NEWS DI MAGGIO 2021

 

NEWS DALL'UE SULL'AMBIENTE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

SHELL SI IMPEGNI DI PIÙ A COMBATTERE I CAMBIAMENTI CLIMATICI: IL MONITO DEL TRIBUNALE DELL’AIA AL GIGANTE PETROLIFERO ANGLO-OLANDESE.

Il caso è stato guidato da Milieudefensie, la filiale olandese di Friend of the Earth (una rete di organizzazioni ambientaliste in 69 paesi differenti) e sostenuto da altri gruppi ambientalisti e da circa 17.000 cittadini; la Shell è stata severamente invitata a ridurre le emissioni di anidride carbonica. Finalmente la sentenza ufficiale e definitiva viene dai giudici della Corte dell’Aia: "Shell deve fare la sua parte per contribuire alla lotta contro i pericolosi cambiamenti climatici... La compagnia petrolifera è tenuta a ridurre l’anidride carbonica emessa dal gruppo Shell e dai suoi clienti del 45% netto entro la fine del 2030, rispetto al livello del 2019".

Il Tribunale ha anche decretato che le imprese sono responsabili della tutela dei diritti umani lungo tutta la filiera limitando le emissioni di CO2 , comprese quelle dei rapporti commerciali e dei clienti.

Shell  risponde: "La scena del crimine, in questo caso, è il luogo in cui avvengono le emissioni", cioè tali emissioni non provengono dalla sua sede ma dalle sue filiali in circa 80 paesi in tutto il mondo, e qualsiasi reclamo deve essere presentato direttamente a loro; la risposta non ha evidentemente convinto la Corte...

Roger Cox, avvocato di Milieudefensie: "Questa sentenza cambierà il mondo...Le persone di tutto il mondo sono pronte a citare in giudizio le compagnie petrolifere nel proprio paese, seguendo il nostro esempio. E non solo. Le compagnie petrolifere diventeranno molto più riluttanti a investire in combustibili fossili , combustibili inquinanti. Oggi ha vinto il clima".

fonte: lanuovaecologia

 

LA STRATEGIA DELL’UE SULLA BIODIVERSITÀ PREVEDE DI GARANTIRE CHE ENTRO IL 2050 GLI ECOSISTEMI DEL MONDO SIANO RIPRISTINATI.

La Commissione per l’ambiente del Parlamento europeo  ha adottato la posizione sulla "Strategia dell’Ue sulla biodiversità per il 2030: riportare la natura nelle nostre vite"; tuttavia per migliorare ulteriormente la biodiversità in Europa "È necessaria una legge sulla biodiversità dell’Ue per stabilire il quadro di governance della biodiversità fino al 2050".

Da un comunicato del Parlamento europeo: "Poiché la natura sta declinando a livello globale a un ritmo senza precedenti con un milione su otto milioni di specie stimate minacciate di estinzione (IPBES), i deputati accolgono con favore l’ambizione nella strategia dell’Ue sulla biodiversità di garantire che entro il 2050 gli ecosistemi del mondo siano ripristinati, resilienti e adeguatamente protetti".

Il relatore spagnolo César Luena: "Chiediamo una legge dell’Ue sulla biodiversità simile alla legge sul clima dell’UE , per stabilire il quadro di governance fino al 2050 per proteggere la biodiversità, compresi obiettivi vincolanti per il 2030. Sono soddisfatto che abbiamo approvato tutti i principali obiettivi della proposta della Commissione e che abbiamo sostenuto la creazione di un piano di ripristino della natura dell’Ue per ripristinare almeno il 30% della terra e del mare dell’Ue. C’è stato anche un ampio sostegno per una legge per proteggere e utilizzare il suolo in modo sostenibile e per un piano per affrontare congiuntamente le crisi del clima e della biodiversità".

