COVID-19, IL VIRUS ADESSO ALBERGA NELLA PSICHE

Autore: Dott.ssa Giuditta Margiotta

 

Roma. A ormai quattro mesi dall’inizio della pandemia da Covid-19 si contano le vittime. Il tanto temuto virus si è impossessato non solo dei nostri corpi ma anche delle nostre menti,lasciando tracce indelebili di frammenti di tristezza e facendo da sfondo ad una quotidianità che lotta per ripartire. Grazie alla mia quotidiana constatazione, frutto della professione di farmacista che svolgo, posso affermare con quasi certezza che i danni causati sulla mente hanno un eco più forte e che la frequenza di danno fisico permanente è, in percentuale, sicuramente minore in relazione a quello emotivo. Il Covid ha condizionato più di quanto si possa credere, investendo indistintamente, tutte le fasce di età dal bambino deturpato della libertà di fantasticare, all’anziano costretto alla solitudine più cruenta. Il contenimento fisico e lo stress psicologico subito per mesi, hanno provato terribilmente la coscienza di ogni singolo, acuendo stati di tensione, manifestata poi nei modi più disparati. Così, se da una parte si sono osservati e si osservano tutt’oggi atteggiamenti di eccessive precauzioni e accortezze, dall’altra sono sempre più frequenti atteggiamenti di superficialità e noncuranza che sfociano in una inadempienza delle regole imposte a danno della globalità. Il consumo di farmaci induttori del sonno, ansiolitici e stabilizzanti dell’umore ha necessariamente registrato un’impennata verso l’alto laddove, il desiderio di ritrovare, in una realtà traslata, uno spiraglio di tranquillità e di serenità, è il sogno comune. Se è vero che il distanziamento sociale è stato tra i provvedimenti più utili nel tentativo di lotta al virus, è altrettanto vero che ha annullato quasi totalmente la socialità intesa come la naturale inclinazione alla convivenza sociale, svuotandola di quel significato che, per anni, siamo stati abituati ad attribuirle. Il Covid ha fatto breccia nello strato ignorante del paese che domina condizionandolo, facendoci guardare l’un gli altri come nemici in guerra. I rischi sono stati e sono tutt’oggi molti tanto da richiedere a tutti di non abbassare la guardia ma, sicuramente, il catalizzatore di questi processi mentali va ricercato altrove e mi chiedo se i media non abbiano rivestito un ruolo cardine in tutto ciò. Il quotidiano aggiornamento dei dati il più delle volte ha assunto i toni di un vero e proprio terrorismo psicologico, di cui tutti, indistintamente, siamo stati vittima. L’affermare talune cose e l’attimo dopo smentirle, secondo lo schema “tutto è il contrario di tutto", ha inevitabilmente alimentato lo scetticismo pubblico. Ad oggi, ciò che genera più paura, mantenendo una sorta di filo conduttore con l’incubo dei mesi scorsi, è l’ipotesi, di una seconda ondata di emergenza in autunno, cosa peraltro priva di dati certi e tangibili. In altre parole quella opprimente quanto utile mascherina, ha coperto le nostre bocche, ha portato, nell’accezione metaforica del termine, alla cancellazione del sorriso dai nostri volti, quale espressione tipica della felicità. Il “giro di giostra” dei mesi scorsi è stato quanto mai difficoltoso, impegnativo e deprimente ma adesso, l’auspicio che tutti ci rivolgiamo, è che gli animi si rasserenino e le menti si rigenerino nel tentativo di una ripartenza a colori.

 

Dott.ssa Giuditta Margiotta, Farmacista in Roma.

 

 

Commento di Foroeuropa:

L’Autrice dell’articolo ci offre, in ragione dell’attività da Lei svolta, una vera e propria “testimonianza dal fronte”, che ci consente di ragionare sul Covid-19 e sulle sue conseguenze da un angolo visuale di estremo interesse, anche per le pubbliche Istituzioni, sia nazionali che europee, alle cui cure è affidato il benessere psichico, oltre che materiale, dei loro cittadini (art.3.1 della Carta di Nizza). A tale riguardo, sarebbe molto interessante confrontare quanto rilevato dall’A. dal suo osservatorio italiano con quel che accade negli altri Paesi dell’Unione.

 



 


 

 ISSN 2038-5161

Premio del Libro Europeo "Aldo Manuzio"