LA LEGGE 443/01 HA RAGGIUNTO IL SUO OBIETTIVO?
Il programma delle Grandi Opere attraverso le delibere CIPE di attuazione, gli esiti del controllo e la pianificazione UE (*) (**)
Autore: Dott.ssa Paola Servili
- (*) Testo rielaborato della tesi presentata dall’A. per il conseguimento della Laurea presso l’Università “La Sapienza” di Roma, Facoltà di Economia, Cattedra di Statistica Sociale. Anno Accademico 2013-2014, Relatore: Professoressa Alessandra De Rose.
(**) Foroeuropa richiama l’attenzione sull’attualità dell’argomento e della domanda contenuta nel titolo, soprattutto alla luce dei fatti, che di recente hanno interessato il settore delle infrastrutture, e dei tagli preannunciati dal Governo nei riguardi del settore stesso, ma anche alla luce della pianificazione strategica dell’Unione Europea.
SOMMARIO:
1.Introduzione. 2. Quadro normativo di riferimento. 2.1. Normativa e pianificazione europea. 2.2. Normativa italiana dalla legge n.443 del 2001 al D.L. 201 del 2011. 2.3. La programmazione economica e finanziaria dal DPEF 2002-2006 al DEF 2012. 3. Le delibere del Comitato Interministeriale per la Programmazione Economica (CIPE) di attuazione del programma delle grandi infrastrutture: dalla delibera n.121 del 2001 alla delibera n.126 del 2012. 4. I tempi di pubblicazione delle delibere CIPE quale elemento di ritardo. 5. I controlli della Corte dei Conti: 5.1 Le ricusazioni di visto a delibere del CIPE; 5.2 Le osservazioni sulle opere della Sezione Centrale di Controllo sulla Gestione. 6. Conclusioni.
- Introduzione
La modernizzazione del nostro paese è un argomento che da alcuni decenni è fonte di dibattito parlamentare, politico e accademico.
Per il raggiungimento di un concomitante livello di sviluppo con gli altri paesi europei è necessario che il territorio italiano venga dotato di infrastrutture che possano favorire la competizione internazionale.
La particolare struttura morfologica dell’Italia ha creato e continua a creare crescenti disuguaglianze anche a livello interno.
Il divario di sviluppo e di industrializzazione delle diverse regioni italiane ha incentivato i flussi migratori sia interni che verso l’estero.
L’ambizioso programma di ammodernamento che i governanti hanno prefigurato per il nostro paese, è stato avviato, con una promessa di massimo impegno economico, nel 2001, con l’emanazione della legge 443/01 cosiddetta “legge obiettivo”.
Il Governo ha ricevuto la delega al fine di individuare “le infrastrutture pubbliche e private e gli insediamenti produttivi strategici e di preminente interesse nazionale……operata a mezzo di un programma……inserito nel Documento di programmazione economica-finanziaria, con l’indicazione degli stanziamenti necessari per la loro realizzazione. Nell’individuare le infrastrutture e gli insediamenti strategici……il Governo procede secondo finalità di riequilibrio socio-economico fra le aree del territorio nazionale..…..il programma è approvato dal CIPE entro il 31 dicembre 2001”[1].
A seguito della delega, il Governo è stato autorizzato ad emanare uno o più decreti legislativi finalizzati alla celere esecuzione delle opere individuate nel predetto programma, anche in deroga alle norme sugli appalti, definiti nella legge 11 febbraio 1994, n. 109 e s.m.i.
E’ stata elaborata, dal Governo, una articolazione di quelle strutture che avrebbero avuto una “corsia preferenziale” nel Programma delle infrastrutture strategiche. Le categorie che avrebbero dovuto subire una accelerazione riguardavano grandi comparti, in particolare: il sistema MO.S.E., il Ponte sullo stretto di Messina, il riassetto dei sistemi ferroviario, stradale ed autostradale, i sistemi urbani e metropolitani con uno specifico interesse per le opere connesse all’EXPO 2015, alla rete metropolitana campana e ai sistemi idrici.
Lo studio si propone di verificare, tramite la puntuale ricostruzione delle norme varate ad hoc, delle procedure innovative utilizzate e delle deroghe alla legge sugli appalti pubblici, nonché delle delibere CIPE di attuazione al Programma, se è stato raggiunto l’obiettivo di dotare il nostro Paese di infrastrutture moderne, equamente distribuite sul territorio nazionale, ovvero sia prevalsa la logica della “distribuzione a pioggia” (male endemico), delle scarse risorse a disposizione.
L’analisi è condotta, anche, attraverso la descrizione dei risultati delle rigorose indagini compiute dalla Corte dei Conti su opere di grande interesse mediatico.
- Quadro normativo di riferimento
2.1. Normativa e pianificazione europea
Alla fine del 2000, il processo di pianificazione della rete trasportistica a livello europeo, ha visto l’Italia, dapprima esclusa dalle grandi direttrici geoeconomiche ma ha, poi, ottenuto il riconoscimento su scala europea, del ruolo di nodo strategico verso il Mediterraneo, con l’approvazione di 4 “corridoi” di penetrazione nel suo territorio.
2.1.1 Nella decisione del Parlamento europeo n. 884/2004/CE del 29 aprile 2004[2] sono rappresentati gli orientamenti della comunità europea sullo sviluppo della rete transeuropea dei trasporti (TEN-T). Viene tracciato il “master plan” delle infrastrutture dei trasporti dell’Unione Europea, nel quale vengono inclusi i “corridoi” che attraversano il territorio italiano:
– “corridoio 1” Berlino-Verona-Bologna-Roma-Napoli-Reggio Calabria-Palermo;
– “corridoio 5” Lisbona-Lione-Torino-Milano-Trieste-Kiev;
– “corridoio 8” Bari-Mar Nero
– “corridoio dei due mari” asse Rotterdam-Genova;
[1] Cfr. legge 443/2001
[2] di modifica alla precedente decisione n.1692/96/CE
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