Il COVID-19 ha prodotto effetti sulla demografia italiana, in particolare sui giovani, sulla natalità e sulla famiglia? E’ una problematica di estremo rilievo, che non è sfuggita all’attenzione degli studiosi, nel nostro Paese come a livello internazionale ed europeo. Per quanto riguarda in particolare l’Italia, va dato atto al Ministro per le Pari Opportunità e la Famiglia, on. Elena Bonetti, della sensibilità mostrata nei riguardi della necessità di monitorare e analizzare il problema, istituendo a tal fine - con il decreto che pubblichiamo in Documentazione - un ristretto Gruppo di esperti in materia, il quale dovrà produrre un rapporto alla fine del 2020 e poi alla fine del 2021. Coordinatore del Gruppo è il Prof. Alessandro Rosina, Ordinario di Demografia della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano Coordinatore scientifico per il “Rapporto giovani” promosso dall’Istituto “Toniolo” di Milano. Siamo grati al Prof. Rosina per aver accolto la nostra richiesta di illustrare, nell’articolo che qui di seguito pubblichiamo, le linee essenziali della tematica in questione e delle esigenze di approfondimento scientifico che ne discendono.

 

QUALE IMPATTO DELLA CRISI SANITARIA SULLA CONDIZIONE DEI GIOVANI E SULLA NATALITA’ 

Autore: Prof. Alessandro Rosina

 

La crisi sanitaria causata da Covid19 è considerata la peggiore dal secondo dopoguerra in Europa e in gran parte delle economie avanzate. Oltre all’impatto diretto sulla mortalità subito soprattutto dalle generazioni più anziane, vanno affrontate anche le implicazioni negative delle misure adottate per ridurre il contagio che possono pesare sulla condizione dei giovani, sulla formazione di nuovi nuclei familiari, sulle scelte riproduttive, sul benessere delle famiglie con figli minori. Con il rischio sia di frenare scelte di vita sia di accentuare diseguaglianze sociali.

L’epidemia ha colpito in modo particolare un paese che già presentava valori tra i peggiori in Europa sugli indicatori sociali e occupazionali relativi alle nuove generazioni. Va, inoltre, considerato che in Italia, dopo la fase acuta della crisi economica iniziata nel 2008, non si è osservata nessuna solida ripresa. Dal punto di vista demografico il bilancio tra nascite e decessi era, anzi, diventato negli ultimi anni sempre più rosso. Con la conseguenza di squilibri demografici crescenti che rischiano ora, quindi, di essere ulteriormente amplificati con l’impatto dell’attuale crisi sanitaria.

Siamo di fronte ad uno scenario nuovo, che ha bisogno di essere osservato, analizzato e interpretato in modo solido e adeguato per accompagnare il Paese verso una piena e rapida ripartenza, riconoscendo rischi e fragilità, ma cogliendo anche opportunità che possono aprirsi come discontinuità nel riorientare scelte individuali e collettive.

Nelle “Considerazioni finali” presentate recentemente in occasione della diffusione della Relazione annuale sul 2019, Il Governatore dalla Banca d’Italia ha sottolineato come le misure messe in atto per il contenimento della pandemia abbiano ridotto le opportunità di nuovo impiego e abbiamo comportato una perdita di occupazione soprattutto per i contratti non permanenti e in alcuni settori che vedono maggiormente presenti i giovani.

Ma è anche vero che nel nuovo scenario post Covid saranno soprattutto le nuove generazione a dover riprogettare le proprie vite, a dare spinta e direzione ad un nuovo percorso di crescita comune.L’indagine internazionale (i paesi coinvolti sono Italia, Spagna, Francia, Germania e Regno Unito) promossa dall’Osservatorio giovani dell’Istituto Toniolo, condotta da Ipsos a fine marzo, aiuta a capire come le persone nella fascia 18-34 anni interpretano questo passaggio collettivo e come si inserisce nel loro passaggio verso la vita adulta (Il Report completo, steso dall’autore assieme a Francesca Luppi, si trova sul sito www.osservatoriogiovani.it). 

I dai dell’indagine ci dicono che se le generazioni italiane presentavano una forte incertezza nei confronti del futuro, il nuovo scenario creato dalla pandemia ha aggiunto un ulteriore strato di incertezza, che può scendere in profondità e diventare insicurezza se non gestita nel modo adeguato. Per quasi la metà degli intervistati è, infatti, aumentata la percezione di un futuro pieno di rischi ed incognite.

