PEACEKEPING E SATELLITI EUROPEI NEI CIELI DELL’EUROPA*
Autore: Ten. Col. Umberto Montuoro
ABSTRACT
La dimensione satellitare è divenuta un importante presupposto per il dispiegamento di ogni azione di mantenimento della pace o umanitaria, ad opera delle organizzazioni regionali, delle cosiddette coalizioni di volenterosi, o delle stesse Nazioni Unite. Esemplificativa è la missione dell’Aeronautica Militare italiana nell’ambito dell’Estonia NATO Air Policing. Alla data odierna, l’Italia partecipa alle missioni di air policing a difesa dei confini esterni dell’Alleanza Atlantica in numerosi cieli della vecchia Europa: baltici, polacchi, rumeni, islandesi, bulgari, sloveni, albanesi, montenegrini e macedoni. La dimensione regionale europea appare evidente. Uno dei principali elementi di novità introdotti dal Trattato di Lisbona è che lo spazio cosmico diviene finalmente una competenza condivisa tra l’Unione europea e gli Stati membri. La UE, in conformità all’art. 189 del Trattato, costruisce una Politica Spaziale europea, rendendola funzionale allo sviluppo sistemico di altre politiche dell’Unione. Queste ultime naturalmente includono la Sicurezza Comune e la Politica di Difesa. Tuttavia, l’articolo 189 del TFUE esclude la possibilità di armonizzazione dei quadri giuridici nazionali da parte dell’Unione europea. Conseguentemente la definizione delle regole interne e demandata al Legislatore nazionale. In tal senso, lo scorso giugno 2025 anche l’Italia si è dotata di questo strumento normativo, complesso ma assolutamente non più rinviabile in un contesto europeo nel quale altri principali attori spaziali, quali ad esempio la Francia e la Gran Bretagna, ormai da anni dispongono di una chiara cornice giuridica di riferimento per lo sviluppo della cosiddetta space economy.
In questa complessa prospettiva istituzionale e politica, la flessibilità operativa degli assetti multinazionali europei, in cooperazione intergovernativa e a geometria variabile, non rientranti nel novero degli organismi comunitari della Ue, è risultata essere in passato molto efficace e di più agevole e diretta consultazione sul piano procedurale. In particolare, nel campo dell’acquisizione ed interpretazione delle immagini satellitari per le esigenze del peacekeeping. Le conclusioni sono evidenti e compendiabili in due brevi formule. La politica spaziale UE è legata alle complessità decisionale della politica estera dell’intera Unione. I singoli Stati nazionali, invece, in ristretti assetti multinazionali europei, possono agire velocemente con metodo intergovernativo.
PAROLE CHIAVE
Aeronautica Militare italiana, Peacekeeping, Politica Spaziale europea, cooperazione intergovernativa, Stati nazionali.
Lo spazio cosmico sembrerebbe essere, ad un primo esame superficiale, una dimensione astratta e lontana dall’azione di sorveglianza e controllo aereo dei cieli contigui e antistanti le lunghe linee di confine dell’Unione europea o dell’Alleanza Atlantica. Confini, a volte, oggetto di sconfinamenti e sorvoli non autorizzati da parte di aeromobili militari e, sempre più spesso negli ultimi mesi, come registrato in Polonia e Romania anche dalle cronache giornalistiche, da droni da ricognizione o, in ipotesi, armati.
La dimensione satellitare è divenuta, invece, negli ultimi due decenni, un importante presupposto per il dispiegamento di ogni azione di mantenimento della pace o umanitaria, ad opera delle organizzazioni regionali, delle cosiddette coalizioni di volenterosi, o delle stesse Nazioni Unite.
Appare opportuno, sottolineare che l’utilizzo dei satelliti per l’osservazione della terra, degli assetti in volo nei cieli di ogni tipo di teatro operativo è fondamentale per gli operatori istituzionali al fine di assicurare scelte verificate in un quadro regionale d’insieme amplissimo sul piano geografico. In tal modo, si consente l’adozione di decisioni multinazionali anche dell’ultimo momento: in sintesi l’obiettivo è operare efficacemente in prospettiva di sicurezza internazionale.
