RELAZIONE DEL RETTORE PROF. PAOLO M. REALE ALL’APERTURA DEL CONVEGNO ANNUALE SUI LICEI CLASSICI EUROPEI ROMA, CONVITTO NAZIONALE  VITTORIO EMANUELE II  24 – 27 MARZO 2015

 

Oggi inauguriamo ufficialmente il XV convegno degli studenti del Liceo Classico Europeo. Non si tratta di autocelebrazione ma una necessità. Ogni anno le delegazioni delle diverse istituzioni educative si riuniscono e questo fatto ha molteplici valenze formative e pedagogiche. Ci si sperimenta accoglienti e accolti negli spazi propri e caratteristici dei Convitti e degli Educandati. Luoghi insoliti e ignoti ai più ma che offrono possibilità uniche e irripetibili: non per l’ampiezza degli spazi, o almeno non solo, ma per l’unicità delle esperienze che vi si vivono. Infatti solo nella dimensione convittuale e semiconvittuale è pensabile realizzare percorsi scolastici così particolari e qualificanti; solo dove il tempo è lungo e dove interagiscono attori diversi ma ognuno con uno specifico ruolo, si possono ideare ed esperire progetti formativi tanto innovativi quanto efficaci. E che siano efficaci lo attestano gli straordinari percorsi di vita di tanti ex – alunni che in Italia e all’estero si sono impegnati negli ambiti più diversi, nei percorsi professionali più disparati a conferma della poliedricità della proposta del Liceo Classico Europeo e della sua “vocazione” a stanare, mi si perdoni il termine, i talenti e le potenzialità più reconditi di ciascuno.

Ma l’Europa, motivo ispiratore del vostro liceo, ha ancora un senso?

Che l’Europa si trovi in mezzo a un guado è un dato di fatto. Da un lato, volgendosi indietro, sono innegabili i progressi compiuti. Dall’altro alcune politiche magari non proprio lungimiranti hanno messo in dubbio la portata culturale e strutturale dell’Unione Europea che, insieme alla crisi economica globale degli ultimissimi anni, hanno dato la stura a programmi antieuropeisti che caratterizzano il programma di alcune forze politiche che siedono oggi al parlamento di Bruxelles.

Ma i padri dell’Europa non avevano previsto di iniziare dall’unione monetaria, ma di costruire prima quella politica, che è culturale. Ma qualcuno ha invertito i fattori, creando un deficit di politica intesa nel senso più nobile del termine.   Manca ancora uno stretto rapporto tra popolo sovrano e parlamento europeo; una discussione allargata su giustizia e magistratura; Nessuno dei tre poteri nati con Montesquieu e la Rivoluzione francese può dirsi realmente completato.

In questa crisi spesso mi torna in mente la riflessione di Toynbee sulla fine delle civiltà e sull’Europa. Lo storico inglese immagina gli europei simili ai greci delle polis di fronte all’ascesa dell’impero macedone e poi romano e ai cittadini degli staterelli italiani del Rinascimento di fronte al consolidamento dei primi Stati moderni europei. La nostra scelta, oggi, è oltremodo semplice: unirsi o perire. Due grandi civiltà europee sono state vittime di questa scelta: i greci scelsero di continuare a sentirsi ateniesi e spartani, li italiani fiorentini, milanesi, veneziani, romani… Oggi, in piena globalizzazione abbiamo la possibilità di scegliere  se vivere come europei o morire come italiani, spagnoli, greci, insomma, con il nostro Stato nazionale.

Peggio: molti sembrano considerare l’Europa solo un’espressione geografica, come risposero i suoi contemporanei a Machiavelli quando sosteneva la necessità dell’unità d’Italia. Da quella risposta derivarono secoli di declino, irrilevanza e dominio straniero.

A questo dato strutturale si aggiungono le crisi contingenti, come il rischio Grecia, la guerra in Ucraina, le azioni terroristiche, il Medio Oriente e il Nord Africa in fiamme. Se non uniti, come Europei, sarò difficile sperare di affrontare e vincere queste sfide.

L’Europa assiste a una dinamica sociale e politica simile a quella post-1929 che ha portato a più sistemi totalitari: crisi economica endemica di cui non si comprendono bene le cause e soprattutto le vie d’uscita; perdita di speranza e di senso del futuro; ricerca di capri espiatori e aumento di xenofobia, antisemitismo e sfiducia nella politica; pulsioni alla chiusura sociale; emergere o consolidamento di forze politiche populiste e anti-sistema che cavalcano le paure e promettono ricette tanto semplici quanto fallaci.

In questo quadro oggi parliamo di Europa ed educazione, riflettendo sugli assi portanti del Liceo Classico Europeo, con il distacco necessario che permette la riflessione più efficace ma con l’entusiasmo che é alla base del nostro lavoro. E anche qui   un altro riferimento storico: nella sua autobiografia “Io, Ulisse” Altiero Spinelli ricorda che alla liberazione gli altri confinati tornavano alle loro forze politiche e venivano accolti come eroi. Al contrario, Spinelli, la sua forza politica dovette fondarsela da sé poiché poteva contare solo su se stesso, su un manifesto, e pochi amici che aspettavano di essere guidati da lui. E’, paradossalmente, il riconoscimento di un’inadeguatezza di fronte ad un compito enorme, unita però alla volontà di non lasciare nulla di intentato.  Per quanto piccolo, debole, inadeguato, quasi sconosciuto,  quel Movimento è ancora in grado di offrire una volontà e un modo di vivere alla civiltà europea moderna.

