QUESTIONE LIBICA: L’INTERVENTO DELL’UE E IL RUOLO DELL’ITALIA

Il punto di vista italiano: “È ancora presto per un’operazione militare. La via diplomatica è l’unica possibile”.

La crisi libica necessita di un intervento immediato e di un’urgente soluzione politica da parte dell’intera comunità internazionale a sostegno di un governo unito, capace di frenare l’azione criminale dello Stato Islamico. In una nota congiunta di Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti, la comunità internazionale si dichiara disponibile a sostenere un governo unito. E l’Italia è pronta ad assumere un ruolo-guida.

Intanto, il presidente egiziano Abdel Fattah al Sisi continua a mandare raid aerei contro la città di Sirte nello Stato Islamico, in un’offensiva lanciata in risposta all’uccisione dei 21 egiziani copti, e lancia un appello all’ONU perché autorizzi al più presto l’intervento di una coalizione internazionale in Libia.

“I governi di Francia, Italia, Germania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti condannano fermamente tutti gli atti di terrorismo in Libia. L’efferata uccisione di 21 cittadini egiziani da parte dell’Isis, sottolinea ancora una volta l’impellente necessità di una soluzione politica del conflitto”, si legge in una dichiarazione congiunta. Ma bisogna accelerare i tempi: “è una questione di giorni, non di settimane”, sostiene l’Alto rappresentate per la politica estera, Federica Mogherini, la quali ai sensi dell’art.27 del TFUE ha la rappresentanza della UE e ha il compito di portare avanti il dialogo politico con i Paesi terzi. In sostanza, l’Alto Rappresentante mette in pratica gli orientamenti definiti dal Consiglio Europeo che come preannunciato dal suo presidente si riunirà il 19 e il 20 marzo con la questione libica all’ordine del giorno.

Nel frattempo, Bernardino Leon, inviato speciale del segretario generale dell’ONU in Libia, sottolinea la necessità di un governo di unità internazionale, tramite il raggiungimento di un accordo politico tra le fazioni che attualmente dividono il potere. Secondo il rappresentante dell’ONU, infatti, questa divisione politica in Libia è stata il terreno fertile per lo Stato Islamico, il quale potrà essere sconfitto tramite una nuova determinazione politica e istituzionale di un governo compatto e diretto verso un’unica azione politica.

L’Occidente, dunque, risponde perseguendo una linea politica di diplomazia, in cui l’Italia annuncia di essere pronta ad assumere un ruolo guida. “Ancora non è il tempo di mettere in atto un’operazione  militare”, ha dichiarato il primo ministro Matteo Renzi, in risposta agli ultimi appelli provenienti dal presidente egiziano Al Sisi, ma anche dal premier libico, Thani, “Intervenite o l’Isis arriverà anche in Italia”.

La possibilità che la minaccia terroristica arrivi anche in Italia tramite possibili infiltrazioni nei barconi immigrati, non è da escludere. L’Italia è consapevole che il conflitto in corso, a poche centinaia di chilometri dalle sue coste, la riguarda direttamente e rappresenta un pericolo anche per i confini meridionali dell’Europa.

E mentre avanza la Jihad dei barconi in fuga dal terrore delle guerre civili in atto dove si potrebbero celare terroristi pronti a colpire in Europa, l’Italia deve fare i conti anche con la Jihad del petrolio e del gas. Nonché degli intensi rapporti commerciali che legano l’Italia a Tripoli a causa della presenza di oltre 200 aziende italiane che fino a non molto tempo fa hanno giocato un ruolo fondamentale nel consolidamento dell’economia libica.

Va da sé che la risposta d’intervento italiana è tanto necessaria quanto delicata.

Tuttavia, la questione è ancora spaccata in due in un dibattito tra i sostenitori di un’azione militare diretta e immediata e quelli favorevoli ad un’operazione più diplomatica di tipo politico.

Patrizia Toia, capogruppo del PD al Parlamento Europeo, raccomanda “la massima cautela e di evitare posizionamenti precipitosi”, sostenendo che “l’opzione militare non va evocata a cuor leggero” e facendo presente che ogni iniziativa di intervento deve prescindere da un accordo con l’ONU e l’Unione Europea.

Dall’altra parte, il Ministro della Difesa, Roberta Pinotti, ha avanzato ipotesi di intervento con tanto di dettaglio di uomini da inviare. Mentre, il titolare della Farnesina, Paolo Gentiloni, ha dichiarato che “se non riuscirà la mediazione, l’Italia è pronta a combattere in un quadro di legalità internazionale”. Sebbene la soluzione politica sia l’unica possibile  in questo momento, il Ministro Gentiloni incalza evidenziando una situazione che sfugge sempre più di mano in cui “il tempo non è infinito”.