Anche le comunicazioni nelle zone d’interesse distanti spesso migliaia di chilometri in e dall’Europa viaggiano ormai esclusivamente grazie ai satelliti, dual use o dedicati.
I marcati profili attinenti alla stretta sfera di segretezza e al perimetro impenetrabile di sicurezza che circonda la gestione operativa delle tecnologie orbitanti e di terra ne celano, per definizione, la totale rilevanza operativa, i vincoli di cooperazione esistenti a livello interstatuale e nelle alleanze militari, l’impatto sulla politica estera, e, dunque, economica degli Stati possessori.
In realtà, sole le complesse costosissime piattaforme tecnologiche[1] offerte dal combinato disposto dal mezzo aereo, dagli apparati satellitari e dalla rete di comunicazioni consentono il traffico aereo, marittimo ed il movimento dei contingenti.
Estonia NATO Air Policing: in volo gli F-35 dell’Aeronautica Militare.
L’F-35 è notoriamente una macchina complessa, dall’avionica sofisticata, strettamente integrata con i sistemi satellitari per la ricezione di dati di targeting, anche nei confronti delle molteplici categorie operative di droni, e per l’invio di informazioni alle altre unità connesse in rete, in volo, come a terra o in mare. La connessione in network operativo di questo straordinario aeromobile con le infrastrutture satellitari, in orbita e di terra, potenzia in modo esponenziale e completa le sue capacità di acquisizione e trasmissione dei dati di interesse e dell’aggiornamento della situazione di contesto regionale, di settore o di punto, rendendolo un elemento centrale del sistema di sicurezza non solo aerea.
L’Aeronautica Militare ha fornito la disponibilità operativa di questi assetti nell’ambito della NATO Air Policing: missione di mantenimento della pace destinata a salvaguardare la sicurezza dello spazio aereo dell’Alleanza, a fronte di possibili violazioni dello spazio aereo. Difesa e deterrenza coniugate in un binomio inscindibile nei confronti di ogni possibile minaccia alla sicurezza degli Stati membri della Alleanza.
In particolare, gli F-35 sono ora impiegati nel seno della Baltic Air Policing, missione di caratura eminentemente regionale, in atto dall’ormai lontano 2004. Vi partecipano, oggi, 17 Stati preservando lo spazio aereo delle Repubbliche Baltiche: Estonia, Lettonia e Lituania.
Dal 2014, inoltre, è stata rinforzata la postura difensiva e di deterrenza attivando le missioni Enhanced Air Policing sul fianco est del continente europeo.
Alla data odierna, l’Italia partecipa alle missioni di air policing a difesa dei confini esterni dell’Alleanza Atlantica in numerosi cieli della vecchia Europa: baltici, polacchi, rumeni, islandesi, bulgari, sloveni, albanesi, montenegrini e macedoni. La dimensione regionale europea appare evidente.
Gli assetti satellitari multinazionali europei.
Fin dall’enunciazione, nel 1992, da parte dell’allora Unione Europea Occidentale (UEO) delle cosiddette Missioni di Petersberg, in tema di missioni di mantenimento della pace, l’Europa si propone quale ulteriore pilastro operativo di sostegno all’Alleanza Atlantica.
Anche in questa consolidata prospettiva, nel frattempo divenuta cooperazione rafforzata e strutturata, nel 2023, l’Unione europea sancisce, in una prima strategia dedicata ai temi dell’utilizzo dello spazio per la sicurezza internazionale, una serie di articolati assiomi sui quali costruire lo sviluppo delle sue capacità tecnologiche e decisionali. “L’Europa è una potenza spaziale globale. L’Unione europea possiede e gestisce risorse spaziali per il posizionamento, la navigazione e la misurazione del tempo (Galileo), nonché un sistema di osservazione terrestre (Copernicus) e lancerà una terza costellazione, il programma dell’Unione per una connettività sicura (IRIS), per le comunicazioni sicure. Gli Stati membri possiedono e gestiscono risorse spaziali nazionali, comprese risorse utilizzate a fini di sicurezza e di difesa. Il Centro satellitare dell’UE (SatCen) offre una capacità unica di analisi dell’intelligence geospaziale a sostegno del processo decisionale e degli interventi dell’UE e dei suoi Stati membri [2]”.