Quasi due under 35 su tre si aspettano conseguenze complessivamente negative sull’economia e sui livelli occupazionale del paese. Il 42 percento ha toccato con mano, dall’inizio della crisi, un peggioramento della propria condizione personale di lavoro. Sebbene fosse prevedibile attendersi, nella situazione attuale creata dalla pandemia, un rinvio o una sospensione di molti progetti desiderati, si riscontra, in ogni caso, un impatto molto rilevante in Italia e una ampia variabilità fra paesi.  Oltre il 60% degli intervistati italiani ritiene che l’emergenza sanitaria avrà conseguenze negative sui propri piani per il futuro, seguiti a breve distanza dai giovani spagnoli. Un po’ meno preoccupati sembrano, invece, francesi e tedeschi (a percepire tale rischio sono rispettivamente il 46% e il 42%).

In particolare, sono proprio i giovani del nostro Paese coloro che più di tutti gli altri coetanei europei hanno abbandonato – e non semplicemente posticipato e ricalendarizzato – i propri progetti di vita, almeno nel breve termine. In particolare, per quanto riguarda l’intenzione di andare a convivere, sposarsi e avere figli, lo scarto arriva oltre i 20 punti percentuali con i giovani tedeschi, i più ottimisti nella possibilità di lasciare pressoché immutati - o solo posticipati - i propri piani. Tra chi, ad inizio 2020, prendeva in considerazione la possibilità di concepire un figlio entro l’anno, ad aver messo da parte (momentaneamente ma a tempo indefinito) tale intenzione è il 36,5 per cento degli italiani, contro il 14,2 per cento dei tedeschi (il 29,3% degli spagnoli, il 19,2% dei britannici e il 17,3% percento dei francesi).

Più in dettaglio, tra gli under 35 italiani, l’abbandono di tale scelta riguarda più della metà dei lavoratori autonomi e a progetto (53,1%), contro il 26,8% dei lavoratori in condizione più stabile (con reddito più continuo). Rilevante è anche il genere rispetto alla condizione di vulnerabilità. Le donne, difatti, vedono tendenzialmente più a rischio i propri progetti di vita rispetto agli uomini. In Italia il 67% delle donne contro il 55% degli uomini ritiene che i propri progetti di vita siano a rischio. Il divario di genere è minore negli altri paesi europei considerati nell’indagine, ed in particolare in Francia, dove il divario è quasi nullo (attorno al 45 percento).

Tutto ciò in un contesto demografico (ed economico) già non positivo prima dell’attuale crisi. Va ricordato, infatti, che prima del lockdown la natalità italiana era già tra le peggiori in Europa e in continua diminuzione anche a causa delle difficoltà oggettive che i giovani riscontravano nel mondo del lavoro e dell’incertezza percepita verso il futuro. Va, del resto, tenuto presente che già prima di questa crisi eravamo il Paese con il record di Neet in Europa (gli under 35 che non studiano e non lavorano) e con più tardiva età delle madri alla nascita del primo figlio (oltre i 32 anni).

L’impatto di Covid-19 mette il Paese di fronte ad uno scenario nuovo all’interno del quale è necessario un attento monitoraggio della condizione delle nuove generazioni e dell’evoluzione del sistema di rischi e opportunità all’interno del quale producono le loro scelte. Solo attraverso adeguate ricerche e analisi è possibile fornire il supporto conoscitivo necessario per politiche mirate che consentano di far ripartire il Paese con un ruolo attivo delle nuove generazioni e la loro irrinunciabile spinta di vitalità. In tale direzione è impegnato il Gruppo di lavoro istituito dal Ministero per la famiglia che ha la funzione di raccogliere dati e analizzare l’impatto della crisi sanitaria sulla demografia italiana (con particolare focus su condizione dei giovani, scelte riproduttive, conciliazione lavoro e famiglia). E’ costituito da una rete di studiosi appartenenti alle università italiane e straniere, a istituzioni internazionali e centri di ricerca - è coordinato dallo scrivente e ne fanno parte Corrado Bonifazi, Ludovica Comolli, Cristina D’Addio, Alessandra De Rose, Francesca Luppi, Sabrina Prati e Linda Laura Sabbadini. Tra i compiti c’è la stesura di un report che verrà presentato ad un Convegno programmato per fine anno, occasione per un confronto sulle evidenze empiriche dell’impatto dell’emergenza sanitaria sui percorsi dei giovani e sulla natalità a favore anche di indicazioni per l’azione politica.

 

Prof. Alessandro Rosina, Ordinario di Demografia della Facoltà di Economia dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, Coordinatore scientifico per il “Rapporto giovani” promosso dall’Istituto “Toniolo” di Milano.

 

 

 

 ISSN 2038-5161

Premio del Libro Europeo "Aldo Manuzio"