NEWS DI FEBBRAIO 2020

 

NEWS SULL'AMBIENTE DALL'UE

A cura di Federica De Rose, Redazione Foroeuropa

 

OBIETTIVO UE ZERO-EMISSIONI: BISOGNA DECARBONIZZARE L'INTERA ECONOMIA.

Ormai è chiaro: per raggiungere realmente l'obiettivo zero-emissioni entro il 2050, l'Europa e in particolare tutte le sue aziende, dovranno raddoppiare gli investimenti green.

Gli ultimi dati relativi agli impegni di decarbonizzazione delle aziende europee provengono dall'ultimo report pubblicato da CDP, organizzazione internazionale non-profit che "analizza annualmente gli impegni di 882 società quotate in borsa in diversi settori. Le società valutate hanno speso 124 miliardi di euro in ricerca e sviluppo nel 2019: in media il 12% della loro spesa annuale è dunque utilizzato per tecnologie a basse emissioni, ma non basta. Gli investimenti dovranno aumentare di almeno il 25% per contribuire a creare un’Europa zero emissioni".

Attualmente i Paesi in prima linea negli investimenti green sono Germania, Spagna e Italia, seguite da Francia, Danimarca e Regno Unito; i prodotti green su le società  investono maggiormente sono i veicoli elettrici, con una spesa di circa 43 miliardi di euro, le energie rinnovabili (16 miliardi di euro) e l’efficientamento energetico della produzione (15 miliardi di euro).

Steven Tebbe, amministratore delegato di CDP Europe:" abbiamo l’opportunità di fare molto di più e vogliamo vedere più azioni su tutta la linea... i politici e gli investitori devono aiutare le aziende a finanziare le tecnologie rivoluzionarie del futuro".

fonte:rinnovabili

 

L’INQUINAMENTO DA MICROPLASTICHE COLPISCE NON SOLO GLI OCEANI, MA ANCHE IL SUOLO E L’ARIA.

Uno studio condotto da un team di ricerca del Virginia Institute of Marine Science (USA) ha dimostrato che le microplastiche (gamma complessa di materiali dalle caratteristiche mutevoli) non solo stanno influenzando negativamente gli ecosistemi marini, ma quelle prodotte, utilizzate e scartate a terra si disperdono attraverso il suolo, i fiumi e l’atmosfera.

I ricercatori rilevano come le caratteristiche delle microplastiche siano mutevoli e la gestione dell’inquinamento da microplastiche si complichi quando questi minuscoli frammenti entrano nell’ambiente e iniziano a mescolarsi con i materiali naturali, anche a causa delle condizioni meteorologiche, come le piogge.

Robert Hale, docente del Virginia Institute of Marine Science: "Per comprendere gli impatti reali delle microplastiche dobbiamo migliorare le nostre capacità di campionamento e analisi, inclusa la capacità di studiare le nanoplastiche".

I ricercatori sperano di fronteggiare il fenomeno attraverso uno spettrometro di massa che dovrebbe, nel prossimo futuro, consentire di analizzare meglio i contaminanti chimici associati alle microplastiche.

fonte: rinnovabili

 

TRANSIZIONE ENERGETICA: LE COMPAGNIE PETROLIFERE SEMPRE PIÙ RIVOLTE AL MERCATO DEL FOTOVOLTAICO.

Tom Heggarty, principale analista della transizione energetica presso Wood Mackenzie, ci spiega che il mercato del fotovoltaico nei prossimi anni sarà probabilmente dominato dalle compagnie petrolifere attraverso una serie di acquisizioni mirate.

Un esempio è oggi rappresentato dalla francese Total, gruppo che attualmente controlla SunPower e ha già circa 3 gigawatt di impianti rinnovabili e che recentemente ha acquistato un portafoglio fotovoltaico da 2,1 GW.

