NEWS DI GENNAIO 2021

 

NEWS DALL'UE SULL'AMBIENTE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

Brexit : la Gran Bretagna presenta all'Ue la nuova lista di prodotti che necessitano il certificato fitosanitario per l'esportazione.

Dal 1° gennaio 2021 la Gran Bretagna ha presentato all'Ue una lista di prodotti, definiti a priorità 1, che necessitano di un certificato fitosanitario per poter essere esportati;

nella lista compaiono alcune sementi, le patate da consumo, molti materiali legnosi, che la GB considera potenziali veicoli di patologie fitosanitarie all'interno dei propri confini.

Nel nostro Paese Domenico D'Ascenzo, responsabile del servizio fitosanitario regione Abruzzo, spiega  che le aziende, per poter richiedere i controlli e disporre del certificato fitosanitario, dovranno essere iscritte, come esportatrici, nello speciale registro degli operatori professionali.

La richiesta del Certificato Fitosanitario deve essere fatta 48 ore, prima della spedizione; il Servizio provvederà ad inviare ispettori, che dovranno accertare la conformità dei prodotti da esportare.

fonte: agricolturaoggi

 

Con il Presidente Biden gli USA rientrano nell' Accordo di Parigi su clima e preparano grandi strategie.

Oltre a rientrare nell'Accordo di Parigi,  Biden ha già annunciato un team di professionisti, il più numeroso mai visto alla Casa Bianca, per affrontare la crisi climatica; ha inoltre nominato esperti presso il Dipartimento di Stato e il Consiglio di Sicurezza Nazionale, il principale organo consultivo del Presidente per tutte le decisioni di politica estera. Il Dipartimento del Tesoro, il Dipartimento dei Trasporti e l'ufficio del Vice Presidente Kamala Harris avranno tutti uno staff dedicato alla politica climatica, con ulteriori assunzioni previste nei prossimi giorni.

Si dichiara soddisfatto il WWF, che auspica che queste azioni  siano l’inizio di una fase di accelerazione globale delle politiche per azzerare le emissioni di gas serra (a cominciare dalla CO2 e dal metano) e della reale transizione verso un’economia decarbonizzata e rigenerativa.

Il nostro Paese, tra gli altri, deve spingere velocemente  verso tale economia decarbonizzata e attuare, in questa direzione,  strategie e piani coerenti.

fonte: alternativasostenibile

 

Mobilità sostenibile: l’Italia investe ancora troppo in combustibili fossili.

L'ultimo studio di Transport & Environment, ONG ambientalista e promotrice della campagna Clean Cities, (a cui collabora anche Legambiente) prende in esame 17 Paesi europei ed evidenzia la percentuale di immatricolazione di nuovi autobus a zero emissioni:  l’Italia è in fondo alla classifica, con solo il 5,4% di nuovi bus entrati in servizio nel 2019 a idrogeno o elettrici, seguita solo da Grecia, Svizzera, Irlanda e Austria; 

i migliori della classe sono Danimarca, Lussemburgo e Paesi Bassi (un esempio: il 78% degli autobus danesi immatricolati nel 2019 è elettrico o a idrogeno).

Italia, Polonia, Germania, Regno Unito, Spagna e Francia sono i maggiori acquirenti dei bus urbani europei e la non conversione a una mobilità più sostenibile rallenta in modo significativo la diffusione di bus a emissioni zero del continente, con un impatto altissimo per l’ambiente.

- Andrea Poggio, responsabile mobilità sostenibile di Legambiente."... in seguito all’emergenza Covid sono stati estesi i contributi pubblici per l’acquisto di nuovi autobus, anche di quelli a metano o diesel, con il risultato che compriamo meno autobus dei grandi paesi europei e gran parte dei quali ancora fortemente inquinanti. Non possiamo condannare le nostre città a usare mezzi pubblici vecchi, inquinanti ed alimentati a gasolio o gas fossile, con l’unica eccezione dell’olio di palma, ancora più nocivo del petrolio a livello ambientale".

-Veronica Aneris, Direttrice per l’Italia di Transport & Environment: "È davvero incomprensibile come, con oltre 200 miliardi in arrivo dall’Europa, la bozza di Recovery Plan approvata dal Consiglio dei Ministri preveda l’acquisto di circa 5000 nuovi autobus di cui ben 2.700 a gas fossile, ovvero centinaia di milioni di euro sprecati in fossili tecnologie obsolete. I bus elettrici riducono l’inquinamento atmosferico, ci aiutano a combattere il cambiamento climatico, a ridurre il rumore e il costo totale d’esercizio...Ora i soldi ci sono. Com’è possibile che il benessere dei cittadini e del pianeta non venga mai messo al primo posto? Ci auguriamo che il Parlamento ora ponga rimedio a questa misura".

fonte: alternativasostenibile

 

Politiche climatiche: se progettate e utilizzate sinergicamente possono costituire una "ripresa verde" per il nostro Paese.

