Nuove tecnologie di trader e mass media. Potenziali pericoli.

Autore: Dott. Enea Franza

 

L’analisi dell’impatto dell’uso delle nuove tecnologie nelle operazioni d’intermediazione finanziaria evidenzia una serie di rischi che, se non monitorati, possono compromettere l’obiettivo di una crescita di un sistema finanziario più sicuro, snello e giusto, e dunque esporre il sistema ad oscillazioni pericolose del reddito. In effetti, molte delle transazioni che si realizzano sui mercati finanziari internazionali[1] sono oramai gestite, in via autonoma, da “intelligenze artificiali”, ovvero, da computer che attivano decisioni di acquisto o vendita sulla base degli andamenti dei mercati, mediati da un algoritmo[2].

L’attività degli HFT va poi analizzata sotto il duplice aspetto dell’impatto che questi sistemi di negoziazione hanno sull’ampiezza del fenomeno ciclico, nel senso della loro capacità di amplificare la volatilità del mercato e, degli ordini tossici, ovvero, del loro utilizzo contro il mercato. Sul primo aspetto, quello connesso all’ampiezza del ciclo, nel rilevare l’importanza centrale che le“fake new” vengono a occuparein tale contesto[3]si analizza, più in generale il ruolo della “stampa economica” nel determinare l’humus per la crescita o il ribasso delle quotazioni dei titoli  nei mercati finanziari.

 

  1. Il ruolo del High Frequency Trading (HFT)

L’high-frequency trading, evoluzione del classico trading on-line, si diffuse nel 1998 quando la Securities and Exchange Commission autorizzò l’introduzione degli scambi elettronici, con l’obiettivo di aprire i mercati al trading on-line e garantire così maggiore liquidità agli scambi[4]. Ad oggi, nei principali paesi europei, la quota di scambi riconducibili ad operatori identificati come high frequency traders è cresciuta costantemente negli ultimi anni e attualmente oscilla tra circa il 10 e il 40% a seconda dei paesi[5]. Nel mercato americano la percentuale di transazioni ad altissima velocità sul totale degli scambi è pari al 70%[6].

Dunque essi si presentano come i principali operatori dei mercati[7]. Gli High Frequency Trader sono di fatto aziende che dispongono ed operano con un software capace di cogliere anche piccole differenze di prezzo dello stesso titolo quotato in Borse differenti e, in una frazione di secondo, acquistano il titolo dove costa meno, rivendendolo immediatamente dove costa di più. Effettuando l’operatività di acquisto e vendita in modo automatico, soprattutto su azioni e Futures, gli HFT sfruttano le piccole imperfezioni dei mercati, così  da consentire un profitto che, se pur unitariamente minimo, moltiplicato per un numero molto grande di operazioni, diventa consistente. Tale attività, che implica grandi volumi operativi, è completamente automatica.

Nella sostanza, dunque, si tratta di una normale operazione di arbitraggio e, per tale via, l’operatività di tali strumenti realizza la funzione fondamentale di livellare i prezzi sui mercati . Premettiamo che, operativamente, i computer operano sulla base di un algoritmo preconfezionato che attiva, al verificarsi di condizioni date, gli ordini citati[8].

Negli ultimi anni, tuttavia, si parla sempre più spesso di trading ad alta frequenza per il loro impatto sulla stabilità dei mercati, in particolare, circa la considerazione che tale pratica di scambio tende ad amplificare ogni eccesso (di domanda o di offerta) del ciclo economico, ed in particolare per i danni che ciò può derivare in una logica ribassista delle Borse[9]. Solitamente, in giornate di trading normali, ovvero dotate di elevata liquidità, le borse sono in grado di assorbire anche ordini di elevata consistenza. Tuttavia, il software utilizzato in questo caso, non avendo limiti di prezzo o di tempo - in genere le variabili tempo e prezzo sono le prime ad essere impostate da un software sia per quanto riguarda il trailing stop sia per gli stop loss - ha azionato un circolo vizioso alimentato, per giunta, dalle società di trading ad alta frequenza[10].

Vediamo innanzitutto come sia possibile che le operazioni HFT amplino la volatilità del mercato e per farlo ipotizziamo che un investitore istituzionale emetta un ordine di acquisto di azioni nella forbice di prezzo 20-20,05 euro/azione. Al fine di essere eseguito, un ordine d’acquisto (o vendita) viene frammentato in diversi lotti: il primo lotto da 500 azioni venga assegnato all’investitore al prezzo di 20 euro; il trader emette un’offerta di acquisto di 100 azioni al prezzo di 20,01 euro, risultandone assegnatario. Dopo che l’ordine del trader viene eseguito, questi avrà in portafoglio le 100 azioni più il rimborso di liquidità di circa 0,25 cent. Successivamente, il trader emettendo numerosissimi ordini d’acquisto (del tipo “esegui” o “cancella”) farà lievitare il prezzo dell’azione al livello stesso in cui ha comprato (ossia 20,01). A questo punto offrirà sul mercato le 100 azioni.

