altro modo. Qui davvero siamo sul terreno della provocazione: la si prenda come si vuole. Occorre capire come aggiustare il sistema, per evitare di trasformare la società in un “gregge acefalo”.

[26]Il riferimento è, tra l’altro, a recenti vicende riguardanti, a mero titolo esemplificativo, abilitazioni universitarie.

[27]Corte cass., sez. V pen., sent., n. 32035 del 21.7,2014, in “ www.cortedicassazione.it “ decisione che presenta profili di criticità esclusivamente sotto un profilo sociologico, in base alla diverse sensibilità umane e culturali, oltre che alle competenze tecnico giuridiche.

[28]Corte cass., sez. VI pen., sent., n. 38762 del 8.3.2012, in “ www.cortedicassazione.it ”.

[29]Cfr. S. Piattoni, Il clientelismo. L’Italia in prospettiva comparata, Roma, Carocci, 2005, 84.

[30] Cfr. S. Bellow, I conti tornano, Milano, Mondadori, 2014.

[31] Per una panoramica comparatistica, cfr. M. Arnone, E.Iliopulos, La corruzione costa. Effetti economici, istituzionali e sociali. Milano, Vita e pensiero, 2005, 208.

[32] Cfr. G. delle Fratte, La Comunità tra cultura e scienza. Il concetto di comunità nelle scienze umane, Roma, Armando Editore, 1993.

[33] A. Blumberg, The practice of law as a confidence game, in “Law &SocietyReview”, 1967, 36.

[34] Cfr. D. Carlucci, A. Castaldo, Un Paese di baroni. Truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l’università italiana, Milano, Chiarelettere, 2009.

[35] In altre parole, per usare una sorta di slogan, è meglio lavorare poco producendo molto che lavorare molto producendo poco. Effettivo rapporto tra tempo lavorativo (quantità) ed effettiva produttività (qualità) se si è in grado di produrre! Che poi il riposo aiuta a lavorare meglio come spiegato da A. S. Pang, Rest: Why you get more done when you work less, London, Penguin Books, 2016.

[36] Un eccesso di norme porta ad un sistema complesso, farraginoso, difficilmente accessibile e prevedibile non solo dal quivis de populo ma anche dagli operatori del diritto e dell’economia, in contrasto con l’art. 7 Cedu. A questo si aggiunga che norme non intellegibili violano i principi di determinatezza, tassatività e precisione, canoni indispensabili della tecnica di redazione dei testi riconducibili all’ambito di applicazione dell’art. 25 Cost. E’ all’interno di queste maglie che può insinuarsi il sistema delle raccomandazioni. Sui principi di determinatezza e tassatività cfr. F. Mantovani, Diritto Penale, Padova, Cedam, 2007, 61 ss. Sull’eccesso di normazione e ridimensionamento del “legicentrismo” cfr. F. Giulimondi, Disallineamento tra Costituzione materiale e Costituzione formale: il coraggio costituente del cambiamento, in “Fororuropa”, 2015, 2.

[37] E’ come se un’azienda, dopo aver formato i propri futuri dipendenti, investendo anche economicamente su di essi, ritenesse normale che gli stessi vadano a lavorare in altre aziende, addirittura determinandoli e quasi costringendoli a produrre per la “concorrenza”. Cfr. P. Marano Ritorno al paziente. Una sfida per la formazione medica del nuovo millennio?, Roma, FrancoAngeli, 2010, 194.

[38] Rapporto Istat, Bes 2017. Il benessere equo e sostenibile in Italia, Roma, 2017, 179 ss.

[39] Cfr. A. Lombardi, Da bidella mancata a signora dei cervelli in “La Repubblica”, 14 Marzo 2017, 35. “Le ricerche nessuno me le pagava: ero una volontaria. E anche da laureata non c'era posto per me. In quell'istituto si liberava però un posto da bidello: pensai che poteva essere un modo per guadagnare dei soldi continuando a studiare. Dopo aver spazzato i pavimenti, insomma, potevo andare in laboratorio e proseguire le ricerche con uno stipendio su cui contare. Non vinsi nemmeno quel posto: eravamo troppi a farne richiesta … Vinsi una borsa del Cnr per studiare un anno all'estero. Scelsi il Mit di Boston. Andò bene: scaduta la borsa, ero stimata e mi tennero. … Succede continuamente. Gli studenti approdano in America da tutta Europa per fare quei lavori di laboratorio che in America non vengono pagati. I più bravi vengono assunti: e siccome a casa non hanno prospettive, molti fanno come me e restano". 

[40] In “ www.i-com.it ”, 2012.

[41]Ult. op. cit.

[42]Visione sociale e politica che si propone di aggregare la collettività intorno ai valori positivi della vita, in cui persone provenienti da diversi ambiti sociali, collaborano per raggiungere un obiettivo comune legato alla tutela ed alla gestione dei beni appartenenti alla stessa comunità. Cfr. D. Della Porta, La Politica Locale: Potere, Istituzioni E Attori Tra Centro E Periferia, Bologna, Il Mulino, 2009, 104; 

[43] Volendo usare una metafora calcistica è come quando verificandosi un fallo, un gol in fuorigioco l’arbitro non lo rileva, dunque non vede e si appalesa cieco, a prescindere da dolo o colpa; diversamente agendo, il fallo rimane con tutte le inevitabili conseguenze negative che ne derivano.

[44] Si tratterebbe in sostanza di “mettere alla prova” un ragazzo o una ragazza per cui si sono avuti segnali, segni, indizi che abbia buone basi culturali e una valida preparazione nel suo settore di riferimento lavorativo, mostrandosi attento/a, assiduo/a e puntuale. Per un maggiore approfondimento si rinvia a R. Brigati, Il giusto a chi va. Filosofia del merito e della meritocrazia, Bologna, Il Mulino, 2015.

[45]Cfr. F. Giulimondi, Costituzione materiale, costituzione formale e riforme costituzionali, Roma, Eurilink, 2016.

[46] Si rinvia, al riguardo, alla recentissima opera di P. Auster, 4321, Torino, Einaudi, 2017. L’autore nel suo ultimo, ponderoso romanzo ci propone una sua non tanto fantasiosa intuizione, sottolineando che il mondo effettivo è soltanto una piccola parte del mondo, poiché la realtà consiste anche in quello che sarebbe potuto accadere e non è accaduto! Un mondo reale del “legale”,le aspirazioni, i desiderata, infine ciò che davvero spetta, per quel che si è e si vale, senza che tutto ciò vada tristemente a finire nella terra dei miseri sogni, di un mondo nel quale è realtà, come si è detto, anche “quello che sarebbe potuto succedere e non è successo.”.