Da uno studio condotto nel contesto del progetto europeo INNOPATHS , è emerso che i costi associati alla transizione verde potrebbero ricadere sulle piccole e medie imprese e che in questo senso è necessario progettare meglio le politiche climatiche che permettono di perseguire una riduzione delle emissioni ma anche di fornire nuove opportunità economiche.

Cristina Peñasco, una delle studiose  del progetto: "Mitigare i cambiamenti climatici non è (e non può essere) l'unico obiettivo delle politiche di decarbonizzazione... Se le politiche a basse emissioni di carbonio non sono eque, efficienti e non stimolano la competitività, sarà difficile ottenere il sostegno pubblico necessario per la loro messa in atto. Questo potrebbe portare a ulteriori ritardi nel processo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra, con conseguenze disastrose per il pianeta, le nostre economie e le generazioni future".

I dieci "strumenti" politici discussi nello studio includono forme di investimento, incentivi, interventi di mercato e standard di efficienza (come quelli per gli edifici).

Dalla ricerca è emerso che per la maggior parte degli strumenti analizzati, le "conseguenze distributive" sono più spesso negative che positive o nulle in  particolare per le piccole imprese e i consumatori meno abbienti.

Laura Diaz Anadoni, una delle studiose: "Le piccole imprese e le famiglie di medie dimensioni hanno meno capacità di assorbire gli aumenti dei costi energetici...Alcune delle politiche di investimento e normative hanno reso più difficile per le piccole e medie imprese cogliere nuove opportunità o adattarsi ai cambiamenti. Se le politiche non sono ben progettate e le famiglie e le imprese vulnerabili ne fanno esperienza negativa, potrebbe aumentare la resistenza pubblica al cambiamento, un grosso ostacolo al raggiungimento della neutralità carbonica".

fonte: alternativasostenibile.

 

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SETTORE EOLICO: IN BUONA SALUTE, NONOSTANTE LA PANDEMIA, MA SI PUÒ FARE DI PIÙ.

Pandemia permettendo, il settore eolico si conferma tra i più attivi a livello mondiale e in questi tempi fondamentale per la ripresa economica.

Gli analisti di BLombergNEF rivelano come il  First Trust Global Wind Energy ETF  – l’unico fondo d’investimento a gestione passiva dedicato all’industria eolica mondiale – ha registrato nel 2020 guadagni per oltre il 44%; diversamente Shares Oil & Gas Exploration & Production UCITS ETF – un ETF che traccia la performance delle società globali coinvolte nella produzione di petrolio e gas – è diminuito di quasi il 30%.

Secondo il GWEC l’industria eolica aggiungerà oltre 348 GW tra il 2020-2024, portando la capacità totale globale di energia eolica a quasi 1.000 GW nei prossimi 4 anni.

Tuttavia, per gli analisti di BLombergNEF, l'energia eolica ha un destino di breve durata a causa sopratutto delle "improvvise oscillazioni del sentimento politico"; un esempio sono la Spagna e il Regno Unito, tra i mercati dell’energia eolica onshore più promettenti all’inizio degli anni 2010;

nonostante gli investitori sono attratti dalle rinnovabili, le nuove amministrazioni Spagna e UK hanno riconosciuto che da soli i progetti non riuscirebbero a offrire quella capacità su scala richiesta dai target climatici.

Gli analisti:"...I mercati continueranno a tagliare le tariffe incentivanti e ad andare verso le aste, come succede in Giappone, Ucraina e Vietnam. O semplicemente cercheranno di eliminare gradualmente i sussidi come nei paesi nordici. Per fornire una crescita costante, gli sviluppatori eolici onshore dovranno trovare modi creativi per garantire entrate e ridurre i rischi in progetti sempre più esposti a prezzi volatili dell’energia. Trovare percorsi per il mercato senza aiuti statali e liberarsi dai capricci dei politici potrebbe aiutare a realizzare una crescita più coerente".

fonte: rinnovabili

 

TEMPI DURI PER LE FORESTE: IL WWF RIVELA CHE IN 13 ANNI È STATA CANCELLATA UN'AREA VERDE GRANDE COME LA CALIFORNIA.

Il nuovo studio globale pubblicato dal WWF dal titolo: "Fronti di deforestazione: cause e risposte in un mondo che cambia", rivela che circa due terzi della deforestazione globale, tra il 2000 e il 2018, sono avvenuti in aree tropicali e sub-tropicali; in sostanza, mentre 8.000 anni fa circa la metà della superficie terrestre era occupata da foreste, oggi quest’area si è ridotta al 30%.

Una delle cause di questo scempio è rappresentata dall'agricoltura che soddisfa la domanda del mercato, soprattutto in America Latina e in Asia.

