NEWS DI MAGGIO 2020

 

NEWS SULL'AMBIENTE DALL'UE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

Ecosistemi e attività umane devono trovare un equilibrio; ancor più dopo la pandemia.

Insieme alla “Farm to Fork”, la strategia dedicata a rendere più sostenibile il settore agroalimentare, la Commissione Ue intraprende la Strategia sulla Biodiversità 2030, il nuovo piano che ha l'obiettivo di “proteggere la natura e invertire il degrado degli ecosistemi”, di preservare l'equilibrio tra attività umane e ambiente naturale.

Entro il 2030 gli Stati membri si impegnano a adottare misure (tra cui ripristinare ecosistemi degradati, attraverso un nuovo quadro giuridico e target vincolanti), obiettivi e meccanismi che trasformeranno (si spera) almeno il 30% delle terre e dei mari d’Europa in aree protette che si affiancheranno a quelle già esistenti di Natura 2000.

Altri obiettivi:

-recuperare almeno 25.000 km di fiumi a scorrimento libero;

-monitorare e arrestare il declino degli uccelli e degli insetti presenti sui terreni agricoli, in particolare gli impollinatori;

-ridurre l’uso e i rischi dei pesticidi chimici, dimezzando quali più pericolosi;

-adibire almeno il 25% dei terreni coltivabili all’agricoltura biologica, incentivando le pratiche agroecologiche;

-ridurre di almeno il 20% l’uso di fertilizzanti;

-piantare almeno 3 miliardi di alberi, nel pieno rispetto dei principi ecologici, e proteggere le foreste primarie e antiche ancora esistenti;

-diminuire drasticamente la cattura di specie protette, consentendo il pieno recupero delle popolazioni.

fonte: rinnovabili

 

Covid-19: si configura il problema dello smaltimento di guanti e mascherine.

Il buon senso che ci deve accompagnare sopratutto in questo periodo di contagi, riguarda anche la modalità di smaltire i guanti e le mascherine; l'Istituto superiore di sanità avverte: "Guanti e mascherine non devono mai essere gettati per terra".

Se già non fosse chiaro per tutti che nulla deve essere gettato per terra, ora è necessario ricordare agli incivili che in vista delle 440mila tonnellate di mascherine che utilizzeremo, dovremo smaltirle correttamente e che, se anche solo l’1% di questi dispositivi finisse per disperdersi nell’ambiente, i danni sarebbero significativi.

Una delle indicazioni  dell'Iss che circolano già da Marzo è, per esempio, che in ambito domestico, se si è positivi o in quarantena obbligatoria, mascherine e guanti monouso, come anche la carta per usi igienici e domestici, vanno smaltiti nei rifiuti indifferenziati, possibilmente inseriti in un ulteriore sacchetto. Chi invece non è positivo al tampone né in quarantena deve continuare a fare la raccolta differenziata normalmente, ma anche in questo caso mascherine e guanti monouso, come anche la carta per usi igienici e domestici (es. fazzoletti, tovaglioli, carta in rotoli) nei rifiuti indifferenziati.

Tra le nuove indicazioni dell' Iss:

- "Per le attività lavorative i cui rifiuti sono già assimilati ai rifiuti urbani indifferenziati mascherine e guanti monouso saranno smaltiti come tali. Per le altre attività si seguiranno le regole vigenti secondo i codici già assegnati. Si raccomanda, in ogni caso, di non gettare i guanti e le mascherine monouso in contenitori non dedicati a questo scopo, quali, per esempio, cestini individuali dei singoli ambienti di lavoro, cestini a servizio di scrivanie o presenti lungo corridoi, nei locali di ristoro, nei servizi igienici o presenti in altri luoghi frequentati e frequentabili da più persone, ma gettarli negli appositi contenitori".

- "Il prelievo del sacco di plastica contenente i rifiuti in oggetto dovrà avvenire solo dopo chiusura dello stesso e ad opera di personale addetto. Si raccomanda che, prima della chiusura del sacco, il personale dedicato provveda al trattamento dell’interno del sacco mediante spruzzatura manuale (es. 3-4 erogazioni) di idonei prodotti sanificanti. I sacchi opportunamente chiusi con nastro adesivo o lacci saranno assimilati a rifiuti urbani indifferenziati".

Il Ministero dell’Ambiente e l’Ispra assicurano che tali rifiuti saranno avviati prioritariamente a termovalorizzazione o in discarica, per minimizzare i rischi di contagio; tuttavia Utilitalia, la federazione italiana delle aziende di servizio pubblico, evidenzia la necessità di ulteriori impianti sul territorio per gestire e chiudere il ciclo di gestione dei rifiuti (tutti) che produciamo: "La crisi ha evidenziato le vulnerabilità del nostro attuale sistema impiantistico di gestione rifiuti e ha dimostrato la necessità che venga elaborata a livello centrale una strategia nazionale, che definisca in una prospettiva di sistema Paese i fabbisogni regionali sulla base di criteri omogenei e di strategie gestionali affidabili".

fonte: greenreport

 

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112 MILIONI DI EURO PER NUOVI PROGETTI ENERGETICI VERDI FINANZIATI DA HORIZON 2020.

Horizon 2020 (Programma Quadro europeo per la ricerca e l’innovazione) destina 112 milioni di euro a favore di nuovi progetti energetici verdi, che saranno valutati da una specifica commissione di esperti indipendenti.

Le proposte si baseranno sopratutto sui sistemi di cattura e sul riutilizzo della CO2, come gli impianti di desalinizzazione alimentati dal solare, le isole energetiche e le città intelligenti;

per Horizon 2020: "Il Carbon Capture and Storage è una delle tecnologie promettenti chiave in grado di ridurre le emissioni di CO2 nel settore della produzione di energia e l’unica via per riduzioni molto rigorose delle emissioni di gas serra da industrie energetiche e/o ad alta intensità di carbonio che generano CO2 come parte dei loro processi di produzione".