L’investitore istituzionale sarà disponibile all’acquisto visto che non ha ancora evaso interamente il suo ordine. Il trader non guadagnerà nulla nel rivendere le azioni, ma collezionerà altri 0,25 cent per aver eseguito un ulteriore ordine. In questo modo, vi sarà anche un ulteriore effetto, ovvero, la lievitazione dei costi di transazione. Inoltre, la numerosità delle transazioni realizzabile al secondo, rende altresì possibile, attraverso software sempre più specializzati l’attività di “intercettare” tendenze di scambio (acquisto o vendita) prima di altri e cambiare strategie molto più velocemente dei concorrenti. Vediamo, con un esempio, come si concretizza tale attività.

Supponiamo che alle h 9:31 di una mattina un fondo comune di investimento (definito trader A) abbia inserito un ordine di acquisto “al meglio” di 10.000 azioni della società X (titoli X). Sul mercato, in quel momento, il prezzo del titolo X sia pari a 21 dollari. Il software di trading in alta frequenza, nello spazio di 30 millisecondi, intercetta l’ordine di A e lo analizza prima che sia reso pubblico. Acquisita l’informazione: 1. compra tutti i lotti disponibili sul mercato di titoli  X al prezzo di 21 dollari. In tal modo, rimuove la possibilità per l’investitore di trovare titoli al prezzo che aveva precedentemente osservato come quotato; 2. ricerca un venditore B che abbia emesso un ordine di acquisto per gli stessi titoli X ma ad un prezzo superiore a 21 dollari; 3. vende i titoli X a 21,01, realizzando un profitto dell’1%. Intanto, l’inondazione di ordini automatici iniziale ha influenzato il meccanismo di formazione del prezzo di X facendolo salire a 21,02. Ciò obbliga l’investitore A, a pagare le azioni X a 21,02 con un sovrapprezzo di 0,02 (2%). Dunque, a fronte dell’ordine di compravendita emesso dal trader A, il software-trader si inserisce subito dopo che l’ordine è partito, piazza una propria “autonoma” transazione, completandola prima che ad A giunga la risposta, ottenendo un guadagno. Il profitto sopraindicato moltiplicato per milioni di dollari, equivale a miliardi di utili ottenuti da centinaia di miliardi di operazioni basate sul millesimo di secondo.

In altre parole, in questi casi, gli High Frequency Trader, bombardando il sistema con i loro “ordini sonda”, riescono ad intrufolarsi davanti agli ordini degli altri investitori (anche grazie alla vicinanza fisica con la Borsa ed a canali di comunicazione privilegiati), facendo quello che in gergo si chiama “front running”. Con questo “spamming” di ordini falsi, le aziende di HFT sondano il mercato e generano un’azione per scatenare una reazione. Così, riescono a ricostruire il quadro della situazione anticipando i piccoli trader.

L’idea chiave sottostante è che i milioni di ordini fasulli (o toxicorders[11]) sono spam finanziario e non migliorano la liquidità dei mercati. Si parla di ordini tossici perché non fa si trading contro il mercato, ma contro il broker, in tal senso si può avere trading "on invalidrates", sfruttando le inefficienze nelle piattaforme di trading meno sofisticate, oppure, cercando le inefficienze nel trading, allo stesso tempo nella stessa direzione, tra diverse sedi di negoziazione.

In entrambi i casi,  tuttavia, questo comportamento è considerato dai broker come predatorio e sgradito. Un esempio di comportamento tossico è il trading che si basa sulla latenza o “lentezza” di una piattaforma di trading. Il trader tossico fa trading e quindi va a coprire queste posizioni in profitto quando la piattaforma diverge dal mercato. E’ nella sostanza un tipo di negoziazione predatoria progettato per catturare la deviazione di prezzo ed è essenzialmente trading sulla inefficienza tecnologica piuttosto che negoziazione sulle tendenze del mercato. Peraltro, ogni volta che un market maker razionalizza la sua liquidità tra diverse sedi di prezzo, si espone a essere colpito allo stesso tempo e prezzo, dallo stesso trader, su diverse piattaforme. Se, ad esempio,  un fornitore di liquidità mette a disposizione liquidità per 5 milioni di EUR / USD milioni a 5 diverse società di brokeraggio, il fornitore di liquidità presuppone che i broker proporranno questi prezzi ad un gruppo eterogeneo di traders.

Tuttavia, un trader che conoscesse il prezzo giusto per i 5 milioni di EURUSD, potrebbe benissimo trarre vantaggio colpendo tutte e cinque le piattaforme di intermediazione nello stesso momento per € 5 milioni. In sostanza, invece di assumere una posizione da € 5 milioni, il trader tossico è dato a 25 milioni di € in testa  al book, mentre invece avrebbe dovuto essere di solo 5 milioni di €. In questo caso, il trader tossico ha effettivamente scambiato un prezzo fuori mercato per un trade da € 25 milioni.

C’è poi il tema dell’instabilità dei software utilizzati. L’altissima pressione competitiva alla quale sono sottoposte le aziende di HFT fa sì che lo sviluppo del software sia improntato alla velocità. La necessità di avere sistemi sempre più innovativi moltiplica il problema dei bachi e del software fuori controllo, capaci di generare impatti di non poco conto sui mercati che, per il loro elevato livello di interconnessione, tendono a propagare lo shock a velocità altissima.