Altre cause:

- l'estrazione del legname (sia in forma legale che illegale);

- la crescente espansione delle reti stradali, che collegano le zone di sfruttamento a quelle adibite all’esportazione e al rifornimento dei mercati interni;

- la pressione delle operazioni minerarie non industriali;

- l'aumento degli insediamenti umani all’interno degli ecosistemi naturali;

- l'accaparramento di terreni di proprietà pubblica, favorito spesso da  governi nazionale deboli e corruttibili.

Un altro fattore non meno rilevante è rappresentato anche dai comportamenti dei singoli; andrebbero infatti ridotti i consumi di carne e di prodotti contenenti materie prime come soia, olio di palma e preferiti quelli che dimostrano in etichetta una provenienza estranea alla deforestazione.

I governi dei paesi importatori devono introdurre regole che impediscano l’importazione di materie prime, semilavorati e prodotti finiti legati alla deforestazione; in questo senso è nata la campagna #Together4Forests e più di un milione di persone in Europa hanno già chiesto una nuova legge dell'UE per tenere i prodotti legati alla deforestazione e alla distruzione della natura fuori dal mercato europeo e garantire che non vengano mai violati i diritti umani, soprattutto quelli delle popolazioni indigene e delle comunità locali.

fonte: alternativasostenibile

 

STRATEGIA DELL'UE SULLA BIODIVERSITÀ:  LA COMMISSIONE EUROPEA HA AVVIATO UNA CONSULTAZIONE PUBBLICA ONLINE SULL'ELABORAZIONE DI OBIETTIVI GIURIDICAMENTE VINCOLANTI DELL'UE PER IL RIPRISTINO DELLA NATURA.

Il ripristino degli ecosistemi danneggiati in Europa rappresenta un elemento fondamentale della strategia dell'UE sulla biodiversità per il 2030 e del Green Deal europeo, il ripristino degli ecosistemi danneggiati in Europa contribuirà ad aumentare la biodiversità;

l'obiettivo è mitigare i cambiamenti climatici e prevenire e ridurre gli effetti delle catastrofi naturali, migliorando anche la conoscenza e il monitoraggio degli ecosistemi e dei relativi servizi.

Il Commissario per l'Ambiente Virginijus Sinkevičius: "Negli ultimi decenni le attività umane hanno modificato in modo significativo tre quarti delle terre merse e due terzi degli oceani, destabilizzando il nostro clima e i nostri sistemi naturali di sostegno alla vita. Il ripristino degli ecosistemi naturali è un triplice vantaggio per la natura, il clima e le persone. Contribuirà a risolvere la crisi della biodiversità, ad affrontare i cambiamenti climatici e a ridurre il rischio di pandemie future. Può inoltre stimolare la ripresa dopo la pandemia, creando posti di lavoro e crescita sostenibile".

Entro la fine del 2021 la Commissione presenterà una proposta relativa a obiettivi giuridicamente vincolanti dell'UE per il ripristino della natura.

fonte: alternativasostenibile

 

LA TEMPERATURA  MEDIA GLOBALE DEGLI OCEANI NEL 2020 È IL VALORE PIÙ CALDO DI SEMPRE.

Secondo lo studio "Upper Ocean Temperatures Hit Record High in 2020", pubblicato su Advances in Atmospheric Sciences, elaborato da un team internazionale di scienziati tra cui ricercatori italiani dell’Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Enea, "la temperatura media globale dell’oceano nel 2020 è il valore più caldo di sempre ed è risultato che ciascuno degli ultimi nove decenni è stato più caldo del decennio precedente" e rivela anche che i 5 anni più caldi mai registrati si sono verificati tutti a partire dal 2015.

Simona Simoncelli dell’Ingv di Bologna, una delle autrici dello studio "Il 90% del calore del riscaldamento globale finisce negli oceani quindi in realtà il ‘riscaldamento globale’ non è altro che il ‘riscaldamento dell’oceano. Oceani più caldi influiscono notevolmente sulle condizioni meteorologiche locali, generando tempeste più potenti e favorendo l’innalzamento del livello del mare. I risultati della ricerca rappresentano un ulteriore chiaro dato che indica la necessità di agire al più presto per limitare gli effetti del cambiamento climatico in atto. Il valore del riscaldamento determinato in questo lavoro fornisce, inoltre, un quadro anche sul lungo termine. Infatti, è risultato che ciascuno degli ultimi nove decenni è stato più caldo del decennio precedente."

Tra gli scienziati, il team guidato da Lijing Cheng dell’International Center for Climate and Environment Sciences e Center for Ocean Mega-Science dell’Accademia cinese delle scienze conclude:" I risultati ottenuti sono la riprova che sono in atto effetti globali di ampia portata sull’ambiente e sulla società, pertanto, forte è l’invito ad intervenire per limitare in modo importante le emissioni di gas serra e allo stesso tempo ad adattarsi alle conseguenze ormai inevitabili dell’incessante riscaldamento avvenuto negli ultimi decenni".

fonte: greenreport