SCHEMA DI

RISOLUZIONE DELLA 14a COMMISSIONE PERMANENTE

(Politiche dell’Unione europea)

Ai sensi dell’articolo 50, comma 2, del Regolamento

 

(d’iniziativa dei senatori: FATTORI e COCIANCICH)

 

Roma, 22 marzo 2017

 

Risoluzione sull’affare assegnato:

Attuazione delle iniziative della Commissione europea connesse agli aspetti istituzionali della strategia commerciale dell’Unione europea (n. 440)

 

La 14a Commissione permanente,

ricordato che l’assegnazione dell’affare in titolo è stata annunciata nella seduta dell’Assemblea del 13 gennaio 2015 e che, successivamente, la stessa Assemblea ha autorizzato la 9a Commissione (Agricoltura) e la 10a Commissione (Industria) ad esprimere, ai sensi dell’articolo 38 del Regolamento, il proprio parere alla 14a Commissione;

considerato che, dopo la prima seduta di incardinamento del 3 giugno 2015, sul tema, la Commissione ha partecipato all’incontro interparlamentare organizzato dalle Commissioni Affari europei, Affari economici e Affari esteri dell’Assemblea Nazionale francese, svolto a Parigi il 17 giugno 2015, e alla visita d’informazione presso la Commissione europea a Bruxelles il 6 e 7 luglio 2015, e ha svolto le seguenti audizioni: - del Vice Ministro allo Sviluppo economico, Carlo Calenda (24 giugno 2015); - del Commissario europeo Phil Hogan (30 giugno 2015); - di rappresentanti del Movimento Internazionale per i diritti civili - Solidarietà (Movisol) e della Campagna Stop TTIP Italia (23 luglio 2015); - di rappresentanti della Cia (Confederazione italiana agricoltori), Confagricoltura,  Coldiretti e Slow Food Italia (5 novembre 2015); - della Commissaria europea per il Commercio, Cecilia Malmström (26 novembre 2015); - del professore di diritto internazionale dell’Università Bocconi, Giorgio Sacerdoti (19 aprile 2016); - del Direttore generale della politica commerciale internazionale del Ministero dello Sviluppo economico, Amedeo Teti (26 aprile 2016); - del Sottosegretario di Stato allo Sviluppo economico, Ivan Scalfarotto (25 ottobre 2016);

considerata la Strategia dell’Unione europea delineata nella Comunicazione “Commercio per tutti: verso una politica commerciale e di investimento più responsabile” (COM(2015) 497), basata sui tre principi fondamentali dell’efficacia, della trasparenza e dei valori europei, in cui tra l’altro si punta a salvaguardare il modello sociale e normativo europeo vigente a livello interno e a promuovere in tutto il mondo valori europei come lo sviluppo sostenibile, il rispetto dei diritti umani, il commercio equo ed etico e la lotta alla corruzione;

considerato che la Strategia del 2015 è diretta a una politica commerciale di libero scambio e libero mercato globalizzato, mediante le seguenti priorità:

- promuovere la conclusione dei principali progetti negoziali in corso, come i negoziati in ambito OMC, il TTIP, l’accordo di libero scambio UE-Giappone, l’accordo UE-Cina in materia di investimenti, e l’accordo CETA UE-Canada;

- avviare negoziati nella regione Asia-Pacifico, per accordi di libero scambio con Australia, Nuova Zelanda, Filippine e Indonesia;

- assicurare un’attuazione efficace degli accordi di partenariato economico e rafforzare le relazioni con l’Unione africana e con i partner commerciali africani disposti ad avanzare;