Dal documento preparatorio: "costruire un futuro a basse emissioni di carbonio e resistente al clima...Raggiungere la neutralità climatica nel settore energetico – garantendo allo stesso tempo un uso più efficiente dell’energia, un approvvigionamento sicuro di energia, prezzi convenienti e un basso impatto ambientale – è uno sforzo complesso che richiede attività di R&I su più fronti".

fonte: rinnovabili

 

PIANI DI RIPRESA POST COVID: MOLTI SINDACI NEL MONDO PROPONGONO UNA “CARTA DEI PRINCIPI”.

Nell'ottica di una ripresa post-epidemia, i sindaci di alcune fra le più grandi città del mondo hanno proposto una "carta dei principi", in cui si impegnano a realizzare  piani di ripresa, di tornare al  business as usual, mettendo sempre il clima al centro della ripresa economica, sperando di garantire un miglioramento della qualità della vita e garantendo la sicurezza pubblica.

Questi intenti sono scaturiti dopo un incontro nell’ambito della task force C40; i sindaci si sono impegnati a “creare collettivamente dei fondi di investimento per sostenere la diffusione di veicoli elettrici, piste ciclabili e l’adeguamento degli edifici”.

Nella "carta dei principi" si legge: "Abbiamo bisogno di un nuovo accordo: una massiccia trasformazione che ricostruisce vite umane, promuove l’uguaglianza e previene la prossima crisi economica, sanitaria o climatica".

fonte: rinnovabili

 

L'IMPORTANZA DEI ROBOT NON SI DISCUTE; MA CI SI CHIEDE QUANTI POSTI DI LAVORO SARANNO SOSTITUITI.

In questi anni, sopratutto  in molti Paesi sviluppati e in Cina, sono stati impiegati robot in moltissime attività industriali, che, di conseguenza, hanno sostituito i lavoratori umani;

su questo tema è stato condotto lo studio "Robots and Jobs: Evidence from US Labor Markets",pubblicato da Daron Acemoglu del Massachusetts Institute of Technology (MIT) e Pascual Restrepo della Boston University sul Journal of Political Economy, che, analizzando le cifre reali e i trend, evidenzia  come varia l’impatto dei robot sul mercato del lavoro a seconda dell’industria e della regione prese in esame e come ciò potrebbe facilmente rendere più drastica la disuguaglianza di reddito.

Gli esperti dello studio: "Abbiamo scoperto effetti negativi sull’occupazione piuttosto importanti, ma l’impatto del trend può essere sopravvalutato... Questo significa che ogni robot in più aggiunto nella produzione ha sostituito, in media, circa 3,3 lavoratori a livello nazionale. Nello stesso periodo di tempo, l’aumento dell’utilizzo dei robot sul posto di lavoro ha anche ridotto i salari di circa lo 0,4%. Abbiamo trovato effetti salariali negativi; i lavoratori stanno perdendo in termini di salari reali nelle aree più colpite, perché i robot sono abbastanza bravi a competere con loro...

Sappiamo che le aziende stanno adottando robot per ridurre i loro costi, quindi è abbastanza plausibile che le aziende che adottano i robot in anticipo si espandano a spese dei loro concorrenti i cui costi non stanno scendendo...Potremmo forse trovare più modi per produrre tecnologie che migliorano il lavoro, piuttosto che innovazioni che sostituiscono il lavoro. Non è tutto negativo, non c’è nulla che dica che la tecnologia è dannosa per i lavoratori. È la scelta che facciamo sulla direzione di come sviluppare la tecnologia che è fondamentale".

fonte:greenreport

 

LA CRESCITA FUTURA SOSTENIBILE IN ITALIA ARRANCA: SIAMO TERZ'ULTIMI TRA I PAESI OCSE PER LIVELLI DI SPESA IN FORMAZIONE IN RAPPORTO AL PIL.

Gli eventi legati al cambiamento climatico hanno arrecato sopratutto danni economici;

nel 2017 si stimano in circa 6 miliardi i danni al Pil regionale, in particolare a quello delle

regioni meridionali; rispetto agli altri Paesi dell'Ocse, l’Italia manifesta un evidente ritardo in termini di crescita economica ed occupazionale, nello sviluppo tecnologico e nella qualità dei sistemi formativi.

Studi ad hoc hanno dimostrato che per ambire ad una crescita futura sostenibile e resiliente vi sono vari sistemi; ne elenchiamo qualcuno.

- adottare tecnologie produttive innovative, come l'uso della robotica, dell’intelligenza artificiale, della bio-ingegneria, delle neuroscienze, che aiutano a ridurre i costi di produzione e ad aumentare la produttività del lavoro, creando occupazione;

- adottare modelli innovativi di consumo come le piattaforme digitali;

- raggiungere l'elettrificazione di imprese, trasporti, edifici:

- adottare tecnologie e processi produttivi a basso consumo e a basso impatto ambientale;

- adottare l'economia circolare.

E' fondamentale anche un piano di investimenti per la formazione: attualmente l'Italia è terz’ultima tra i paesi Ocse con un livello di spesa in formazione in rapporto al Pil pari al 3,6% largamente al di sotto della media Ocse, che è il 5% del Pil (in Italia la spesa in istruzione è quasi la metà rispetto alla Danimarca che guida la classifica de paesi Ocse). Il deficit di investimenti in capitale umano riguarda soprattutto l’università (-26% rispetto alla media Ocse) e molto meno la scuola secondaria (-8%).

fonte:greenreport

 

 

 

 

 

 ISSN 2038-5161

Premio del Libro Europeo "Aldo Manuzio"