ALCUNE DOMANDE SULL’ISIS CHE DOVREBBE PORSI L’UNIONE EUROPEA, NELLA SUA INSICUREZZA.

Autore: Claudio De Rose, Direttore Responsabile.

 

Dopo l’orrore dei fatti di Parigi e successivi tragici eventi, l’Unione Europea si appresta a varare un piano di sicurezza, che, se fosse proprio quello preannunciato dai media, susciterebbe non poche perplessità sul piano dei diritti umani e delle libertà fondamentali, oggetto di tutela della Convenzione di Roma del 4 novembre 1950, recepita dalla UE nel Trattato di Lisbona: una Convenzione che da 65 anni è posta al centro del pensiero democratico e della cultura giuridico- sociale dell’Europa, ed è presidiata dalle esemplari pronunce della Corte di Strasburgo.

Ma anche a voler tacere di questo e del sibilllino intento di controllare il Web, cioè un oceano, in ogni caso il piano di sicurezza,almeno come è stato presentato, non sembra rispondere o solo marginalmente risponde alle seguenti domande sull’ISIS:

  • Come è possibile che non si riesca ancora ad accertare – e bloccare - chi fornisce all’ISIS le armi, le munizioni, i camion militari, gli addestratori delle sue milizie, gli esperti e gli strumenti per le sue strategie militari e terroristiche su vasta scala, oltre che per i servizi di intelligence, di cui palesemente l’ISIS è fornito? L’Interpol, l’Europol ed i Servizi segreti dei vari Paesi non ne sono capaci? O si occupano di altro?
  • Come si spiega che nessuno si premuri di accertare- e bloccare - chi fornisce all’ISIS, certamente all’ingrosso e certamente dall’esterno, le vettovaglie, il vestiario, i farmaci, i presidi sanitari e gli altri beni d’uso e di consumo per le sue milizie?
  • E’possibile che nessuno sappia come l’ISIS abbia organizzato il governo dei territori occupati e come provveda alla loro amministrazione - anche sotto il profilo di assicurare alle popolazioni cibo, vestiario ed altri beni d’uso e di consumo - e con quali soggetti esterni intrattenga, a tal fine, rapporti commerciali e finanziari?
  • Poiché è da escludere che gli armamenti e tutto il resto siano prodotti e gestiti in modo autarchico dall’ISIS e senza alcuna complicità esterna, c’è da chiedersi come mai non si sia ancora pensato, a livello internazionale, europeo o di NATO, ad una sorta di “embargo”, diffidando con pene severissime i produttori, i fornitori, i trafficanti, i trasportatori, i professionisti e gli esperti esterni a non intrattenere rapporti di alcun tipo con l’ineffabile Califfato?
  • E’ mai possibile che nessuno abbia sin qui accertato come l’ISIS  si sia procurato i capitali iniziali per le sue attività e chi è che gli consente di incrementarli,  acquistando il petrolio di cui il Califfato si è impossessato o i preziosi rottami delle opere d’arte e dei monumenti, che i miliziani si divertono a fare a pezzi,da vendere al miglior offerente?
  • Come si spiega che nessuno sappia (ovvero colpevolmente si taccia al riguardo) di quali percorsi bancari e di quali prestanome l’IS si avvale per incassare, custodire, spendere e investire l’ingentissimo denaro di cui certamente è in possesso? E in quale valuta opera preferibilmente? E perché?
  • Come è possibile che nessuna Banca e nessuna Borsa presente sui mercati internazionali abbia notizie al riguardo e come mai non si è sinora pensato di interpellarle, ovvero, se l’interpello vi è stato, perché non sono state rese note le risposte e non sono state adottate idonee misure di salvaguardia per bloccare i flussi finanziari del terrorismo?
  • E che ne sanno e che ne dicono i sapientoni del rating, del Fondo Monetario Internazionale e delle più potenti Banche centrali, ivi comprese la Banca Centrale Europea e la Federal Bank? Non ci vengano a raccontare che l’ISIS si avvale di rozzi “spalloni” che varcano le frontiere con sulle spalle sacchi di denaro liquido.
  • E’, a dir poco, singolare che quattro gruppi di persone armate fino ai denti (e qualcuna di esse addirittura vestita inequivocabilmente da miliziani dell’ISIS, stando a quanto riferito da alcuni scampati agli eccidi) abbiano potuto tranquillamente scavalcare frontiere, arrivare a Parigi, scorazzare per le sue strade ed avvicinarsi ai loro bersagli del tutto all’insaputa dei servizi di intelligence internazionali e francesi, e senza che alcun poliziotto francese se ne accorgesse.
  • Tutto questo a pochi mesi dall’attentato a Charlie, e mentre i malcapitati passeggeri dei voli aerei ed i loro bagagli vengono da anni assoggettati a controlli minuziosi, spesso oziosi, ma pur sempre umilianti per le persone e costosissimi per la Pubblica Amministrazione. Come si spiega anche quest’ultimo aspetto, che a quanto pare, l’UE si appresterebbe a peggiorare addirittura schedando i passeggeri?
  • Ed infine, l’ISIS si professa seguace integrale dell’ISLAM, ma come mai arruola anche mercenari non mussulmani? Si accontenta, forse, di conversioni improvvisate e di comodo?

Soddisfare le curiosità che precedono è, a questo punto, urgente e doveroso nei confronti di chi è morto, anche a causa di tanti colpevoli silenzi. Ciò non basterebbe, forse, a bloccare del tutto l’ISIS, ma  gli creerebbe parecchie difficoltà e le creerebbe anche a chi, consapevolmente e per un tornaconto forse non soltanto economico (e tutto da scoprire), lo aiuta ad uccidere.