Ciò premesso e tenuto conto di quanto sopra evidenziato, vediamo adesso, in un mercato rialzista, come l’high-frequency trading può produrre bolle speculative. L’elevata volatilità ed i molteplici rischi derivanti dall’high-frequency trading in primis, liquidità di bassa qualità ed il moltiplicarsi di segnali fasulli sul mercato, tendono a far ritenere, agli operatori di Borsa, che il rialzo delle quotazioni abbia componente speculativa e non strutturale. In tal senso, gli eventuali aumenti nella capitalizzazione delle società non vengono ricondotti ad un maggior “valore economico” delle società quotate, come invece segnala un aumento della domanda di titoli. In un tale scenario, pertanto,  il rialzo di Borsa, favorito dal trading ad alta frequenza, avrà effetti contenuti o, secondo taluni, addirittura nulli sul PIL[12].

Viceversa, in un mercato ribassista, l’high-frequency trading può avere effetti sull’economia reale. Infatti, il deterioramento dei valori borsistici di molte società, pur essendo considerato anch’esso dagli operatori di Borsa come speculativo, potrà causare reazioni nell’opinione pubblica che, invece, è normalmente più scettica nei confronti dei rialzi. L’effetto-domino di un ribasso in una Borsa potrebbe svilupparsi attraverso l’incremento di panico ed irrazionalità nell’opinione pubblica (secondo i modelli sopra indicati) ed essere amplificato dall’esistenza di Borse con un alta presenza di titoli di società transnazionali.

In tal senso, è verosimile affermare che la caduta delle Borse e la maggiore volatilità potrebbe suscitare conseguenze avverse sul ciclo economico-finanziario sia del Paese la cui Borsa è stata colpita dai ribassi (amplificati dall’high-frequency trading), sia di tutti i Paesi stranieri dove risiedono le società quotate nella Borsa colpita, le cui capitalizzazioni sono state deteriorate[13].

 

  1. Bolle finanziarie  e  mass-media.

Le notizie finanziarie che influenzano il mercato ed il trading online in genere, spingono le banche ad inviare molteplici aggiornamenti di prezzi al secondo che vengono raccolti dalla piattaforma di trading, permettendo la mediazione. Il trading tossico tratta gli eventi di attualità e provoca un invio multiplo di ordini non appena il mercato si muove a seguito di un comunicato stampa o un evento imprevisto. La rapidità del movimento in acquisto o in vendita non da al broker abbastanza tempo per coprirsi prima che il mercato si muova contro.

E’ evidente, allora, che una analisi delle relazioni tra mass media e comportamento dei trader, può senz’altro aggiungere un ulteriore tassello per la formulazione di una definitiva teoria delle bolle finanziarie. In tale contesto analitico, i toxicordercostituiscono parte, anche se significativa, di una più ampia analisi che vede negli High Frequency Trading dei potenti amplificatori dei notizie più o meno vere, tutte  capaci in astratto di incidere sulla volatilità del mercato.Alla base dell’idea che intendiamo sviluppare c’è il sospetto che le bolle finanziarie si autoalimentino sull’onda mediatica, secondo un meccanismo di “auto-fulfillingprophecies”.

Per profezia che si auto-adempie deve intendersi, secondo la definizione del sociologo statunitense Robert King Merton, in“La profezia che si auto-avvera[14]. Secondo l’autore citato, «una supposizione o profezia che per il solo fatto di essere stata pronunciata, fa realizzare l'avvenimento presunto, aspettato o predetto, confermando in tal modo la propria veridicità» . Nella sostanza si  argomenta che esiste un meccanismo perverso per cui la falsità di un'affermazione non porta a conseguenze altrettanto false, ma ad un avveramento del contrario o, comunque, ha una conseguenza di realizzare altro dal vero.

Si tratta, in pratica, di un rapporto davvero eterogeno tra la causa e l’effetto. Ad esempio, se un uomo crede di non essere all’altezza per un determinato compito, esso stesso tenderà a scovare dei modi che permettano alla sua credenza di avverarsi. L’ipotesi, postula addirittura che anche se si riesce a dominare tale credenza e ottenere qualche successo, comunque l’atteggiamentoinclinerà verso autosvalutazioni, impoverimenti del sé, auto-sabotaggi che, in ultima analisi, gli proveranno la fondatezza della sua convinzione. L'uomo si comporterà e sarà percepito come se fosse non all’altezza del compito con tutte le conseguenze del caso.In un contesto di psicologia sociale, che è quella a cui ci riferiamo quando analizziamo fenomeni che impattano sulle decisioni di investimento, sappiamo che non vi è differenza tra “essere” ed “essere percepito”, per cui è vero non ciò che lo è, ma ciò che viene percepito come tale, le persone reagiscono alla definizione della situazione che essi stessi applicano.

Lo stesso Merton da alla profezia che si auto-avvera una definizione, scomponendola nei suoi di tre elementi essenziali: 1) una convinzione o credenza consapevole o non consapevole; 2) un'aspettativa legata a questa convinzione o credenza; 3) un comportamento che discende da questa convinzione o credenza e che finisce con il confermarla o con l'avere conseguenze reali[15].