L’europarlamentare verde italiana Eleonora Evi: "Buone notizie dal Parlamento europeo: con il voto di ieri abbiamo fatto un passo importante per tutelare la biodversità, ridurre il rischio di future pandemie e affrontare la crisi climatica. Abbiamo chiesto a gran voce alla Commissione obiettivi vincolanti per far sì che entro il 2050 gli ecosistemi vengano ripristinati e adeguatamente protetti.  Tra le nostre richieste: riduzione dei pesticidi del 50% entro il 2030; destinazione di un quarto dei terreni agricoli all’agricoltura biologica entro il 2030; proposta di una legge sulla biodiversità entro il 2022;  istituzione di un gruppo europeo di esperti indipendenti per valutare la coerenza delle misure europee con l’ambizione della strategia sulla biodiversità".

fonte: greenreport

 

LE PRATERIE SONO MINACCIATE DA UNA PROGRESSIVA CONVERSIONE E DAGLI EFFETTI DEL CAMBIAMENTO CLIMATICO E SECONDO IL NUOVO ATLANTE RICOPRONO LA METÀ DELLA SUPERFICIE TERRESTRE.

È stato pubblicato il "Rangeland atlas", il Nuovo Atlante (un ampio inventario, primo nel suo genere, compilato da una coalizione di importanti organizzazioni internazionali legate all’ambiente,che ha catalogato l’attuale stato delle praterie del mondo, comprese le steppe della Mongolia, la savana africana, la pampa sud americana e le Grandi Pianure del nord America),che rivela come il 54% delle terre emerse del Pianeta sia costituito dalle praterie, che sostengono milioni di lavoratori (pastori, raccoglitori, allevatori), ma anche ampie popolazioni di animali selvatici e costituiscono la riserva di grandi quantità di carbonio. Nonostante siano così importanti, sono minacciate da una progressiva conversione e dagli effetti del cambiamento climatico e attualmente solo il 10% dei piani nazionali per il clima include riferimenti a queste aree (la maggior parte dei piani concentra la propria attenzione sulle foreste) e si spera che il Nuovo Atlante possa guidare i negoziati sul clima e biodiversità verso il summit delle Nazioni Unite.

Shirley Tarawa, assistente del Direttore Generale dell’International Livestock Research Institute (ILRI) che ha collaborato alla preparazione dell’atlante: "Per la prima volta in assoluto, abbiamo una comprensione chiara di quale  percentuale delle terre emerse sia coperta dalle praterie. Fino ad oggi, gli sforzi di conservazione si sono focalizzati principalmente sulle foreste, ma le praterie devono ricevere la stessa attenzione... Se vogliamo avere una chance di conseguire gli obiettivi su clima, natura e alimentazione, la gestione e l’uso delle praterie devono essere considerati  prioritari. La nostra speranza è che praterie e pascoli siano inclusi nelle prossime conferenze delle Nazioni Unite su biodiversità, clima, suolo e alimentazione".

Karina Berg, Global  Grasslands and Savannahs Initiative Lead del WWF: "Fino ad ora gli sforzi di conservazione e sviluppo si sono concentrati sulle foreste, ignorando gli altri ecosistemi di valore. Questo atlante mostra per la prima volta la dimensione effettiva delle praterie e sottolinea come non sia possibile ignorarle se vogliamo veramente combattere le crisi climatiche e della natura, e allo stesso tempo sostenere la domanda di cibo globale. La protezione, la gestione e il ripristino dei ricchi e vari ecosistemi delle praterie è fondamentale e la loro rilevanza deve essere rappresentata all’interno dell’agenda globale".

fonte: alternativasostenibile

 

L' AMBIENTE MARINO E COSTIERO DEL NOSTRO PAESE SONO PROTETTI DALL 'OPERAZIONE "ONDA BLU" DELLA GUARDIA COSTIERA.

Il Comando Generale del Corpo delle Capitanerie di porto – Guardia Costiera, attraverso il Centro di Controllo Nazionale Ambiente (CCNA), hanno messo in atto l'operazione (su scala nazionale) "Onda Blu", con l'obiettivo di contrastare illeciti a danno dell’ambiente marino e costiero: 13.374 controlli effettuati, 280 illeciti amministrativi, 183 illeciti penali, 21 sequestri penali, 242.681 mq di aree sequestrate, 10.100 kg di rifiuti sequestrati.

Nell'operazione sono stati individuati diversi illeciti, tra cui scarichi idrici non autorizzati o non conformi alle normative vigenti e sono stati verificati impianti di depurazione sia urbani che industriali; sono stati scoperti rifiuti stoccati e/o smaltiti abusivamente in siti non idonei, controllate le modalità di trasporto e trattamento dei rifiuti in transito nei porti,  monitorate le acque ricadenti nelle Aree Marine Protette e infine rilevate violazioni inerenti ai limiti di navigazione in prossimità delle stesse.

fonte: rinnovabili

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LA DIFFERENZIATA DEGLI IMBALLAGGI IN PLASTICA È CRESCIUTA ANCHE NEL 2020, NONOSTANTE IL COVID-19.