Altre esempi:

-La  Shell possiede lo sviluppatore Silicon Ranch negli Stati Uniti e in Australia sta realizzando la sua prima fattoria fotovoltaica; in Europa sta si espande nell'energia storage con l’acquisto della tedesca Sonnen e della britannica Limejump.

-In Italia l'Eni, attraverso la sua Eni gas e luce, ha finalizzato a gennaio l’acquisizione di Evolvere, il gruppo che possiede e gestisce il maggior numero di impianti fotovoltaici di taglia residenziale; inoltre possiede il 49 per cento della pipeline solare statunitense da 1 gigawatt di Falck Renewables. Esperti del settore sostengono che le compagnie petrolifere si allargheranno sicuramente anche nell'eolico, sia a terra che in mare.

fonte: rinnovabili

 

LA SOCIETÀ JP MORGAN CHASE HA ANNUNCIATO CHE NON FINANZIERÀ PIÙ L’ESTRAZIONE DI PETROLIO E GAS NELL’ARCTIC NATIONAL WILDLIFE REFUGE.

Finalmente una buona notizia per l'Artico:  la JP Morgan Chase non finanzierà più le trivellazioni di petrolio e gas e gli impianti a carbone; entro il 2024 interromperà anche gli investimenti e la fornitura di servizi alle compagnie che traggono "la maggior parte dei loro ricavi dall’estrazione del carbone".

In realtà in precedenza c'era stata una lunga campagna di pressione da parte delle associazioni ambientaliste statunitensi e dei popoli indigeni, che hanno pressato intensamente la società allo scopo di farle abbandonare i progetti che minacciano il clima.

Jennifer Piepszak, direttrice finanziaria di JP Morgan Chase, ha anche annunciato che la banca sta impegnando finanziamenti per 200 miliardi di dollari in tre aree di intervento: sostegno all’azione climatica, acqua pulita e gestione dei rifiuti; aumentare l’accesso a alloggi, istruzione e assistenza sanitaria; progresso delle infrastrutture, dell’innovazione e della crescita.

fonte: greenreport.it

 

ESTINZIONI PROVOCATE DAL CAMBIAMENTO CLIMATICO: UNA SPECIE SU TRE DI PIANTE E DI ANIMALI POTREBBE ESSERE ESTINTA.

Il recente studio “Recent responses to climate change reveal the drivers of species extinction and survival”, pubblicato recentemente su Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS), dimostra che il cambiamento climatico causerà l'estinzione di un terzo delle specie animali e vegetali entro 50 anni.

Gli studiosi Román-Palacios e John J. Wiens: "La previsione accurata della perdita di biodiversità dai cambiamenti climatici richiede una comprensione dettagliata di quali aspetti del cambiamento climatico causano estinzioni e quali meccanismi possono consentire alle specie di sopravvivere".

Román-Palacios: "Analizzando il cambiamento di 19 variabili climatiche in ciascun sito, abbiamo potuto determinare quali variabili guidano le estinzioni locali e quanti cambiamenti può tollerare una popolazione senza estinguersi. Abbiamo anche stimato la velocità con cui le popolazioni possono spostarsi per cercare di sfuggire alle temperature in aumento. Quando abbiamo messo insieme tutte queste informazioni per ciascuna specie, abbiamo potuto elaborare stime dettagliate dei tassi di estinzione globali per centinaia di specie vegetali e animali".

fonte: greenreport.it

 

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AUMENTO DELLE  PRECIPITAZIONI NELLE REGIONI A CLIMA MEDITERRANEO: DIPENDE ANCHE DALL'ALTA CONCENTRAZIONE DI CO2 PRESENTE NELL’ARIA.