Tali costellazioni satellitari dell’Unione europea si affiancano agli assetti multinazionali, gestiti da alcuni Stati membri ed operativi ormai da molti anni, quali ad esempio, Cosmo – SkyMed, Athena – Fidus, le varie generazioni Helios e Sicral.
Trattati internazionali solenni segnano la nascita tra le Nazioni di costellazioni satellitari, accordi in forma semplificata ne disegnano la disciplina d’impiego, prevedendo a volte la partecipazione qualificata delle agenzie spaziali nazionali, e accordi tecnici derivati prevedono la necessaria disciplina di dettaglio, cangiante con il mutare delle esigenze operative e con le decisioni degli Stati parte.
In questa prospettiva, assetti multinazionali già esistenti per l’osservazione della terra per finalità della più disparata natura, dal clima all’ambiente, o per la sorveglianza delle comunicazioni vengono impiegati per fornire pacchetti di dati ed informazioni elaborate dagli specialisti di nicchia. Queste attività, a volte, sono condotte “a geometria variabile”, ovvero non tutti gli Stati parte di un accordo multinazionale, a base di un assetto satellitare, devono necessariamente partecipare alle attività aggiuntive in questione. Ma sia gli strumenti già vigenti del diritto dei trattati sia gli apparati ed i tecnici specializzati sono pronti ad illuminare le prospettive di pericolo dense della nebbia della disinformazione e a donare la necessaria certa visibilità degli eventi.
Infine, appare importante, ricordare che uno dei principali elementi di novità introdotti fin dall’entrata in vigore del Trattato di Lisbona è che lo spazio cosmico diviene finalmente una competenza condivisa tra l’Unione europea e gli Stati membri. La UE, in conformità all’art. 189 del Trattato, costruisce una Politica Spaziale europea, rendendola funzionale allo sviluppo sistemico di altre politiche dell’Unione. Queste ultime naturalmente includono la Sicurezza Comune e la Politica di Difesa.
Tuttavia, l’articolo 189 del TFUE esclude la possibilità di armonizzazione dei quadri giuridici nazionali da parte dell’Unione europea. Conseguentemente la definizione delle regole interne e demandata al Legislatore nazionale.
In tal senso, finalmente dopo decenni di tentativi in sede parlamentare, lo scorso giugno anche l’Italia si è dotata di questo strumento normativo, complesso ma assolutamente non più rinviabile in un contesto europeo nel quale altri principali attori spaziali, quali ad esempio la Francia e la Gran Bretagna, ormai da anni dispongono di una chiara cornice giuridica di riferimento per lo sviluppo della cosiddetta space economy.
La legge spaziale nazionale del 13 giugno 2025, n. 89.
La complementarità del settore spaziale civile con quello militare è sempre stata una realtà unitaria, prima tecnologica ed industriale, poi finanziaria ed economica. La risalente crisi attuale che attanaglia i bilanci pubblici è solo un fattore catalizzatore di processi già in atto da molti anni.
La formula dei sistemi duali, civili-militari, concepita da decenni negli Stati Uniti, è stata esportata con successo nel vecchio continente e costituisce un percorso già intrapreso che conduce in modo naturale ad una maggiore accoglienza dei meccanismi commerciali e dell’abbattimento degli ormai insostenibili costi metabolizzati in passato dall’investimento pubblico dei singoli Stati. In tal senso, le sinergie sviluppate con le componenti industriali del mercato internazionale hanno offerto negli ultimi decenni degli indiscussi ritorni finanziari per non pochi bilanci statali di alcuni Stati europei.
L’ipotesi esemplificativa è fornita dalle condizioni favorevoli del mercato interno degli Stati Uniti, determinate anche dalla redazione risalente di norme efficaci che agevolano i processi produttivi commerciali, innescando logiche positive nell’ormai immenso indotto delle multinazionali (dai GPS ai cellulari) attratte da regole chiare e funzionali.