Come ben sappiamo gli esperti della persuasione sono ben consapevoli del meccanismo della profezia che si auto-avvera e lo utilizzano con maestria. Una delle strategie più utilizzate è quella della "riprova sociale", secondo cui gli esseri umani sono spinti a compiere dei comportamenti se questi comportamenti sono condivisi da altre persone. È il caso, ad esempio, delle risate preregistrate in televisione che, proposte nel corso di un programma, creano l'umorismo invitando a ridere con gli altri, anche se le risate sono artificiali. L'uso di risate preregistrate induce gli spettatori a ridere più spesso e più a lungo, migliorando l'attrattiva del programma. In termini di profezia che si auto-avvera, definire una situazione divertente produce la conseguenza che la situazione appare effettivamente divertente[16].

Lo stesso principio è adoperato nella vendita dei più svariati prodotti. Sapere che tante persone hanno acquistato una data merce inviterà tanti altri a seguirne l'esempio, al di là della verità dell'affermazione iniziale. In altre parole, non è necessario che il prodotto sia stato effettivamente acquistato da folle di uomini e donne, purché ciò sia creduto vero.

Ma entriamo nel dettaglio, tentando di spiegare come i mass media intervengono nel fenomeno delle bolle finanziarie.

Com’è noto, l’abilità dei mezzi d’informazione nasce dalla considerazione della loro evidente capacità d’interpretare e dare un nome e, dunque, creare gli eventi ed i protagonisti, ovvero, le persone fisiche che incarnano l’evento degno di rilievo mediatico. Tali soggetti, divenuti i personaggi del “boom finanziario”, vivono ed alimentano il proprio business proprio grazie alla rilevanza mediatica che raccoglie la propria impresa. Senza i mass media, è l’idea che intendiamo sviluppare, il tempo si dilaterebbe all’inverosimile e anche le dimensioni del business non potrebbero raggiungere  livelli di profittabilità. 

Ma come riescono i mass media ad intercettare il nuovo business ed a diffonderlo tra il pubblico, coinvolgendolo addirittura nelle scelte di risparmio finanziario? E’ noto che  gli editori di quotidiani o di altri mezzi di diffusione ricorrono a drastiche semplificazioni o approssimazioni (il c.d. fenomeno del mainstreaming)Il processo di semplificazione, tuttavia, non è neutrale e nella mente di chi legge o ascolta si trasforma in un’idea precisa (è ora di vendere quel determinato titolo, è ora di acquistare il più possibile), e spesso poco aderente alla realtà dei fatti[17]. Nei confronti del mercato finanziario tale atteggiamento è molto condizionato dalla propensione individuale nei confronti del rischio che tuttavia viene anestetizzata dal contesto generale di fiducia (o sfiducia ) indotto dal comune sentire.Il processo di semplificazione attuato dai mass media ha dei corollari ben precisi, che sono stati studiati per la televisione, dove al pubblico viene fornito una sorte di “modellino” semplice, definito e facilmente riconoscibile, sia che si tratti di teleromanzi, che di talk-show, che di telegiornali. Così si impongono gli stereotipi, i “personaggi”, gli slogan, le mode. La carta  stampata, ed i nuovi social media, non differirebbero molto nella sostanza, tranne che per una sorta di conformismo amplificato, per cui essi stessi lungi dal produrre mode nuove, fungerebbero in realtà da cassa di risonanza.

La questione, ben nota agli studiosi d’informazione, vale anche per la comunicazione finanziaria? Tale tipo di trasmissione delle informazioni, infatti, è soggetta ad un sistema di regole precise e vigilate da soggetti chiamati istituzionalmente a svolgere tale compito[18].

Vediamo dunque, in primo luogo, le fonti informative a cui possono attingere i mass media e poi ragioniamo sulla successiva semplificazione eventualmente da loro operata. Bene, la forma più  elementare d’informazione proveniente dall’impresa comprende la comunicazione interna e quella esterna, dove la prima  è diretta  in primo luogo agli azionisti  ed ai  prestatori  di  lavoro  ed ha come scopo la  realizzazione  di relazioni  di complementarietà  tra  gli individui più prossimi all’impresa, al fine  di massimizzare l’efficienza  del complesso aziendale.  Il livello di comunicazione interna necessaria permette di operare, in primo luogo, una distinzione tra gli azionisti che detengano un pacchetto che permetta loro di esercitare,  da  soli  o  insieme  ad  altri  soci,  un  influenza  determinante  sulle  decisioni  dell’assemblea e quelli che invece, detengano,  da  soli  o  in  unione  ad  altri  soci,  una  quota  di  minoranza  di  proporzioni  rilevanti  e  si  interessano  alla  vita  societaria.

Si possono, infine,  individuare azionisti che posseggono  solo  una  quota percentuale  irrisoria  delle  azioni  o, che , addirittura, si  disinteressano  alla  vicende  della  società. Anche i prestatori  di  lavoro,  possono  essere classificati in manager e lavoratori subordinati, soggetti quest’ultimi a cui spettano mansioni  esecutive. L’informativa del management   e gli   azionisti   di   comando, in quanto si tratta di figure che hanno il potere di determinare le  strategie  aziendali  e  di  controllarne  la   progressiva  attuazione, presuppone dettagliate  informazioni  circa  il  funzionamento  dell’azienda  e  l’ambiente  in  cui  essa  opera.