Un recente studio condotto dall’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del CNR di Bologna, ha rilevato come l'aumento delle precipitazioni nelle regioni a clima mediterraneo sia dovuto anche alle alte concentrazioni di CO2 presenti nell’atmosfera; Giuseppe Zappa che guidato il gruppo di scienziati: "Ogni volta che della CO2 viene immessa in atmosfera questa inizia immediatamente ad influenzare il clima, ma la risposta climatica che ne consegue evolve su diverse scale temporali. Questo significa che ci sono aspetti del cambiamento climatico che si manifestano in modo lento e continueranno a svilupparsi per secoli, come per esempio l’innalzamento dei mari. Altri, invece, sono rapidi e possono essere controllati rapidamente stabilizzando le concentrazioni di CO2 in atmosfera".

fonte: rinnovabili

 

FORNITURE ENERGETICHE, IDRICHE E I TRASPORTI SUBIRANNO EFFETTI NEGATIVI ANCHE A CAUSA DEI CAMBIAMENTI CLIMATICI.

Il mercato dell’energia è a rischio anche a causa della difficoltà di prevedere e stimare i rischi climatici; lo dimostra l'ultimo studio dell’Università della California pubblicato su Nature Energy, che si è focalizzato sugli aspetti finanziari legati ai cambiamenti climatici.

Secondo la ricerca esiste un “rischio senza prezzo” nel mercato dell’energia; Paul Griffin, professore di contabilità presso l’UC Davis Graduate School of Management: "Il rischio senza prezzo è stata la causa principale della Grande Recessione nel 2007-2008...In questo momento, le compagnie energetiche si assumono gran parte di tale rischio. Il mercato deve valutare meglio i rischi climatici e tenerne conto nella definizione dei prezzi dei titoli".

Un esempio del fenomeno è rappresentato dalle attività agricole che, a causa delle temperature eccessive della scorsa estate, sono state interrotte negli Stati Uniti; in generale si sono rilevati danni alla salute umana,  rallentamenti  nella crescita economica  e anche blocchi reali di parti della rete energetica, come è accaduto nel nord della California quando PG&E ha interrotto le forniture durante il periodo di intensi incendi. Problemi  causati dalle condizioni meteorologiche estreme sono stati rilevati anche per la fornitura di acqua e nei trasporti e di conseguenza danni alle aziende, alle comunità e alle economie locali e nazionali.

fonte: rinnovabili

 

IL RISCHIO DI PANDEMIE È STRETTAMENTE CONNESSO ALLA PERDITA DI BIODIVERSITÀ.

Un recente studio condotto da alcuni centri di ricerca internazionali coordinato da Moreno Di Marco, ricercatore esperto di biodiversità del Dipartimento di Biologia e Biotecnologie della Sapienza di Roma, ha evidenziato come le epidemie degli ultimi anni siano anche esse dovute ai cambiamenti climatici.

Si legge nello studio: "Quasi tutte le recenti epidemie sono dipese  da alta densità di popolazione, aumento di commercio e caccia di animali selvatici e cambiamenti ambientali, quali la deforestazione, e l’aumento degli allevamenti intensivi specialmente in aree ricche di biodiversità".

Moreno Di Marco: "Le attività antropiche a ridosso di ecosistemi naturali comportano due rischi principali - innanzitutto l'aumento del rischio di contagio dovuto al contatto tra uomo e/o bestiame e animali selvatici, che diventa maggiore. Ad esempio distruggere habitat naturale (come le foreste) per estendere le zone di pascolo comporta un aumento del rischio di contatto tra bestiame e specie selvatiche, con aumento del rischio di trasmissione di patogeni all’uomo. Inoltre la perdita di habitat e la caccia indiscriminata possono alterare la naturale composizione delle comunità di specie selvatiche, alterando poi le dinamiche che regolano i patogeni che sono naturalmente associati a queste specie. In conseguenza può aumentare il rischio che un determinato virus diventi prevalente e/o che passi ad una nuova specie ospite"... Purtroppo si continua ancora a vedere la conservazione della biodiversità, e della natura più in generale, come un obiettivo secondario rispetto ad aspetti di sviluppo socio-economico come la produzione di cibo o di energia. In questo modo però si rischia di definire politiche di sviluppo miopi, che hanno un effetto boomerang nel lungo termine."

fonte: repubblica

 

L'ASFALTO DI ULTIMA GENERAZIONE, FONOASSORBENTE E SOSTENIBILE VIENE USATO IN SARDEGNA.