Le dimensioni di scala delle tecnologie spaziali, propriamente satellitari come del segmento a terra (dalle sofisticate elaborazioni delle immagini acquisite dai molteplici sensori dei satelliti, alle comunicazioni protette di dati, alle trasmissioni delle TV) non consentono che una progressiva prospettiva almeno di caratura regionale e di partnership pubblico/privato. Nel nostro caso, dimensione regionale auspicabilmente europea, con risultati conseguiti nell’agone internazionale di grande dignità nella ricerca scientifica ed applicativa.
La vigenza di un chiaro quadro normativo nazionale svolge la funzione di attrattore di risorse finanziarie estere, di maggiori cooperazioni internazionali private, come testimoniato da anni dalle capacità sviluppate da non pochi Stati europei.
La nuova frontiera per le leggi spaziali nazionali europee è disegnare un sistema di natura regolamentare coerente tra di esse, con quello dell’Unione e dell’Agenzia Spaziale europea, con particolare attenzione ad orientare il ruolo e l’azione delle attività spaziali non governative e degli operatori privati, divenute una realtà macroscopica ed in esplosivo sviluppo applicativo soprattutto negli ultimi due decenni.
In questa prospettiva, interviene, dopo anni di attesa, l’emanazione della legge spaziale nazionale italiana, del 13 giugno 2025, n. 89. “Il disegno di legge muove infatti dalla constatazione del mutamento di paradigma rappresentato, da un lato, da autorità governative che operano attraverso la creazione e lo sviluppo di diverse forme di collaborazione e interazione con attori privati e, dall’altro, da privati che investono con l’obiettivo finale di condurre attività spaziali indipendentemente dai Governi [3]”.
“Questa situazione ha portato a un profondo cambiamento nei soggetti che svolgono le missioni. Accanto alle tradizionali agenzie spaziali, protagoniste per decenni dell’esplorazione spaziale (NASA, ESA, ROSCOSMOS), stanno emergendo nuove istituzioni pubbliche […] e attori privati (Space X, Blue Origin, ABL Space Systems, Rocket Lab, Relativity Space, Stratolaunch, Virgin Galactic). Al contempo le trasformazioni all’interno del diritto spaziale dell’UE hanno quindi un grande impatto sul diritto spaziale degli Stati membri [4]”.
Lo scenario del conflitto russo-ucraino.
La cronaca quotidiana di questi ultimi tre anni ha ingigantito e reso concretamene tangibile l’importanza dell’ingresso di gestori privati di avanzate tecnologie satellitari, in orbita e di terra, nello scenario internazionale, persino e soprattutto, bellico.
Infatti, anche la cronaca giornalistica ha decretato la notorietà di Starlink, costellazione di satelliti, in grado di fornire in ogni parte del pianeta connessioni internet ad alta velocità, gestita dalla compagnia aerospaziale SpaceX, Space Exploration Technologies Corporation.
La straordinaria rilevanza strategica di questo programma spaziale nel rendere possibile per le forze armate di Kiev la conduzione delle attività belliche risiede nella capacità di consentire l’accesso internet ad alta velocità dallo spazio a regioni dell’Ucraina con infrastrutture di telecomunicazioni già distrutte o degradate nei primi giorni di combattimento dai bombardamenti russi, in particolare in zona di operazioni, sia nel fronte interno a confine con le regioni russofone, sia nei territori russi temporaneamente occupati dalle truppe di Kiev e, poi, irrimediabilmente perse, in ipotesi, a causa della disconnessione dei satelliti. I terminali a terra di Starlink hanno colmato il vuoto svolgendo un ruolo vitale per garantire le comunicazioni, sia per la popolazione civile sia tra i militari al fronte. Senza Starlink, le linee ucraine crollerebbero, perché i russi possono bloccare tutte le altre comunicazioni. Gli utenti di Starlink accedono a internet, sia per i dati sia per le comunicazioni via voce, usando una piccola antenna parabolica che si interfaccia con la costellazione dei satelliti. I dati vengono trasmessi attraverso la rete di satelliti alle migliaia di piccoli e maneggevoli ricevitori a terra, a disposizione delle forze armate, degli ospedali, delle aziende di trasporto e produttive, delle stesse organizzazioni umanitarie.