Tra i manager alcuni  possono  avere  informazioni  privilegiate  per  il  fatto  di  avere  il  governo  delle  strategie  aziendali  ed  essere  la  fonte  principale  di  informazioni   per  tutti  e  questo  può  creare  una  naturale  asimmetria informativa tra gli azionisti e i manager stessi. Ciò stante, ognuno dei manager elabora in maniera personale le informazioni ricevute, integrandole con altre di cui sia  autonomamente  giunto  in  possesso. Inoltre, per  quanto  concerne  gli  azionisti  non  di comando, essi   possono   avere   bisogni   informativi   assai   differenziati   in base   alla   loro  partecipazione alle vicende societarie, ma in generale sono comunque tutti interessati ad avere  informazioni  sull’operato  di  chi  governa  l’azienda. I lavoratori,  invece,  hanno  esigenza  di  conoscere la situazione economica e finanziaria per richieste riguardanti la  contrattazione collettiva oltre che informazioni attinenti la stabilità dei posti di lavoro e la fedeltà dei datori di lavoro ai contratti siglati. E’ evidente, dunque, come nella comunicazione interna si incrociano gli interessi diversi delle varie categorie di soggetti interessati e che essa, pertanto,  è portatrice di un conflitto informativo, direi connaturale[19].

Con la comunicazione esterna, l’azienda si rivolge al pubblico con notizie e fatti che si propongono di incidere positivamente  sulla risposta attesa  dell’ambiente nei confronti  dell’impresa  stessa[20].  Numerose  sono  le  diverse  categorie  di  stakeholder dell’informativa  esterna  e  comprendono in primo luogo clienti  (interessati  alla qualità  dei  beni  o  servizi    forniti),  i  fornitori   (necessitano   di    informazioni    inerenti    la solvibilità dell’impresa), gli investitori, e le banche ed altri intermediari (finanziatori), nonché le pubbliche autorità. Mentre i finanziatori  necessitano di informazioni per stimare la probabilità che l’impresa rimborsi loro  il capitale e gli  interessi, gli  investitori,  invece,  che  hanno  una  composizione  molto  variegata, hanno attese distinte di conoscenza. In particolare, gli investitori, oltre  che  attuali  detentori di titoli, possono essere azionisti potenziali  dell’impresa  o anche apportatori di capitale a titolo di credito (ad es. detentori attuali e potenziali  di obbligazioni). In definitiva, i vari stakeholder sono portatori di interessi e di  attese  nei  confronti  della  società  solo in parte convergenti.

Come dicevamo, le  informazioni  economico-finanziarie possono essere divulgate dall’azienda per la necessità di rispettare obblighi normativi e regolamentari,  oppure, per  volontà dell’impresa stessa, nel  caso  non siano oggetto dell’informativa obbligatoria. Per obbligo normativo le  imprese  devono comunicare  al  mercato  finanziario  ed  al  pubblico  un minimo  informativo  che consenta  agli  investitori, o più in  generale  agli  stakeholder,  di  avere  notizie  sugli  andamenti societari per poter svolgere i loro giudizi di convenienza.

La comunicazione obbligatoria prevede forme con maggiore consapevolezza di divulgazione dell’informativa, ritenendosi il processo stesso di  diffusione  dell’informativa  importante  per  il  fine  della  pubblica  conoscenza. In altri termini, l’obbligo  informativo  si  ritiene  assolto  nel  momento  in  cui  la  società  rende  disponibili i suoi  dati con le modalità indicate nelle disposizioni normative. Vanno inoltre comunicate al pubblico, le informazioni price sensitive, ovvero, quelle  rappresentate da notizie riguardanti i fatti sociali di una società emittente oppure informazioni di natura macro-economica che, all'atto della diffusione, inducono una modifica nel prezzo dello strumento finanziario .

Le aziende possono , inoltre,  comunicare, in aggiunta a quelle obbligatorie, ulteriori informazioni che costituiscono la c.d. informazione volontaria, che  genera dalla volontà della società  di  differenziarsi  e  farsi  conoscere  meglio  dagli investitori .  Rientrano  tra  queste, per  esempio, il  capitale  intellettuale,  la  notorietà  del   marchio o la credibilità presso la clientela e riguardano,  spesso, aspetti determinanti ai fini competitivi per le aziende (es. un  report che  descriva la  storia aziendale). Generalmente, l’informazione volontaria è libera nella forme  con  le  quali  comunicarla. Tuttavia, non tutta l’informazione volontaria è completamente libera, potendosi avere situazioni che possono essere volontarie nella scelta di  comunicarle o meno, ma vincolate in  merito alle modalità di diffusione  ed  ai principi che ne  disciplinano  i  contenuti.

L’informativa prospettica è uno degli esempi più significativi. Le società, infatti, non  sono  obbligate  a  comunicare  i  dati  futuri  ma se   scelgono  di farlo,  lo  devono   fare   secondo le modalità di diffusione già stabilite.

Gli studi statistici dimostrerebbero una interessante correlazione tra il grado di informazione ed i volumi di negoziazione di strumenti finanziari. In concomitanza dell’aumento di informazione finanziaria sembra aumentare anche la propensione a stime sempre più ottimistiche da parte degli analisti finanziari. In merito,  gli studi della ZacksInvestmentResearch[21] rivelano, infatti, che nelle raccomandazioni degli analisti i giudizi di vendere (sell) sono diminuiti  dal 9%  all’1% nel corso degli anni novanta, mentre i giudizi di comprare (buy) sono relativamente aumentati ed, a parere degli analisti, è il motivo per cui il mercato di borsa reagisce tendenzialmente male alle raccomandazioni di tipo hold, che verrebbero assimilati ai vecchi sell[22].