Ad Olbia sono stati realizzati oltre 8.000 mq di strada usando l'asfalto modificato con polverino di gomma riciclata dai Pneumatici Fuori Uso (PFU), che ha una maggiore durata, è più resistente alla formazione di buche ed è fonoassorbente (si parla di una  riduzione del rumore fino a 7 dB).

La società senza scopo di lucro che ha portato avanti tale innovazione è la Ecopneus, che gestisce raccolta, trasporto e trattamento di circa 200.000 tonnellate di PFU ogni anno; la ditta è intervenuta su un tratto lungo circa 1 km per una superficie totale di 8.000 mq.

Il Direttore Generale di Ecopneus Giovanni Corbetta. "L’intervento di Olbia è la concreta testimonianza dell’importanza del corretto recupero e riciclo dei Pneumatici Fuori Uso... Lo sanno bene anche i cittadini olbiesi che per anni hanno dovuto convivere con due depositi in aree industriali dismesse dove erano abbandonate complessivamente oltre 1.700 tonnellate di PFU e che sono state svuotate grazie a due nostri interventi, nel 2012 e nel 2018. Oggi, parte di quei PFU sono diventati una risorsa per la collettività sotto forma di un asfalto innovativo, sostenibile e dalle eccezionali performance”.

fonte: alternativasostenibile

 

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L’ECOSISTEMA DELL’OCEANO ARTICO STA CAMBIANDO. 

L'ultimo studio della NASA pubblicato su Nature Communications sull'Oceano Artico ha evidenziato come l'enorme afflusso di acqua fredda dolce derivato dallo scioglimento dei ghiacci stia modificando la corrente circolare Beaufort Gyre, che da sempre regola l’ecosistema dell’Oceano Artico.

L'equilibrio dell'ecosistema consisteva nella capacità della corrente di raccogliere naturalmente l’acqua fredda dolce originatasi dalla fusione glaciale, dai deflussi idrici e dalle precipitazioni, fondamentale per l’intero ecosistema poichè, galleggiando sopra l’acqua più calda e salata, impedisce al ghiaccio di sciogliersi ulteriormente, regolando il clima terrestre.

Tom Armitage, autore principale dello studio e scienziato presso il Jet Propulsion Laboratory della NASA: "Se Beaufort Gyre rilasciasse l’acqua in eccesso nell’Oceano Atlantico, potrebbe potenzialmente rallentare la sua circolazione. Ciò avrebbe enormi implicazioni a livello climatico, specialmente nell’Europa occidentale".

fonte: rinnovabili

 

IN VISTA DELLA COP 26 DI GLASGOW, LA NORVEGIA SI IMPEGNA A RIDURRE DRASTICAMENTE  LE EMISSIONI TRA IL 50 E IL 55% ENTRO IL 2030.

In occasione della prossima COP 26 di Glasgow i Paesi dovranno presentare i propri NDC (Nationally Determined Contributions), aggiornati e più determinati a rispettare l’Accordo di Parigi e i primi sono stati le Isole Marshall, Suriname e Norvegia; in particolare la Norvegia è il primo Paese che ha presentato un nuovo NDC, in cui si rivela determinata a ridurre le emissioni di gas a effetto serra tra il 50 e il 55% entro il 2030 rispetto ai livelli del 1990.

Jan Tore Sanner, ministro delle finanze:" Il cambiamento climatico è la più grande sfida del nostro tempo e la Norvegia assumerà un ruolo di primo piano nella riduzione delle emissioni sia a livello nazionale che internazionale...Il fatto che la Norvegia ora aumenti e rafforzi il suo obiettivo per il clima per il 2030 può spianare la strada ad altri paesi per fare lo stesso".