Assistiamo ad un cambiamento epocale che richiede di essere governato con consapevolezza degli strumenti a disposizione, non solo tecnologici ma anche attinenti alla tecnica dell’organizzazione e del diritto internazionale.
Lo scenario istituzionale europeo dopo il Trattato di Lisbona.
All’indomani dell’entrata in vigore, nel 2009, del Trattato di Lisbona, è stata delineata una nuova architettura istituzionale. Si è configurato una sorta di triangolo composto dalle accresciute competenze in materia dell’Unione, dall’inevitabilmente diverso ruolo indotto all’Agenzia Spaziale europea e dalla nuova differente profondità d’azione dei singoli Stati membri della Ue e dell’ESA. Il riparto di competenze è mutato.
Da un lato, si assiste all’emersione di un triangolo composto dalle accresciute competenze in materia dell’Unione europea, dal necessariamente diverso ruolo svolto dall’Agenzia Spaziale europea ed, infine, dalla nuova differente profondità d’azione degli Stati membri. È possibile rilevare una tendenziale linea di sviluppo consistente nel vedere le consolidate esperienze maturate dall’Agenzia europea, nell’ambito della ricerca e sviluppo, candidarsi in modo naturale ad una specializzazione istituzionale, enfatizzando queste capacità di slancio evolutivo sul piano tecnologico ed applicativo.
L’Unione europea, invece, in ragione di un’estensione maggiore del perimetro delle sue competenze ora concorrenti con quelle degli Stati membri, assume la veste di importante committente di servizi, destinati a sostenere ed a sostanziare le proprie politiche comunitarie. L’Unione ha assunto in parte le stesse vesti degli utilizzatori nazionali in competizione con gli Stati membri quando è interessata all’impiego di già esigui assetti di settore.
Gli Stati membri, in precedenza, titolari principali insieme all’ESA della committenza dei servizi, ora si trovano compressi in una prospettiva di necessario coordinamento, se non di virtuale subordinazione, anche con le scelte effettuate dalle istituzioni dell’Unione e non più solo dell’Agenzia Spaziale europea.
La Politica Spaziale europea è divenuta una ulteriore area di responsabilità della UE, non più soggetta solo ai meccanismi intergovernativi degli Stati membri dell’ESA e della stessa Agenzia Spaziale, organizzazione internazionale le cui dinamiche sia interne che esterne sono regolate esclusivamente dalle norme e dai principi del diritto internazionale. Ora il diritto e le procedure comunitarie entrano nel governo delle tematiche europee dello spazio.
Conclusioni. Gli Stati della UE protagonisti nel mantenimento della pace.
“L’osservazione spaziale della Terra contribuisce a una valutazione e a un processo decisionale autonomi ed è un fattore abilitante fondamentale per la sicurezza e la difesa.
Ha dimostrato di essere determinante per la resistenza delle forze armate ucraine di fronte agli attacchi russi [5]”.
In questa complessa prospettiva istituzionale e politica, la flessibilità operativa degli assetti multinazionali europei, in cooperazione intergovernativa e a geometria variabile, non rientranti nel novero degli organismi comunitari della Ue, è risultata essere in passato molto efficace e di più agevole e diretta consultazione sul piano procedurale. In particolare, nel campo dell’acquisizione ed interpretazione delle immagini satellitari per le esigenze del peacekeeping in tutte le sue declinazioni, soprattutto di carattere preventivo e di mantenimento della pace.
Tuttavia, ora, finalmente nel 2025, all’indomani di gravi accadimenti avvenuti nello scenario internazionale in materia di osservazione della terra, vi è un balzo evolutivo e di neoacquisita consapevolezza decisionale. Le difficoltà emerse nei meccanismi di consultazione ed ingaggio all’interno delle articolazioni comunitarie hanno indotto, il Consiglio dell’Unione ad emanare uno specifico ed articolato atto, persino, diffuso con pubblica evidenza mediatica, attraverso un comunicato stampa del 23 maggio corrente anno: “Il Consiglio dell’Unione europea chiede un migliore uso dei dati spaziali per ottimizzare la gestione delle crisi”.