Le analisi statistiche confermerebbero, altresì, che sulle previsioni di utili distribuiti, sia a lungo termine che a breve termine, esistono conferme di errori sistematici. Infatti, nel primo caso, vengono fornite in genere stime statisticamente  eccedenti gli utili successivamente conseguiti dalle imprese mentre, per gli utili a breve, gli analisti tendono a rivedere al ribasso le loro stime, soprattutto nei giorni immediatamente precedenti gli earningannouncement[23].

Ma questo, secondo alcuni, è ancora una volta un modo di fare pubblicità alle società analizzate. Infatti, si tenta di creare i presupposti per una sorpresa positiva il giorno della pubblicazione dei dati sugli utili, e sembra dimostrato che sono le stesse società a chiedere agli analisti di dare giudizi particolarmente prudenti in quelle occasioni.Non sono pochi, dunque, a sostenere che, in pratica, l’attività degli analisti assomiglia sempre di più a quella dei pubblicitari, e non sono mancate recentemente proposte di includerli professionalmente in questa categoria, facendoli divenire a tutti gli effetti dipendenti delle aziende di cui pubblicizzano i dati[24]. Eclatante, per il mercato italiano, il caso della nota vicenda Parmalat,  dove è dato rilevare come fino all'autunno del 2003 gli analisti che valutavano regolarmente le emissioni del gruppo esprimevano giudizi estremamente positivi sulle prospettive del titolo, pur rilevando le difficoltà della società[25].

E’ evidente dalla descrizione fatta, come anche la comunicazione aziendale e le analisi condotte dagli analisti, nonostante siano irreggimentati nei canali di una robusta previsione normativa, lasciano, tuttavia, non pochi margini d’incertezza, con ampie “zone grigie” che diventano fertili terreni per lo sviluppo di “illazioni” sia sugli ordinari mezzi di comunicazione che anche in quelli più recenti (social media). A poco vale, l’eventuale successivo intervento a smentita, che rischia spesso di avere l’effetto di una conferma dell’inconfessabile.

Altra questione che si preme evidenziare nell’analisi che si sta facendo, è che la logica dei profitti, naturalmente, si estende anche a chi fa informazione. Ciò, precisiamolo subito, non solo ai mass media tradizionali.

Il mass media che “vende” di più diventa anche  quello che riesce a dire cose “credibili” o meglio apprezzate dal pubblico. Adesso, la strada maestra per far girare gli affari nel settore dei media la insegnano le storie degli editori di successo, che origina dalla storia dell’editore librario. Il trucco per una storia di successo è quella di sposare delle teorie che creino in qualche modo un’opinione in cui l’utilizzatore si possa riconoscere .

La chiave per creare una storia, insomma, sembra risolversi nella rispondenza della storia narrata alle seguenti questioni a cui l’editore deve poter, egli stesso per primo, saper rispondere, ovvero immaginare:  la “durata” di vita della storia, cioè per quanto tempo potrà essere “venduta”; come poter comunicare tale storia, senza incappare in troppe contraddizioni; perché il racconto proposto possa risultare “interessante” ed, infine, immaginare come i potenziali compratori interpretino la ragione dell’intervento dell’editore sulla storia. 

Ecco, cosi che, a nostro modo di vedere, stampa e finanza si legano in un intreccio da mille pieghe e risvolti dove non si tacciono inconfessabili interessi che fanno del mercato finanziario, a prescindere dalle sue dimensioni ed apertura ai mercati globali, un mercato eterodiretto da soggetti che controllano il mercato dell’informazione e dei veicoli mediatici usati, partendo dall’invenzione della stampa fino alla diffusione capillare di internet e del social media e che vede oggi nell’automaticità degli ordini di buy ed sell, un sistema ottimale di moltiplicazione dei possibili profitti.

 

Dott. Enea Franza, Responsabile Ufficio Camera Conciliazione ed Arbitrato-Consob.

 

[1]Il mercato dei capitali è quello nel nel quale vengono trattati strumenti di debito o partecipativi (azioni) a medio-lungo termine (ovvero con scadenza superiore a 12 mesi) o a scadenza indeterminata e si distingue dal mercato monetario per via della connotazione temporale, sui primi avvengono le emissioni e le negoziazioni si strumenti a medio/lungo termine, mentre sul secondo avviene il trasferimento di fondi a breve termine. Sono transazioni di mercato dei capitali quelle su azioni (che avvengono generalmente all'interno di mercati regolamentati quali ad esempio il MTA gestito da Borsa Italiana) e su titoli di debito a medio-lungo termine (che possono avvenire su mercati regolamentati, quali MOT ed EuroMot gestiti da Borsa Italiana oppure MTS gestito da MTS Spa, su mercati non regolamentati oppure bilateralmente). Il termine mercato dei capitali è a volte utilizzato in un'accezione più ampia come sinonimo di mercato finanziario.