Secondo i dati di Corepla (il Consorzio nazionale per la raccolta, il riciclo e il recupero degli imballaggi in plastica), nonostante l'emergenza sanitaria da Covid-19 la raccolta della plastica è cresciuta anche nel 2020: c’è stato un aumento del 4%, "a fronte di 1.914.000 tonnellate di imballaggi in plastica immesse sul mercato (di pertinenza Corepla) nel 2020, il sistema in totale è riuscito a recuperarne 1.820.270, che corrisponde al 95%; un dato che porta l’Italia sul podio dei paesi europei più virtuosi".

Durante la pandemia la riduzione dei consumi di materie plastiche nel 2020 è stata "nel complesso relativamente contenuta, per via della consistente crescita del settore medicale e di quello della disinfezione e detergenza e del deciso rilancio dell’alimentare confezionato".

Giorgio Quagliuolo, presidente di Corepla: "I risultati di questo bilancio dimostrano i passi avanti che il nostro Paese ha compiuto nell’ambito della organizzazione di un sistema di raccolta e riciclo degli imballaggi in plastica. Siamo convinti che negli anni a venire, anche in funzione dei nuovi piani di rilancio e resilienza e di una politica economica più improntata ai principi della transizione ecologica, sapremo offrire risposte adeguate agli ambiziosi target".

fonte:rinnovabili

 

LE FIBRE DI POLIPROPILENE PRESENTI NEI TRE STRATI DELLE MASCHERINE CHIRURGICHE ABBANDONATE NEI MARI  CAUSANO DANNI IRREPARABILI ALLE SPECIE MARINE.

Da una ricerca condotta dal dipartimento di Scienze dell’Ambiente e della Terra, "The release process of microfibers: from surgical face masks into the marine environment" dell’Università di Milano-Bicocca sui rischi ambientali dovuti allo smaltimento non corretto dei dispositivi di protezione individuale (dpi), sono emersi in particolare i danni  per le specie marine dovuti alla ostruzione in seguito a ingestione e gli effetti tossicologici dovuti a contaminanti chimici e biologici.

Gli studiosi hanno simulato le reazioni nell’ambiente quando una mascherina viene abbandonata e comincia a degradarsi a causa dell’esposizione agli agenti atmosferici e alla radiazione solare; è emerso che una singola mascherina esposta alla luce UV-A per 180 ore può rilasciare centinaia di migliaia di particelle del diametro di poche decine di micron, che, ingerite, causano danni irreparabili alle specie marine; è stata individuate inoltre la presenza di frazioni sub-micrometriche, potenzialmente capaci di attraversare le barriere biologiche.

fonte: lanuovaecologia

 

IL CAMBIAMENTO CLIMATICO STA AMPLIFICANDO LA FREQUENZA DELLE ONDATE DI CALORE MARINE.

Il fenomeno delle  ondate di calore marine è emerso in particolare già dieci anni fa, quando migliaia di pesci morti invasero le spiagge dell’Australia occidentale;  un'enorme fascia di acqua uccise intere foreste di alghe e decine di creature marine, creando seri danni anche alle attività di pesca più redditizie dell’Australia occidentale.

Oggi gli scienziati si sono riuniti per capire ancora meglio  tali fenomeni  e per cercare sistemi di prevenzione; Jessica Benthuysen, oceanografa fisica presso l’Australian Institute of Marine Science di Perth: "Questo evento ha avuto davvero conseguenze così devastanti per gli ecosistemi marini".

Gli studiosi si sono accorti che le ondate di calore marine coinvolgono periodi di caldo nelle acque superficiali dell’oceano che durano almeno cinque giorni e raggiungono una soglia di temperatura ben al di sopra dell’intervallo normale.

Attualmente i metodi di previsione sono piuttosto limitati; ma coi modelli osservativi sono in continua evoluzione e gli scienziati sperano di migliorare  le loro previsioni nei prossimi anni; prevedere tali fenomeni aiuterebbe i gestori della pesca a decidere se limitare i raccolti o addirittura chiudere completamente alcune zone alla pesca.

fonte: lanuovaecologia

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PESTICIDI: LA COMMISSIONE EUROPEA VINCE IL  CONTENZIOSO CON BAYER.

