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Il Diritto Amministrativo
 
 
 
Rivista FOROEUROPA registrata presso il Tribunale di Roma al n. 157/2002 del 9.4.2002
 
Direttore responsabile e coordinatore scientifico: Claudio De Rose
Condirettore: Cinthia Pinotti

 

Per un diritto a dimensione europea

FOROEUROPA è una nuova iniziativa editoriale dell'Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, oggi solo su internet ma presto anche su carta, che nasce nel momento in cui sono appena iniziati i lavori della Convenzione incaricata dal Consiglio europeo di Laeken di dare corpo all'Unione europea come soggetto politico attraverso il disegno di una sua costituzione: un traguardo ambizioso e difficile in cui il diritto giocherà un ruolo primario per un equilibrato assetto dei valori ed esso stesso come valore fondamentale di garanzia per la nuova forma di convivenza, che abbiamo liberamente voluto.
E sarà, a ben vedere, un ruolo che si andrà definendo nei fatti, cioè nel dibattito or ora aperto sulle scelte istituzionali ed ordinamentali da compiere, in relazione agli organi, alle funzioni, ai rapporti intersoggettivi, alle connesse potestà e situazioni giuridiche. Necessariamente, dunque, dovrà gradualmente mutare l'approccio alle tematiche giuridiche dell'Europa: non basterà più essere informati sulla giurisprudenza comunitaria, sulla produzione normativa, sul progressivo estendersi dei campi di interesse e di azione comune dell'Unione né basterà più, a tal fine, documentarsi ed arricchirsi delle elaborazioni dottrinarie e delle analisi che le scienze giuridiche, economiche, politiche e sociali e la ricerca tecnologica dedicano ai progressivi fenomeni di aggregazione ed integrazione europea. Occorrerà, invece, abituarsi a ragionare in termini di diritto che va creato, interpretato, applicato e fatto valere in una comune dimensione europea ed occorre anche farlo con una certa sollecitudine perché l'esigenza sempre più trapela dai documenti delle istituzioni dell'Unione e dalle sentenze dei giudici comunitari come messaggio diretto alla generalità dei cittadini e non solo, quindi, agli operatori giuridici; ed è inoltre intenzione dei "costituenti europei" sentire sui punti nevralgici l'avviso delle fonti nazionali sensibili, e tra queste certamente rientrano le università ed in genere le sedi accademiche e scientifiche in cui si forgia il pensiero giuridico.
FOROEUROPA intende appunto contribuire al massimo a questo nuovo impegno del diritto in dimensione europea attraverso un'ampia ed ordinata rassegna delle pronunce della Corte di giustizia e del Tribunale di primo grado, pubblicate nel loro testo integrale e in tempi il più possibile prossimi alla loro edizione in lingua italiana, col corredo di massime redazionali e con note di riferimento giurisdizionali e normative laddove ritenute necessarie per un inquadramento storico e sistematico dell'enunciato. Con gli stessi criteri verranno pubblicate le sentenze di altri giudici, anche nazionali, che presentino aspetti di particolare rilievo comunitario o, più in generale, europeo; ma, come si diceva, si intende dare qualcosa di più cercando di cogliere nelle sentenze - attraverso adeguati per quanto sintetici commenti ovvero attraverso preavvisi di approfondimento nel cartaceo - quei messaggi, quelle indicazioni che i giudici europei da qualche tempo ci fanno pervenire attraverso le loro pronunce per ribadire principi ed introdurre criteri di logica giuridica unitaria o almeno convergente, atti a dare sostanza e contenuto ai precetti in aderenza al "quotidiano", cioè all'impatto concreto dei cittadini con la necessità di pensare e di vivere, tutti insieme, all'europea. L'avvento dell'euro ha avviato in tal senso un processo esistenziale ed anche culturale irreversibile - e, tutto sommato, bene accetto - che può e deve essere proposto anche negli altri campi, primo fra tutti quello giuridico per il quale è tempo ormai di chiedersi se e fino a che punto l'assetto dei rapporti tra il diritto comunitario e il diritto nazionale possa ancora basarsi sulla prevalenza meramente pattizia del primo, sulle riserve di sovranità statuale, sulla verifica di volta in volta della necessità o meno di recepire le norme comunitarie con gli strumenti di produzione giuridica interna. Urgono, infatti, nuove e ben più profonde esigenze di riordino della comune realtà istituzionale, in ragione delle tre grandi sfide cui l'Europa si accinge: l'ingresso di nuovi Stati membri per