[2] “L'era del Fintech. La rivoluzione digitale nei servizi finanziari: La rivoluzione digitale nei servizi finanziari”,Roberto Ferrari, FrancoAngeli - 175 pagine; “Boomerang: Perché cent'anni di tecnologia non hanno (ancora) migliorato il mondo”, Nicola Palmarini, EGEA spa - 184 pagine; “Viaggio del benchmark dall'industria alla finanza (Il): America-Giappone, andata e ritorno”, Antonella D'Agostini, EGEA spa - 200 pagine.

[3]“Information Security: 7th International Conference”, ISC 2004, Palo Alto, CA, USA, September 27-29, 2004, Proceedings, Kan Zhang, Springer Science & Business Media, 17 set 2004 - 442 pagine; “La manipolazione del mercato nella disciplina del Market Abuse”, Claudio Melillo,  QBT - Quadrimestrale di Business and Tax - Rivista free on line di Diritto Tributario e della Impresa.

[4] The impact of computer trading on liquidity, price efficiency/discovery and transaction costs, LINTON - O’HARA, 2011.

[5]“High frequency trading. Definition, effects, policy issues”, V. Caivano, S. Ciccarelli, G. Di Stefano, M. Fratini, G. Gasparri, M. Giliberti, N. Linciano, I. Tarola,5 Quaderni Consob, December 2012.

[6]Tuttavia, sebbene, come abbiamo riportato, i software ultra veloci hanno da tempo raggiunto la maggioranza delle contrattazioni negli Stati Uniti ed abbiano raggiunto livelli molto elevati in Europa, 35%, Giappone, 28%, Australia, 20% e Canada 18%, non si può dire lo stesso dei paesi emergenti, il Brasile ha solo il 6% di volumi derivanti da software ultra veloci e dell’Asia, solo 12%.

[7]“Questioni di Economia e Finanza, High Frequency Trading: Una Panoramica, Occasional Papers, Banca D’Italia Euro sistema”, Numero 198, A. Puorro,  Settembre 2013 e “Going private transactions. Perché le società abbandonano la Borsa: Perché le società abbandonano la Borsa”, Alfonso Del Giudice, FrancoAngeli - 172 pagine.

[8] Si definisce algoritmo, in informatica, una sequenza finita di operazioni elementari, eseguibili normalmente da un elaboratore che, a partire da un insieme di dati (input), produce un altro insieme di dati (output) che soddisfano un insieme di requisiti prestabiliti. “Spesso i requisiti vengono distinti in due categorie: i vincoli, ossia requisiti che devono essere soddisfatti in ogni caso, e gli obiettivi, ossia requisiti che devono essere soddisfatti nel miglior modo secondo un qualche criterio specificato”. http://www.treccani.it/enciclopedia/algoritmo/

[9] “Three ExpensiveMilliseconds”, Paul Krugman, OP-ED COLUMNIST, APRIL 13, 2014; “Algoritmi e risparmio: come i software condizionano i prezzi”, A. Gennai, Il Sole 24 Ore, 2012, p. 6.

[10]“Uomini contro macchine in borsa: ecco come nel trading i robot amplificano i crolli dei mercati, creando rischi sistemici. Come nel flash crash del 2010”, E. Marro,  Il Sole 24 Ore, 26 maggio 2013.

[11]“La crisi dei grandi gruppi bancari: dimensione sistemica e aspetti aziendali”, Roberto Bottiglia,  Giuffrè Editore, 2012 - 257 pagine.

[12] “Le vendite forzate e i numeri «impazziti»£, di Morya Longo,  10 Febbraio 2016, Il Sole 24Ore. “Le Loro Crisi, Le Nostre Soluzioni, Suzan George, Edizioni Logos Nuovi Mondi, 2012.

[13]A. Gennai, Algoritmi e risparmio: come i software condizionano i prezzi, op.cit.

[14]in“Teoria e struttura sociale. Vol. 2: Studi sulla struttura sociale e culturale”,Robert K. Merton, Il Mulino, 2000 Pagine: 512 p e “Pragmatica della comunicazione umana”, Paul Watzlawick, J.H. Beavin e D.D. Jackson Roma, Astrolabio Ubaldini, 1971.

[15]Riportiamo l’esempio fatto da Merton: “Un mercoledì mattina del 1932, Cartwright Millingville va a lavorare. Il suo posto è alla Last National Bank ed il suo ufficio è quello del presidente. Egli osserva che gli sportelli delle casse sono particolarmente affollati per essere un mercoledì; tutte quelle persone che fanno depositi sono inconsuete in un giorno della settimana che è lontano da quello in cui si riceve lo stipendio. Millingville spera in cuor suo che tutta quella gente non sia stata licenziata e incomincia il suo compito quotidiano di presidente.  La Last National Bank è un istituto solido e garantito. Tutti lo sanno, dal presidente della banca agli azionisti, a noi. Ma quelle persone che fanno la coda davanti agli sportelli delle casse non lo sanno; anzi, credono che la banca stia fallendo, e che se essi non ritirano al più presto i loro depositi, non rimarrà loro più nulla; e così fanno la fila, aspettando di ritirare i loro risparmi. Fintanto che l'hanno solo creduto e che hanno agito in conseguenza, hanno avuto torto, ma dal momento che vi hanno creduto e hanno agito in conseguenza, hanno conosciuto una verità ignota a Cartwright Millingville, agli azionisti, a noi. Essi conoscono quella realtà perché l'hanno provocata. La loro aspettativa, la loro profezia si è avverata; la banca è fallita”.