Helen Mountford, vicepresidente per il clima e l’economia del World Resources Institute:"

... La Norvegia sta dimostrando il tipo di leadership necessaria per spostare il mondo nella giusta direzione.... Data la portata della sfida globale, sarà essenziale per la Norvegia centrare il suo ambizioso obbiettivo e ridurre le emissioni del 55% entro il 2030...Le nuove soluzioni climatiche sono oggi più economiche ed abbondanti che mai: aumentare gli investimenti ha senso anche dal punto di vista finanziario. È ora che le principali economie del mondo seguano le orme della Norvegia e realizzino i propri audaci piani climatici".

fonte: rinnovabili

 

I RICERCATORI SULLE NAVI DI GREENPEACE IMPEGNATE IN ANTARTIDE SCOPRONO CHE LE COLONIE DI PINGUINI SONO CALATE DEL 77% IN MEZZO SECOLO.

I ricercatori indipendenti (aiutati dagli attivisti di Greenpeace) a bordo delle rompighiaccio Esperanza e Arctic Sunrise, hanno scoperto che ogni singola colonia di pinguini pigoscelide antartico esaminata su Elephant Island, è diminuita; il numero di pinguini sull’isola è sceso di quasi il 60 per cento dall'ultima ricerca del 1971, con un numero totale di coppie riproduttive di pinguini che è precipitato a 52.786  rispetto alle 122.550 coppie stimate nella precedente indagine.

Heather J. Lynch ricercatore e tra i leader della spedizione: "Declini cosi marcati delle colonie suggeriscono che l'ecosistema dell'Oceano Antartico è drasticamente cambiato rispetto a 50 anni fa e che gli impatti di tali cambiamenti stanno avendo un effetto domino sulla catena alimentare di specie come i pinguini. Diversi fattori possono avere contribuito a questo declino, ma tutte le prove che abbiamo indicano che sono i cambiamenti climatici i principali responsabili di ciò che stiamo osservando".

Giorgia Monti responsabile della campagna mare di Greenpeace Italia: "Abbiamo urgente bisogno di santuari marini, non solo in Antartico, ma in tutti gli oceani del pianeta. Solo così animali come i pinguini avranno un posto dove riprendersi dall'impatto delle attività umane e adattarsi a un clima in rapida evoluzione...Il prossimo marzo a New York si concluderanno i negoziati per un Accordo Globale sugli Oceani: chiediamo all’Italia e ai governi di tutto il mondo un Trattato forte per salvare il nostro Pianeta blu, non c’è più tempo da perdere".

fonte: alternativasostenibile

 

IN ITALIA L'AGRICOLTURA SOSTENIBILE STA PORTANDO VANTAGGI ALL'AMBIENTE, MA ANCHE ALL'ECONOMIA.

L'agricoltura sostenibile, anche chiamata integrata o eco-compatibile, utilizza processi naturali che non prevedono l’utilizzo di sostanze chimiche; il suolo di conseguenza non viene sfruttato troppo, non si danneggia, e non viene inquinato.

I vantaggi all'ambiente sono evidenti, ma si stanno evidenziando anche progressi a livello economico; le tecniche di coltivazione infatti sono meno dispendiose per gli agricoltori, inoltre viene incrementata la produzione nelle terre già adibite alla coltivazione.

Attraverso  le nuove tecnologie  è possibile lavorare meglio il terreno preservando la qualità dei prodotti, evitando di spostare le coltivazioni in altre zone mai utilizzate.

La vera innovazione consiste nella digitalizzazione e anche nella geolocalizzazione, tecniche che permettono al lavoratore di utilizzo con grande precisione e sostenibilità le sostanze e le risorse in base alla tipologia di terreno e anche di sapere quasi esattamente quale è il momento migliore per gestire le varie fasi della coltivazione, consentendo di evitare sprechi e aumentando la rendita.

fonte: alternativasostenibile

 

 

 

 

 ISSN 2038-5161

Premio del Libro Europeo "Aldo Manuzio"