- modernizzare gli accordi di libero scambio in vigore con il Messico e il Cile e l’Unione doganale con la Turchia;

considerato, in merito alle relazioni commerciali con la Cina, quanto espresso dal Parlamento europeo con la risoluzione del 12 maggio 2016 sullo status di economia di mercato della Cina, secondo cui è necessario tenere conto “dei timori espressi dall’industria europea, dai sindacati e da altri soggetti interessati in merito alle conseguenze per l’occupazione, l’ambiente, gli standard e la crescita economica sostenibile nell’UE in tutti i settori manifatturieri interessati, così come per l’intero comparto industriale dell’UE, e a garantire in questo contesto la difesa dell’occupazione nell’Unione europea”;

valutato che i trattati di nuova generazione, incentrati su una logica di deregolamentazione, possono porre limitazioni e condizionare la legislazione nazionale in settori giuridici nevralgici, quali i servizi pubblici, la salute, l’ambiente, il lavoro, in cui sono presenti beni comuni europei da preservare e tutelare;

rilevato che con l’elezione del nuovo Presidente degli Stati Uniti si registra un cambiamento nell’approccio di tale Paese al commercio internazionale, mirante a favorire la stipula di accordi bilaterali con singoli Stati, e che tale strategia indebolisce inevitabilmente il potere negoziale di questi ultimi, data la indubbia posizione di preminenza che l’economia statunitense risulterebbe avere di fronte ad un’Europa disunita e ai suoi membri individualmente considerati;

considerata la continua evoluzione delle relazioni commerciali degli Stati Uniti su mercati diversi da quello europeo e l’apertura di mercati di dimensioni e potenzialità economiche estremamente più ampi di quello europeo, in particolare sul versante transpacifico;

valutata la relazione congiunta UE-USA, del 17 gennaio 2017, sullo stato di avanzamento dei negoziati per il partenariato transatlantico per il commercio e gli investimenti (TTIP);

considerati, in particolare, alcuni aspetti relativi al TTIP, di maggiore criticità, tra cui:

- il tema della trasparenza nei negoziati, in merito al quale le Parti hanno concordato di consentire una limitata visione dei relativi documenti, avviando modalità sperimentali di lettura in apposite “reading rooms”. Al riguardo, il Ministero dello sviluppo economico ha attivato, dal 30 maggio 2016, la Sala Lettura Nazionale, presso la sua sede di Via Veneto a Roma, nella quale i parlamentari possono consultare, secondo modalità predefinite, la documentazione riservata relativa al negoziato sul TTIP;

- la materia della protezione degli investimenti negli accordi commerciali, in cui, anche a seguito di una consultazione pubblica, nel novembre 2015 la Commissione europea ha presentato una nuova proposta volta a sostituire il meccanismo ISDS (Investor-State Dispute Settlement) con un sistema giurisdizionale per gli investimenti ICS (Investment Court System) che presenta tuttavia numerose criticità;

- la materia dell’accesso agli appalti;

- il riconoscimento delle indicazioni geografiche, soprattutto dei prodotti-agroalimentari;

- la natura del progetto di trattato, relativamente al quale ogni valutazione in merito alla sua ratifica da parte dei parlamenti nazionali è stato rinviato al momento della sua definitiva approvazione, quando invece dovrebbe essere necessariamente previsto il passaggio parlamentare nei diversi Stati membri al fine di un’analisi finale degli aspetti di rilevanza nazionale. Si ritiene, infatti, che esso sia da considerare un trattato di natura mista, alla stregua del trattato CETA con il Canada, poiché non tutte le parti dell’accordo sembrano rientrare nella competenza esclusiva dell’Unione. Di conseguenza, come è stato affermato – in relazione all’accordo UE-Singapore – nelle conclusioni dell’Avvocato generale della Corte di giustizia UE, del 21 dicembre 2016 (procedura di parere 2/15), nonostante le difficoltà che potrebbero derivare da un processo di ratifica che coinvolga tutti gli Stati membri a fianco dell’Unione, si ritengono prevalenti gli aspetti di correttezza formale inerenti l’individuazione della base giuridica e quindi la competenza a concludere l’accordo;

considerate le osservazioni delle Commissioni 9a (Agricoltura e produzione agroalimentare) e 10a (Industria, commercio e turismo) del Senato, chiamate ad esprimersi in sede di parere alla 14a Commissione sull’affare assegnato;

rilevato in particolare che, per quanto riguarda la Commissione Agricoltura, viene sottolineata la necessità che, in generale, nella negoziazione degli accordi multilaterali e bilaterali condotti dall’Unione europea – di libero scambio, di partenariato economico e degli investimenti – vi sia un impegno del Governo italiano nelle competenti sedi europee, affinché:

- siano assicurati gli attuali livelli di tutela della sicurezza alimentare dei prodotti agroalimentari europei e di protezione delle indicazioni geografiche, priorità della politica italiana;

- sia assicurata un’ampia e trasparente informazione dei consumatori circa la provenienza e le caratteristiche dei prodotti agroalimentari esportati ed importati, attraverso idonei sistemi di etichettatura e di divulgazione;

- sia dedicata particolare attenzione al contrasto delle imitazioni e contraffazioni dei prodotti di eccellenza del Made in Italy agroalimentare sui mercati internazionali, fenomeno che genera un consistente danno economico ai prodotti italiani più diffusi ed esportati nel mondo;

rilevato inoltre che, anche per quanto riguarda la Commissione Industria, viene sottolineata la necessità di un impegno del Governo, in sede di negoziati connessi alla strategia commerciale dell’Unione europea, in favore di una tutela delle merci italiane dallo sfruttamento fraudolento del Made in Italy messo in atto da contraffattori e aziende “Italian sounding”, anche attraverso modalità di identificazione dei prodotti italiani che garantisca la loro riconoscibilità sui mercati esteri, affiancato da un sistema di sicurezza, allo scopo di tutelare l’eccellenza italiana;

            preso atto delle posizioni assunte dalle associazioni rappresentative delle piccole e medie imprese in Europa e di quanto emerso nel corso delle audizioni riferite all’affare assegnato in titolo, alcune delle quali hanno sostenuto la tesi per la quale i negoziati in essere per accordi di libero scambio, quali per esempio il TTIP, possano pregiudicare la salvaguardia del tessuto micro imprenditoriale locale che, di fatto, rispetto al medesimo settore industriale statunitense, ha dimensioni aziendali più piccole, nonché la tutela delle eccellenze agricole;

preso atto altresì che da altre audizioni e posizioni, soprattutto da Confindustria, emerge una valutazione sostanzialmente positiva dell’accordo transatlantico e degli effetti che esso produrrebbe per l’economia italiana e la sua crescita,

impegna il Governo:

a compiere ogni passo affinché i negoziati commerciali dell’Unione europea - anche quelli in essere (a partire dal TTIP), su cui è necessario avviare una fase di riflessione politica - siano basati su meccanismi trasparenti, comprensibili dai cittadini e, soprattutto, aperti al contributo dei parlamenti nazionali sulle materie non di esclusiva competenza europea, prevedendo apposite clausole di salvaguardia a tutela degli interessi nazionali e qualificando i trattati commerciali stessi quali accordi misti, al fine di sottoporli alle procedure di ratifica parlamentare nei singoli Stati membri;

a promuovere efficaci e specifiche modalità di ascolto e rappresentanza degli interessi economici, sociali e ambientali diffusi, attraverso il coinvolgimento delle associazioni di cittadini e consumatori europei, dei rappresentanti delle categorie professionali, industriali, sindacali e dei lavoratori;

a favorire, mediante la propria azione in ambito europeo, il raggiungimento di accordi commerciali che tutelino il Made in Italy e più in generale le produzioni d’eccellenza italiane ed europee, in particolare dell’agro-alimentare, prevedendo un sistema di controlli, vigilanza e sicurezza e con la possibilità di invocare clausole di salvaguardia di temporanea sospensione in caso di criticità nazionale;

a mantenere fermo ed imprescindibile, nei negoziati commerciali che riguardano l’Unione europea, il criterio volto ad assicurare primaria tutela ai beni comuni, alle priorità politiche dell’Unione europea, nonché ai valori di democrazia e libertà, progresso economico, coesione, solidarietà sociale, sicurezza e rispetto dell’ambiente, che guidano il processo di integrazione europea, a beneficio dei cittadini e delle imprese, soprattutto le piccole e micro imprese, che sono la principale fonte di occupazione e di innovazione europea.

 

Elena Fattori                                                  Roberto Cociancich

 

Documentazione fornita da Coldiretti