[16]“L'effetto Pigmalione. Cos'e' e come funziona la profezia che si auto-avvera”, in Articoli CICAP del 3 marzo 2004 Romolo G. Capuano.

[17]Secondo autori come T.W. Adorno, M. Horkheimer, W. Benjamin, H. Marcuse e J. Habermas, l'analisi sui mass media deve essere condotta all'interno “di quella più ampia sul sistema sociale industriale e postindustriale di cui essi sono parte integrante”. In effetti l'analisi dei mezzi di comunicazione di massa risulta così “.. essere inerente a un aspetto specifico del rapporto individuo-società, vale a dire ai meccanismi di manipolazione della coscienza individuale tramite i quali il sistema capitalistico si impone sulla coscienza individuale. Nel nome del benessere economico l'uomo rinuncia alla propria libertà individuale divenendo facile preda delle mode consumistiche e uniformando il proprio comportamento a quello della massa. Da qui l'affermarsi di fenomeni quali il conformismo e il mimetismo, tipici delle società attuali”. Ciò considerato risulta che la funzione primaria dei mezzi di comunicazione di massa è quella di diffondere i valori del consumo, indicando come desiderabile, bella, necessaria, ma anche artistica, ora questa ora quella merce. In questo modo la società industriale riesce a perpetuare se stessa, creando al contempo negli individui un consenso interiore che ne assicura la fedeltà. Vedi anche, “I Mass-Media attuali fanno propaganda?”, Roberto Di Molfetta, PubMe, 2017;  “Oltre lo stereotipo nei media e nelle società”, Mirella Zecchini,  Armando Editore, 2005 - 176 pagine

[18]“La comunicazione economico-finanziaria e le nuove tecnologie”, Laurenzia Binda, FrancoAngeli - 316 pagine; “XBRL il presente ed il futuro della comunicazione economico-finanziaria”, Andrea Fradeani, Giuffrè Editore, 2009 - 256 pagine; “I siti web e la comunicazione ai mercati finanziari: gli strumenti e gli intermediari”, Alberto Quagli, Claudio Teodori, FrancoAngeli, 2005 - 264 pagine;”Creazione di valore, corporate governance e informativa societaria: scritti in onore di Ferdinando SupertiFurga”, Piero Mella, Dario Velo, Giuffrè Editore, 2007 - 904 pagine

[19]“La comunicazione interna alle imprese e alle organizzazioni. Modalità, linguaggio, circuiti, mezzi offline e online: Modalità, linguaggio, circuiti, mezzi offline e online”, Antonio Foglio, FrancoAngeli - 435 pagine; “La comunicazione interna nell'economia dell'azienda. Evoluzione, teoria, tecnica, Roberto P. Nelli,  Vita e Pensiero, 1994 - 316 pagine.

[20]“La comunicazione economico-finanziaria d’impresa: Finalità, strumenti e comportamenti attuali e teorici in un modello ''ideale'' di comunicazione”, Elisa Giacosa, G Giappichelli Editore, 21 mag 2015 - 256 pagine: “La comunicazione economico-finanziaria degli intermediari finanziari”, S. Branciari, FrancoAngeli, 2004 - 232 pagine.

[21] E’ una società, fondata nel 1977, dedicata a fornire agli investitori professionali i dati finanziari e le analisi necessarie per prendere decisioni speculative migliori per se stesse e per i propri clienti. Zacks  fornisce una vasta gamma di stime di consenso per reddito per azione (EPS). Tuttavia, la società offre anche relazioni di ricerca, riepiloghi di raccomandazioni su vari stock, prezzi delle azioni, grafici e tabelle e una serie di strumenti e dati di investimento. http://www.investopedia.com/terms/z/zacks-investment-research.asp#ixzz4ocB04JZv

[22] A fortiori, per il mercato italiano, si consideri che oltre la metà degli studi monografici diffusi e pervenuti in Consob nel 1998, 1999 e 2000 riportavano consigli di acquisto, mentre solo il 6 per cento circa indicava un consiglio di vendita. Non è perciò casuale che oggetto di studi frequenti siano le società a maggiore capitalizzazione, le neo quotate e quelle coinvolte in operazioni di finanza straordinaria.

[23]L’earningannouncement (annuncio dell'utile) è una dichiarazione pubblica ufficiale della redditività di un'azienda per un periodo di tempo specifico, in genere un trimestre o un anno. Un annuncio di reddito viene generalmente effettuato in una data specifica durante la stagione degli utili e preceduto da stime delle entrate emesse dagli analisti azionari. Quando l'azienda è stata redditizia che conduce all'annuncio, il loro prezzo delle azioni aumenta di solito dopo la pubblicazione delle informazioni.

[24]Relazione conclusiva della Commissione di studio sulla trasparenza delle società quotate del 27 settembre 2002, istituita con decreto del Ministero dell'Economia e delle Finanze del 9 aprile 2002, reperibile sul sito http://www.tesoro.it/Documentazione /Commissione_Studio_trasp_soc_quotate.pdf.

[25]Cfr. Di Castri, «I conflitti di interesse degli analisti finanziari: disciplina statunitense, evoluzione della normativa comunitaria e prospettive nell'ordinamento italiano», in BIS, 2004, pag. 48