Ma per ora il premier Renzi, insieme all’ONU, intende proseguire ancora verso missione di “peacekeeping” e diplomazia con la speranza che sortisca gli effetti sperati. Per l’azione militare non è ancora giunto il momento, potrà avvenire – non è escluso- ma soltanto “in extremis”.

Segue testo in inglese

 

THE LYBIAN ISSUE: THE UE COMMITMENT AND THE ITALIAN ROLE

The italian’s point of view: “It’s too early for a military intervention. The diplomacy is the only way”.

The Lybian crisis is getting worse and the Islamic State militants have vowed to attack Europe. Meanwhile, boatloads of migrants continue reaching Italian coasts with the possibility that some of IS militants could be hidden. The threat is not only for Italy, but also for the south borders of Europe.

The Lybian crisis needs an immediate intervention and a urgent politic solution from the whole international community in support of an unit government able to stop the criminal action of the Islamic State. In a joint statement of France, Italy, Spain, UK and USA, the international community declared to be available to support a unit government. Italy is ready for taking on the leadership.

While Egypt is asking a desperate request for help from Europe, egyptian president Abdel Fattah al Sisi is keeping on sending air raids against the city of Sirte in the Islamic State, in his offensive in response to the murder of 21 coptic christian egyptians. The president launched a call to UN asking the authorization of an intervention by the international coalition in Lybia, as soon as possible. “Egypt is particularly keen to amplify the threat of Islamic State in Lybia as it is desperately seeking approval for international intervention in the country”, says Alyson Pargeter, an analyst focusing on Lybia for the Royal United Services Institute, a British defence think thank.

 “France, Italian, German, Spanish, UK and American governments condamned strongly all terroristic deeds in Lybia. The brutal murder of 21 coptic christian egyptians by Isis underlined again the urgent requirement of a politic solution”, it is declared in a joint statement. It is needs to accelerate times because of the gradual aggravation of the situation, according with Federica Mogherini who, in keeping with the article 27 of  TFEU, detains the representation of the Foreign Politic and has the task to lead the politic dialogue with Third Countries.

Essentially, the High Representative for the CFSP puts into practice the orientations defined by the European Council whose president has announced a meeting for 19th and 20th of march  in order to discussing about the Lybian issue.

Meantime, Bernardino Leon, special correspondent of the secretary-general of UN in Lybia, underlines the requirement of a government of international unit through the achievement of a politic agreement between the factions that currently are splitting the power. Actually, in according with the UN representative, this politic division in Lybia is the breeding ground for the Isis action that could be defeated only through a new political and institutional determination from a solid government headed towards a compact politic action.

The West replies by keeping on a political line of diplomacy. Italy announced to be ready of taking on the leadership behind UN instructions. “It is not the time to carry out a military operation”, the Prime Minister Matteo Renzi declared in response to the last calls of intervention.

The possibility that a terroristic threat gets on Italy through infiltrations on immigrants boatloads, is cannot be excluded. Italy knows that the ongoing conflict far a few hundred of kilometers from their coasts is concerning itself and represent a danger for the south bounds of Europe.

Italy must deal with the Jihad of the barges of immigrants runaway from the ongoing civil wars where some terrorists could be hidden. At the same time, Italy must deal with Jihad of petroleum and gas and of the strong trade relationships between Italy and Tripoli.

It is the reason why the Italian answer is necessary and delicate.

However, the debate is dived into two different beliefs between who supports a military action right away and who supports the diplomatic way. Several Italian politicians recommend the maxim caution by avoiding headlong positioning, as the leader of PD at the European Parliament, Patrizia Toia, affirms. She believes that a military action must not be evoked lightly. She pointed out that every decisions must prescind from an agreement of UN and EU.

On the other side, the Italian Defense Minister, Roberta Pinotti, has put forward interventions ipothesis with a detailed description of men supposed to send.

The Foreign Minister, Paolo Gentiloni, declared that “if the mediation won’t success, Italy is supposed to fight in a framework of international legality”. Although the politic solution is the only possible now, “the time is limited”, Gentiloni remembers bu describing a situation that is getting out of hand.

At the time, the Premier Renzi joint to UN, is going to pursue a line of diplomacy by hoping that it will lead the expected effects. It is not the moment for a military operation but “in extremis” it will not be excluded.