adeguare il disegno dell'Unione alle sue origini storiche e geografiche ed ai postulati di una piena integrazione economica; il contestuale, e per più versi consequenziale, raggiungimento dell'unità politica nelle forme più appropriate; il confronto col resto del mondo e con le altre aree dominanti sul piano politico ed economico-finanziario e su quelli della pace, della sicurezza, della solidarietà, e dell'auspicabile dialogo tra le differenti etnie e tra i disparati livelli di civiltà e di esistenza. Il discorso sul diritto europeo ha tratto alimento da questi temi in tempi recenti, riprendendo il percorso ideale che l'aveva via via portato, dalle prime costruzioni con valenza alquanto limitata in ragione delle finalità di mera tutela economico-mercantile ed agricola dell'Europa dei sei, all'estensione della sfera di doverosità comunitaria, degli Stati membri e dei loro cittadini, ai settori vitali del mercato interno, quali la concorrenza, gli aiuti di Stato e gli appalti pubblici, per poi pervenire alle importanti costruzioni dell'Unione economica e monetaria, della coesione economica e sociale, della tutela dell'ambiente e del consumatore: un crescendo al quale non poco ha contribuito la giurisprudenza della Corte di giustizia, cui si devono, altresì, i prolegomeni dei basilari principi della sussidarietà e della proporzionalità. Questi ultimi, insieme con gli apporti pattizi sui temi del secondo e del terzo pilastro, quali la sicurezza, la politica estera, la cooperazione nei settori della polizia e della giustizia e la costruzione di uno spazio giuridico europeo, già hanno spostato l'asse del diritto comunitario sul piano dei rapporti tra le istituzioni comunitarie e tra la Comunità e gli Stati membri, sì da gettare le basi, almeno teoriche, per un primo e ancora informe disegno costituzionale, cui si sono aggiunti, sia pure tra molte reticenze e cautele, temi di forte consistenza istituzionale quali il coordinamento delle politiche economiche e il riconoscimento dei diritti fondamentali dell'Unione europea, uno spaccato etico-normativo di altissimo livello costituzionale, che al vertice di Nizza del dicembre 2000 è apparso con unanimità di consensi all'orizzonte giuridico europeo, quasi a preannunciare la nuova era.
Una nuova era che prende le mosse dalle tre fondamentali sfide cui si è accennato e cui il diritto, quello filtrato dalle esperienze comunitarie e quello filtrato dalle tradizioni di cultura, di civiltà e di democrazia degli Stati membri, dovrà dare appropriate risposte in termini di convergenza sull'indefettibilità dei principi ispiratori dell'unità politica, di imputazione della sovranità e della potestà di governo dell'Unione, di gerarchia delle norme e delle loro fonti, di distribuzione equilibrata delle competenze, delle risorse e dei relativi poteri tra l'Unione, gli Stati membri e le istituzioni di autonomia federativa, regionale e locale esistenti al loro interno, di assetti dei rapporti tra i poteri, tra gli organi, tra gli individui e tra essi e l'autorità, nonché in termini di controlli costituzionali che garantiscano la tenuta costante dell'insieme.
Si tratterà, quindi, di scrivere un nuovo diritto costituzionale che rispetti le sovranità originarie ma costantemente le coinvolga verso il conseguimento di finalità ed utilità comuni: un diritto che certamente si avvarrà dei principi e dei criteri che negli ultimi due secoli hanno conformato e consolidato gli assetti democratici ma che dovrà anche saper cogliere e valorizzare le garanzie e i principi che meglio rispondano alle esigenze poste dal disegno complessivo della nuova Europa. Ciò è quanto si legge, infatti, nella Dichiarazione di Laeken sul futuro dell'Unione europea e nel progetto di rapporto in data 6 febbraio 2002 della Commissione degli affari costituzionali del Parlamento europeo, i primi documenti elaborati sul tema dalle istituzioni comunitarie, nei quali viene messo in evidenza il ruolo che, nella complessa costruzione cui ci si accinge, dovranno rivestire i principi della sussidarietà e della proporzionalità, su cui si è andata sin qui proficuamente assestando la convivenza tra l'Unione e gli Stati membri ed ai quali dovrà necessariamente aggiungersi quel principio di "costanza" cui si è appena accennato. Di esso si dà un'efficace configurazione nel citato progetto di rapporto: tutti i trasferimenti di competenze dovranno essere fatti ad oneri costanti, a prelievi fiscali costanti per la collettività, per cui l'aumento delle