“Il Consiglio ha approvato conclusioni sull’uso dei dati satellitari, in particolare quelli provenienti dalle costellazioni per l’osservazione della Terra, a fini di protezione civile e gestione delle crisi. Le conclusioni sottolineano l’importanza dei dati di osservazione della Terra e degli altri dati spaziali per la resilienza e la preparazione alle crisi, rimarcano la necessità di migliorare la cooperazione e di usare tutti i dati satellitari disponibili – pubblici, privati e commerciali – per affrontare meglio […] le catastrofi e le crisi con ripercussioni sulla sicurezza europea e globale, chiedono di utilizzare l’intelligenza artificiale e altre tecnologie per un migliore trattamento dei dati.
[…] Le capacità degli Stati membri di prevenzione delle crisi e risposta alle stesse possono essere ulteriormente rafforzate attraverso un migliore coordinamento delle varie fonti di dati. […] Prospettive per il futuro. Le conclusioni formulano diverse raccomandazioni per migliorare l’uso dei dati satellitari in futuro. Ad esempio, chiedono l’integrazione tra i sistemi nuovi e quelli esistenti, l’interoperabilità delle infrastrutture, l’uso di norme comuni e il sostegno a iniziative tese all’armonizzazione delle procedure [6]”.
Le conclusioni sono evidenti e compendiabili in due brevi formule. La politica spaziale UE è legata alle complessità decisionale della politica estera dell’intera Unione. I singoli Stati nazionali, invece, in ristretti assetti multinazionali europei, possono agire velocemente con metodo intergovernativo.
*Il lavoro presenta contenuti ulteriori e diversi rispetto a quelli in forma più estesa già pubblicati in Rivista della cooperazione giuridica internazionale, n.82, 2026.
[1] A titolo esemplificativo, in passato, l’imposizione della no fly zone nei cieli della Libia, nel 2011, disposta dalle risoluzioni 1970 e 1973 del Consiglio di Sicurezza, attraverso l’operazione Unified Protector, è stata resa possibile solo mediante l’utilizzo delle costellazioni satellitari dedicate (in prevalenza: osservazione della terra e comunicazioni) e dall’integrazione dell’ausilio della componente aerea NATO. Intervento dell’Alleanza Atlantica anche esso posto in essere in anticipo rispetto all’avvio delle missioni, rappresentato dal rischieramento di gruppi di aeromobili Airborne Early Warning and Control System – AEW&CS (Sistema Aviotrasportato di Preallarme e di Controllo, sistema radar aviotrasportato utilizzato per la sorveglianza aerea e per tutte le funzioni C3 Comando, Controllo e Comunicazioni, di supporto delle forze impiegate nella attività aerea sia delle unità navali).
[2] Alto Rappresentante dell’Unione per gli Affari Esteri e la Politica di Sicurezza, “Strategia spaziale dell’Unione europea per la sicurezza e la difesa”, Bruxelles, 10.3.2023, JOIN(2023) 9 final, Introduzione – lo spazio come dominio strategico, pag. 1.
[3] Senato della Repubblica – Camera dei deputati, Dossier XIX Legislatura, n. 388/2, A.S. n. 1415, Disposizioni in materia di economia dello spazio, del 18 marzo 2025, pag.8.
[4] Senato della Repubblica – Camera dei deputati, Dossier XIX Legislatura, cit., pag.7.
[5] “Strategia spaziale dell’Unione europea per la sicurezza e la difesa”, cit., par. 4.1.2. Osservazione della Terra, pag.12.
[6]https://www.consilium.europa.eu/it/press/press-releases/2025/05/23/council-calls-for-a-better-use-of-space-data-to-enhance-crisis-management/
Consiglio dell’Unione europea, Use of satellite data, in particular from Earth Observation constellations, for civil protection and crisis management, atto n. 9288/25, seduta n. 4097, del 23.05.2025.
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