GENERATION WHAT: INDAGINE SUI MILLENNIALS.

Autore: On. Vitaliano Gemelli

 

Il monitoring continuo sulle giovani generazioni si è formalizzato in una imponente indagine a livello europeo, che ha coinvolto finora circa 700.000 giovani, il 55% ragazze, dai 16 ai 35 anni, i quali hanno disegnato, con sfumature relative alla cultura di riferimento, un identikit che dovrà orientare la classe politica europea sulla scelte da fare.

Il 75 % dei giovani ritiene che la solidarietà sia connaturata all’uomo come essere sociale e quindi l’accoglienza e il rispetto del diverso sia necessario per costruire una società di pace.

L’ammissione dell’esistenza del fenomeno individualista, lungi dall’essere confuso con l’egoismo che viene condannato, è interpretato come la consapevolezza di essere e affermare se stessi, come momento decisivo dell’evoluzione sociale nella ricerca della compatibilità globale, che garantisce la convivenza pacifica.

In tale contesto i giovani del nord- Europa in maggioranza ritengono che il proprio ruolo sociale dipende prevalentemente dalle proprie capacità; i giovani del sud-Europa, al contrario pensano che il contesto sociale (la famiglia, gli amici) possono contribuire a definire la posizione sociale; in entrambe le posizioni non si riscontra una maggioranza schiacciante, ma dell’ordine del 52 % al 48 %.

In definitiva significa che i giovani vogliono fare da soli, ma se qualcuno li aiuta sono ben lieti di lasciarsi aiutare, nel sentimento nobile della solidarietà.

La dimensione europea è del tutto scontata, come è scontata la dimensione culturale globalizzata, nella quale, però, ciascuno porta i propri Valori di riferimento, ai quali non si è disposti a rinunciare, perché essi definiscono il dato caratterizzante della società, che si condivide e si vuole trasmettere ad angolo giro.

L’indagine definisce anche la responsabilità massima che i giovani hanno per nel loro impegno nella società e in modo esemplare indicano la strada a molti adulti che l’hanno smarrita, inebriati dal consumismo sfrenato e dalla frenesia dell’apparire oltre il proprio status sociale.

Consapevole che 700.000 giovani non sono tutti i giovani europei sui 450 milioni di cittadini, ritengo che costituiscono un campione oltremodo valido a definire la nostra gioventù come espressione esaltante della nostra cultura di riferimento.

Questo comunque non ci assolve dagli errori compiuti nel tempo di trapasso del millennio, quando abbiamo pensato di governare la globalizzazione con gli stessi apparati degli Stati nazionali, inadeguati già a governare l’Unione Europea.

La globalizzazione è come una auto di formula uno che pretendiamo di guidare come una utilitaria; la globalizzazione richiede strumenti adeguati, mentre ancora riteniamo che gli Stati possano essere in grado di piegare al proprio volere le strutture multinazionali, con una miopia parossistica quanto velleitaria.

Mentre con la globalizzazione si è realizzato un sistema giuridico-economico internazionale per regolamentare i rapporti privati, non altrettanto di è fatto a livello pubblico; nel sistema interbancario le successive regolamentazioni di Basilea non hanno risolto un equivoco di fondo delle banche tra la tutela del risparmio e la necessità dell’investimento con una divisione netta dei due comparti.

In Unione Europea si è consentito che Londra sia una piazza finanziaria globale, che l’Olanda sia lo Stato vantaggioso per le multinazionali, quindi vanificando il principio e la tendenza unitaria per le resistenze ad unificare il sistema fiscale, che avrebbe consentito la univalenza del territorio europeo.

I giovani hanno chiaramente detto che il patrimonio culturale di ciascun Paese è irrinunciabile, ma non può condizionare l’evoluzione della società, che deve continuare coordinando il momento nazionale nel più generale e importante momento europeo, espressione parziale di una cultura occidentale, di cui fanno parte le Americhe e , in parte la cultura africana e, in minor misura, quella asiatica.

Nel contesto attuale si vede un gran proliferare di populismi, di razzismi, in ogni parte del mondo e la situazione del Medio Oriente contribuisce ad alimentare il clima di terrore nelle società civili.

I giovani, tutti i giovani, anche quelli medio-orientali, nord-africani e africani hanno lo stesso sentire dei giovani europei e lo manifestano nei loro Paesi nelle forme loro consentite, tranne alcune migliaia radicalizzati dalle centrali del terrore. Alcune migliaia, però, non potranno fermare l’ansia di centinaia di milioni di giovani che lavorano per l’evoluzione, il progresso, la pace e la Vita, perché è innaturale che l’individuo ami la guerra, l’indigenza, la precarietà e la morte.

Alla luce di tali fatti si impone una rifondazione dell’Unione Europea, chiamando a raccolta tutte le espressioni popolari, liberali e socialiste presenti nel popolo europeo e nelle Istituzioni.

Sarebbe necessario eleggere una Costituente Europea a suffragio universale con il potere di revisionare i Trattati e scrivere un Atto Federale da sottoporre a referendum confermativo, superando la prassi intergovernativa che tanti danni ha causato negli ultimi quindici anni.

Abbiamo il dovere di rispondere ai giovani europei con atti concreti diversi da quelli finora concepiti, che hanno creato disoccupazione, povertà e insicurezza e non hanno adottato gli strumenti per aiutare i Paesi che avevano bisogno, evitando l’esodo biblico di tante popolazioni, che cercano la sopravvivenza, fuggendo dalla guerra o dalla fame.

Non bastano più gli appelli, le condanne, i summit, la contrizione ostentata in televisione o la sicumera improvvida di ministri superficiali, quanto irresponsabili; è necessario prendere atto definitivamente, anche se con ritardo che il XX secolo, il secolo breve, il secolo delle guerre e delle ideologie è finito ed è iniziato un secolo che dovrà vedere tutti e tutti insieme costruire la convivenza civile, la Pace per difendere la Vita di sette miliardi di persone.

 

On. Vitaliano Gemelli, Presidente Unione Nazionale per la lotta contro l'Analfabetismo (UNLA).