Ma il cuore pulsante della civiltà europea batte ovunque esistano energie morali di europei disposti a unirsi per salvare la loro civiltà ed i loro valori. Perché, più semplicemente, i diritti umani, il no alla pena di morte, un modello sociale solidale, una società aperta e tollerante sono la prova che la creazione di istituzioni comuni sovranazionali hanno bandito la guerra tra gli Stati membri e che rappresentano conquiste che meritano di sopravvivere e per cui vale la pena di impegnarsi. E di studiare.

L’attualità di questi motivi ideali è alla base della filosofia ispiratrice del LCE: un percorso di studi in grado di far conoscere la cultura, le lingue e la storia europea, valorizzare le positività di tutti gli aspetti, le cui sintesi dovevano costituire un ampio patrimonio culturale comune e preparare così i quadri dirigenti della futura Europa, secondo i principi declinati dalla costituenda Unione Europea. L'attualità di questi motivi ispiratori è evidente ancora oggi in base all'analisi geopolitica appena accennata e continuano a trovare giustificazioni negli obiettivi del documento 2020.

Dunque ci si riunisce ancora una volta, a circa venti anni dall’attivazione del Liceo classico europeo, unica sperimentazione sopravvissuta alla Riforma Gelmini del 2010.  Un indirizzo di studi che gli ideatori hanno voluto nel solco della licealità e, dunque, avendo chiaro l’obiettivo dell’autonomia degli studenti e della sintesi tra cultura scientifica e umanistica, la valorizzazione di un patrimonio culturale comune teso alla preparazione dei quadri dirigenti di un’Europa rigorosamente unita.

Nel solco della più felice e autorevole tradizione scolastica italiana il Liceo  si presenta come somma, e non come sintesi, tra l’indirizzo classico, per lo studio delle lingue e letterature classiche; quello scientifico, per il congruo numero di ore riservato allo studio della Matematica, della Fisica e delle Scienze (non diversamente da quanto accade dal Liceo Scientifico anche di nuovo ordinamento) e quello linguistico, con lo studio di due lingue europee e di altrettante materie veicolate in queste due lingue.

Un Liceo la cui particolare modalità di approccio al mondo greco- latino risiede nello studio delle lingue e letterature classiche, alla base della civiltà europea, in maniera comparativa: quasi una sedimentazione dello spirito di due popoli e di un’unica civiltà. Già Plutarco l’aveva individuato nelle Vite Parallele, dove, affiancando una personalità greca a una latina, voleva dimostrare che le due civiltà si integravano reciprocamente nell’impero romano.  

E come le cose buone che non passano di moda, il L.C.E. non solo è oggi più vivo che mai ma sembra proprio che alcune parti della riforma della scuola in discussione in questi giorni siano state pensate prendendo a modello la sua struttura e quella dei convitti che lo ospitano.

L’insieme di procedure, metodi e suggerimenti per aprire le scuole in orario extrascolastico sembra basarsi su buone pratiche che i convitti hanno da sempre seguito e di cui il Liceo Classico Europeo è uno degli esempi più significativi.

Una scuola aperta il pomeriggio e agli esterni rappresenta l’avamposto di una società dinamica, in cui trovare spazi d’incontro, concreto supporto alle famiglie e un ambiente conciliante per gli studenti. Aprire le scuole oltre l’orario scolastico è possibile, ma spesso molto difficile a causa di incertezze giuridiche, condivisioni di responsabilità non chiare, giustificate esitazioni organizzative.

I convitti potrebbero rappresentare, dunque, per le altre scuole un modello da studiare, un esempio da seguire ed appare evidente la necessità di superare quello stato di incertezza normativa dovuta alla deroga del decreto Gelmini, necessario per portare a sistema questo corso di studi.

Pertanto a voi studenti abbiamo proposto quattro ideali percorsi di riflessione in cui si intrecciano la conoscenza, l’esperienza, il vissuto, il futuro.

Gli ambiti di lavoro proposti per questi giorni sono stati articolati pensando ad un’ideale navigazione dal macro al micro ma non in termini di valore.

In particolare:

il primo ambito è la Strategia 2020. Il Liceo Classico Europeo e il decalogo della Commissione Junker. Dunque il contesto europeo alla luce della strategia di Lisbona del 2010 (che aveva individuato le così dette iniziative faro per il decennio successivo), delle ultime elezioni e della prima Commissione designata dal Parlamento europeo, presieduta, appunto, dall’ex premier lussemburghese Junker;

il secondo ambito di lavoro è legato alle novità dello scenario  italiano e quindi la prospettiva dell’ Alternanza scuola- lavoro così come spesso proposta e ora punto cardine della “buona scuola”;

il terzo punto è l’analisi dei sistemi educativi europei non libresca o manualistica, ma scaturita dal vissuto, alla luce delle esperienze caratterizzanti gli scambi.

l’ultima area di riflessione sarà quella legata alla vostra personale declinazione dell’esperienza del Liceo Classico Europeo e dunque esperienze, sogni e aspettative.

Vi suddividerete quindi e indagherete nei workshops facendo in modo che dal confronto emergano gli elementi irrinunciabili di convergenza, privilegiando ciò che unisce sempre nel rispetto dell’alterità di cui ciascuno è portatore. Infatti non vanno valorizzate le diversità, perché questo ci alienerebbe, ma le differenze, quelle inevitabili perché identitarie ma che possono e devono coesistere. Come, ce lo dimostrerete voi.