Nonostante nel dicembre 2013 fosse entrato in vigore un divieto parziale dell'uso dei pesticidi Bayer sulle colture di mais, girasole e colza, il loro utilizzo era tuttavia  tollerato all’interno di serre e per i cereali invernali; finalmente nel febbraio 2018 un rapporto dell’Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa) rilevò la pericolosità per le api da parte di tre insetticidi neonicotinoidi (neonicotinoidi imidacloprid, clothianidin e thiamethoxam) e gli Stati membri misero al bando i 3 pesticidi, ma la Bayer presentò ricorso, oggi finalmente rigettato dalla Corte Suprema europea.

Andrea Carta di Greenpeace: "...la Corte di giustizia ha ribadito che la protezione della natura e della salute delle persone ha la precedenza sugli interessi economici ristretti di potenti multinazionali e che il principio di precauzione è una pietra angolare del diritto dell’UE. Ciò significa che l’UE ha la responsabilità e il potere di garantire la sicurezza di tutti i pesticidi, sostanze chimiche, colture GM e altri prodotti e sostanze pericolosi".

fonte: rinnovabili

 

INQUINAMENTO GLOBALE DA PLASTICA: L'UE PRONTA AD UN ACCORDO CON IL GOVERNO INDIANO PER UN TRATTATO GLOBALE ANTI RIFIUTI.

Nel corso di un vertice virtuale con Nuova Delhi, Bruxelles  presenterà la proposta di un trattato internazionale (sul modello dell’Accordo di Parigi sul clima), per fronteggiare l'inquinamento globale da plastica.

Nonostante l'India da settimane sia pericolosamente nella morsa del Covid-19, si è impegnata a ridurre le proprie emissioni nette entro il 2050 (in particolare l’India ha dichiarato di essere intenzionata a investire sulle fonti rinnovabili e a ricavare, entro il 2030, 450 gigawatt di energia da queste fonti, circa cinque volte di più rispetto ai 93 Gw che genera ad oggi), e l'Ue, la Banca europea per gli investimenti e le banche di sviluppo dei paesi dell’Ue, sono pronte a sostenere finanziariamente l’India per agevolare il suo percorso in questa direzione.

Per varare un trattato internazionale che vincoli dal punto di vista legale i Paesi firmatari con l'obiettivo di bloccare i flussi di rifiuti in plastica che stanno invadendo il Pianeta, l'Ue ha bisogno di essere sostenuta; per ora può contare sull’appoggio di Rwanda e Perù.

fonte: lanuovaecologia

 

NASCE IL NETWORK DEI GOVERNI PER L’ECONOMIA DEL BENESSERE: WEGO (WELLBEING ECONOMY GOVERNMENTS NETWORK).

Già esistono cinque nazioni che hanno scelto di far parte del network (lanciato già nel 2018) dei Governi per l’economia del benessere (il Wellbeing Economy Governments Network – WEGo): Scozia, Galles, Islanda, Nuova Zelanda e, dal 21 dicembre 2020, anche Finlandia; si tratta di aderire ad un modello di sviluppo, che, oltre alla mera crescita economica, tiene conto (aspirando anche alla  ripresa post- Covid) dei benefici diffusi generati da un approccio politico che pone al centro il benessere delle persone e la qualità dell’ambiente.

L’Economia del benessere non prevede quella dei consumi, che non ritiene sia, insieme alla produzione,  la forma principale per migliorare gli standard di vita; studi dimostrano come solo una frazione (tra il 10 e 25%) del miglioramento dell’aspettativa di vita nel tempo è attribuibile ad un aumento del reddito e dei consumi.

Per l’Economia del benessere il progresso economico esiste quando è a "servizio del benessere dell’uomo e dell’ambiente, e quando riduce le diseguaglianze".

Per misurare il progresso nell’economia del benessere vengono usati gli indicatori ambientali,  di biodiversità, di salute, del capitale naturale e sociale e di innovazione e circolarità (ad esempio tassi di riciclo e ri-uso).

 La pandemia globale ha rivelato la necessità del benessere ambientale e dell’uomo, anche "come pre-condizione fondamentale ad ogni forma di attività sociale ed economica. I devastanti effetti della crisi sanitaria hanno superato di gran lunga gli effetti di ogni precedente crisi finanziaria ed economica."

fonte:greenreport