imposte e degli oneri che fosse la conseguenza di un trasferimento di competenze dall'Unione o verso l'Unione dovrà essere compensato da una riduzione in altra parte del sistema di uguale misura sì da rendere l'operazione del tutto neutra per il contribuente. Con la stessa concretezza di linguaggio e con la stessa determinazione di intenti dovranno essere affrontati altri aspetti non meno impegnativi della cosiddetta costituzione economica, quali gli equilibri finanziari e monetari, i costi e la gestione dei servizi di pubblica utilità, la distribuzione dei ruoli tra la ricchezza pubblica e quella privata con comune e coordinato impegno nello sviluppo sostenibile: anche in questi settori dovranno essere coraggiosamente individuati nuovi criteri e metodi di governo e di iniziativa politica, anche rovesciando, se necessario, i tradizionali canali di promozione e coagulo dei centri di interesse, per esempio dando molto spazio alle analisi e alle proposte delle autonomie territoriali ed alle loro spontanee intese, si da qualificare l'Europa unita come un soggetto politico capace di nuove idee e quindi di porsi essa stessa a modello per il resto del mondo, che oggi più che mai ha bisogno del nuovo. In questo suggestivo scenario il diritto avrà, come si accennava all'inizio, un compito estremamente rilevante, tanto nelle esperienze del giorno per giorno quanto nei momenti della riflessione e sarebbe un grave errore ritenere che vi siano ancora campi o settori dello scibile giuridico che possano andare "esenti" da una seria revisione in senso comunitario: se già non bastassero i segnali degli influssi del diritto comunitario oltre che sul diritto pubblico, come è pacifico, anche sul diritto civile e commerciale, ad esempio in campo societario ed in quelli della tutela del consumatore e del contraente debole e nella cooperazione giudiziaria in campo penale, sarà ineluttabile - per la forza stessa delle cose che spingerà la vita di relazione a cercare ed invocare regole comuni - rivedere dalle fondamenta ed aggiornare su un piano di intese comuni anche antichi sacrari del diritto, quali la teoria delle obbligazioni e dei contratti, i diritti reali afferenti alla proprietà, la riserva di legge statuale sui reati e sulle pene, la presunzione di legittimità degli atti della Pubblica amministrazione, le riserve di diritto interno sull'estradizione e sul riconoscimento delle sentenze dei giudici degli altri Stati membri e nel contempo dovranno immaginarsi nuovi strumenti giuridici quali la istituzione e la regolazione procedimentale di una Corte Costituzionale europea e dei rapporti tra essa e le Corti Costituzionali nazionali nonché l'assetto delle sinergie tra Parlamento europeo e Parlamenti nazionali ai fini di un dibattito e di una produzione legislativa su basi comuni.
Come si accennava all'inizio, si tratta di un progetto ambizioso ma ineludibile; FOROEUROPA si pone sulla stessa lunghezza d'onda, e non solo attraverso l'imprescindibile attenzione alla giurisprudenza e al suo iscriversi in questo stimolante processo verso il nuovo, ma anche attraverso la segnalazione e la pubblicazione di atti normativi e documenti scelti secondo i criteri dell'attualità e della continuità con riferimento agli aspetti fondamentali della costruzione europea, privilegiando il richiamo ai contenuti, anche multidisciplinari, piuttosto che ai profili meramente procedurali, come, del resto, è costume del diritto comunitario. Non è facile dire sin d'ora se quel che si sta consolidando e costruendo possa considerarsi un nuovo jus gentium ovvero un nuovo jus commune, né importano molto, a ben vedere, le classificazioni sistematiche quanto importa, invece, lo spirito che sta a base dell'evoluzione in corso, uno spirito europeo che guida ed entusiasma i collaboratori di FOROEUROPA con l'augurio che i risultati siano altrettanto proficui e gratificanti: a chi accede a questo sito un benvenuto e l'assicurazione della massima disponibilità al dialogo, al confronto e ai suggerimenti.

Il direttore Responsabile
Claudio De Rose

 

 

 

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Istituto di Studi europei

"Alcide De Gasperi"

ISE, Via Poli n.29
Roma


Giovedì, 17 giugno 2010

Convegno
Tavola rotonda su "L'Euro oggi, la crisi greca, l'etica dei mercati" e presentazione del 3° volume della Collana di Foroeuropa: autore Lamberto Laurenti, titolo "La Banca centrale europea e l'Euro"


presentazione

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